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Medicina
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Luca De Ponti consiglia di non fare mai autodiagnosi, di non correre sopra al dolore, di non seguire cure di moda, o consigli dell’amico.

Di seguito le 10 cose da non fare nel caso di infortuni:

 

  1. L’autodiagnosi

È l’errore più frequente, nel caso di infortuni è la difficoltà di inquadrare il problema.
Pensiamo ad esempio al ginocchio, dove, nella medesima sede anatomica (ovvero un dolore in quel punto), il guaio potrebbe riguardare le strutture legamentose, quelle meniscali o quelle cartilaginee, con possibili terapie del tutto diverse. Sempre meglio rivolgersi ad un medico che ha a disposizione l’opportunità di eseguire particolari manovre che sono utili per una diagnosi differenziale, la possibilità di prescrivere esami per inquadrare meglio la patologia.
Bene quindi leggere, informarsi, cercare di capire, anche se poi è meglio che sia un professionista a decidere per voi.

  1. La cura di grido

Le terapie fisiche hanno precise basi scientifiche e non possono essere adottate in modo indiscriminato seguendo un “fattore moda”. Ricordiamo che tali trattamenti possono collaborare solo in parte con i normali processi fisiologici che portano alla guarigione e che solo quando sono solidali con essi possono dare un valido contributo: interferire con i tempi dettati dalla natura vuol dire una guarigione più lenta.

  1. Correrci sopra

Nel tempo si affina la sensibilità per capire le differenze tra i piccoli fastidi da sovraccarico e le infiammazioni. Bisogna allora comprendere quando la corsa costituisce un elemento in più per autoalimentare un’infiammazione in atto e non un esercizio defaticante.

Un consiglio: se dopo circa 10-15’ di attività i fastidi tendono a passare vuol dire che è stato sufficiente il riscaldamento per rimettere in moto l’organismo; se, invece, con la corsa iniziale i dolori aumentano meglio fermarsi per qualche giorno.

Insistere testardamente può portare alla cronicizzazione di numerose forme infiammatorie, allontanando la guarigione.

  1. Scarpe sotto processo

Capita spesso di avere problemi di adattamento al cambio delle scarpe: usandole le modelliamo in relazione al nostro modo di correre. Le calzature moderne hanno una qualità media molto elevata e quindi riteniamo inutile continuare a cambiarle per tentare di risolvere una patologia in atto.

  1. “Mai avuto problemi”

Già, mai avuto niente in tanti anni e perché ora un guaio che non concede tregua?

La risposta è che il tempo passa e le strutture che lavorano sono sempre quelle ma con un minimo di ricambio biologico, dunque: usura dei tessuti. Inoltre, possono esserci alterazioni di tipo metabolico, per l’alimentazione, o un cambio del tipo di allenamento sia per la qualità sia per la quantità.

  1. Un antinfiammatorio e via!

Questi farmaci possono essere utili occasionalmente, per contenere situazioni infiammatorie quando sono eccessive o dolorose, ma non dobbiamo dimenticare che la guarigione passa inevitabilmente attraverso i processi infiammatori e screditarli non è saggio. Affrettare i tempi di recupero abusando di medicinali può essere motivo di ricadute.

Un farmaco che agisce contro l’infiammazione non è curativo, ma può solo contrastare alcuni sintomi fastidiosi.

  1. Il passo più lungo della gamba

La guarigione si conquista passo dopo passo, mai dall’oggi al domani e ogni ripresa dell’attività va gestita con oculatezza, senza esagerare, creando le premesse per un adattamento graduale a sopportare il carico.

Va bene programmare l’allenamento ma è anche opportuno ascoltare le reazioni del proprio corpo ed essere disponibili a modificare con elasticità i piani di ripresa. Più tempo si è rimasti fermi, maggiore è la possibilità di incontrare difficoltà.

  1. I consigli dell’amico

Il compagno di allenamento ha grande esperienza di tabelle, di ritmi gara e di infortuni, dei suoi infortuni. I suoi suggerimenti potrebbero essere validi, ma anche azzardati, quindi, è meglio chiedere consiglio sui dottori frequentati invece che sulle terapie eseguite e sulla loro efficacia.

  1. Decidere da soli quando riprendere

Il periodo di stop in relazione al tipo di patologia o infiammazione dovrebbe essere stabilito dal medico, ma non è sempre così e uno degli atteggiamenti più frequenti è quello di provare, ascoltando le reazioni del corpo. Questo succede soprattutto quando il problema emerge solo correndo: in questi casi non è opportuno insistere più di tanto, tenendo conto che la riaccensione della sintomatologia dolorosa può manifestarsi a freddo, una volta ultimato l’esercizio. In generale possiamo affermare che se l’ordine di grandezza per riprendere dopo infortuni muscolari sono le settimane, per quelli di tipo tendineo sono i mesi.

  1. Ricominciare andando piano

È vero, un’andatura lenta può servire come verifica ed eventuale lasciapassare per ritmi più elevati ma, alla ripresa, è più importante correre bene invece che piano. Per bene intendo una corsa molto controllata e tecnica (quindi con un miglior utilizzo della muscolatura), anche a costo di un dispendio energetico maggiore.
Allungare eccessivamente i tempi di appoggio non è sempre strategico ai fini di una valida ripresa.

 

Estratto dall’articolo “COSA NON DEVI FARE – I 10 sbagli più frequenti del principiante” presente sul numero Triathlete 242 – mese di marzo di Luca De Ponti