Muta da triathlon, amica fedele

Muta da triathlon, amica fedele

31 Marzo, 2022

Importante alleata della prima frazione, la muta da triathlon è senza dubbio la migliore amica del triathleta. Soprattutto per i neofiti del nuoto.

La muta da triathlon è stata studiata per l’uso in acque libere (mare o lago) e la sua caratteristica principale è lo spessore diversificato del materiale di cui risulta composta, il neoprene.

Il neoprene è maggiore sugli arti inferiori e il tronco per un migliore galleggiamento e una migliore protezione nei confronti del freddo, mentre è minore sulle spalle e sugli arti superiori per favorire la mobilità articolare. E sta proprio nel galleggiamento il vantaggio fondamentale che viene dall’utilizzo della muta, ma i benefici che essa comporta sono ben di più.

Il vantaggio in galleggiamento

Il migliore galleggiamento induce una minore resistenza all’avanzamento (una riduzione del drag attivo), favorendo un aumento della velocità di nuotata. Galleggiare meglio, poi, aiuta anche la tecnica di nuotata, che risulta più produttiva. Si ha così una riduzione del costo energetico dovuto all’avanzamento del corpo in acqua.

In particolare, è il neofita del nuoto che trae maggiori vantaggi dalla muta da triathlon. Questo accessorio gli permette, a parità di chilometraggio, di ridurre il gap con gli altri nuotatori. A patto però di usarla anche in allenamento, soprattutto per abituarsi e adattarsi al diverso assetto in acqua rispetto al nuoto con il body, evitando di perdere sensibilità. I muscoli più sollecitati in questo caso sono quelli della spalla che, se particolarmente affaticati, potrebbero incappare in scadimeti prestativi. Quelli più coinvolti sono, nella parte anteriore, deltoide e trapezio e, nella parte posteriore, sovraspinato, sottospinato e piccolo rotondo. Diventa, quindi, fondamentale allenare in modo adeguato sia la muscolatura agonista che antagonista della spalla.

Allenamento con la muta da triathlon

Sarà utile indossare la muta da triathlon in allenamento per distanze lunghe (1.000-1.500), nuotando in continuo (senza pausa), proprio per abituarsi a resistere a eventuali dolori da sovraffaticamento, senza ridurre troppo la velocità.

La maggior parte dell’allenamento andrebbe svolto senza l’aiuto della muta, questo per un semplice motivo legato alla fisiologia dell’esercizio: si devono raggiungere gli obiettivi prestativi suggeriti dall’allenatore senza alcun tipo di ausilio didattico.

LEGGI ANCHE: Triathlon, consigli per chi comincia

(Foto Credit: ITU)

Articoli correlati

Fedeli alla propriocezione

18 Gennaio, 2023

Propriocezione, mai dimenticarsene. Troppo spesso la rieducazione funzionale di articolazioni lese ricerca solo il recupero della mobilità articolare e del tono muscolare senza dare il giusto peso alla propriocezione.

Traumi da impatto nella corsa: non asfaltiamoci troppo

05 Gennaio, 2023

Insieme al Dott. Luca De Ponti analizziamo le principali cause dei traumi da impatto generati dalla corsa. Tra asfalto e prato cosa scegliere? Meglio lo sterrato: meno traumatico anche se meno prestativo Quante volte, reduci da qualche acciacco, ci siamo sentiti consigliare di riprendere a correre sul prato a un’andatura modesta? È capitato a molti […]

Triathlon e cross: il fango e i suoi vantaggi

03 Gennaio, 2023

Nell’ambito della preparazione invernale di uno specialista di triathlon, non c’è dubbio che la disciplina del cross sia un ottimo banco di prova per testare i diversi aspetti relativi alla crescita fisiologica, tecnica, muscolare e agonistica dell’atleta. Proviamo ad analizzarli uno alla volta con Giorgio Rondelli

I 10 lavori fondamentali del triatleta in inverno

19 Dicembre, 2022

È il momento della costruzione generale: in questa fase della preparazione è necessario porre le basi dell’intera stagione agonistica. Ecco, secondo le indicazioni di Andrea Gabba, i 10 lavori fondamentali del triatleta in inverno. Nella programmazione della stagione di triathlon i mesi invernali coincidono mediamente con il periodo di costruzione generale. In questa fase della […]