Corsa e triathlon: 8 cose che devi sapere

Corsa e triathlon: 8 cose che devi sapere

22 Marzo, 2022

Sfatiamo i luoghi comuni legati a corsa e triathlon. Nello sport, come nella vita, si hanno convinzioni che, a volte, si rivelano errate.

Abbiamo scelto otto situazioni classiche, spaziando un po’ in tutti i campi, dalla teoria dell’allenamento all’alimentazione, al riscaldamento, alla distribuzione delle energie in gara. Vediamo di entrare nei particolari che legano corsa e triathlon.

1. Corsa e triathlon: il potenziamento muscolare

È uno dei cavalli di battaglia della preparazione invernale. Parlando di atleti che fanno distanze abbastanza lunghe,  può valere il concetto che più sono forte, meglio vado? Certo che no! Se forzerò troppo la preparazione sullo sviluppo della forza, andrò fatalmente a perdere in agilità ed elasticità; cambierò anche il mio metabolismo  muscolare, abituando i miei muscoli a utilizzare sempre e comunque gli zuccheri, quindi la cosiddetta benzina  pregiata, anche a un basso regime di giri, aumentando in negativo il costo energetico della corsa. Quindi sì al  potenziamento, ma purché sia specifico per la distanza che si deve correre.

2. Più corro più perdo velocità

Non è assolutamente vero. O meglio, sarà vero solo se parallelamente non si fanno i vari tipi di esercitazioni  elastiche o del potenziamento mirato, oltre alla tecnica di corsa, soprattutto mirando a gestire al meglio i concetti di  ampiezza e frequenza del passo. A parte queste precisazioni, spesso avviene esattamente il contrario, e cioè: più  chilometri vengono fatti durante la stagione invernale, maggiore sarà la base organica e muscolare su cui si  potranno sviluppare i vari lavori lattacidi durante la successiva primavera-estate.

L’esempio più calzante è quello di  Francesco Arese, ex presidente della Fidal. Nel 1971, l’anno in cui vinse a Helsinki il titolo europeo sui 1.500 m,  durante l’inverno, arrivò in diverse occasioni a correre anche 35/40 km al giorno insieme ai maratoneti, poi, durante  la successiva stagione in pista, prima fece il record nazionale sui 10.000, poi quello sui 5.000 e sui 3.000, infine il record dei 1.500 e il suo primato personale (1.46.60) sugli 800 m. Il concetto base rimane quello di saper inserire i  lavori giusti nel momento più adatto.

3. Troppo stretching prima delle gare fa male

Non è assolutamente detto, anche se secondo recenti ricerche, alcuni studiosi asseriscono che un muscolo,  quanta maggior fatica fa ad allungarsi tanta più energia è in grado di sprigionare in seguito. Da un punto di vista  teorico il ragionamento potrebbe stare in piedi, in realtà i relativi rischi di infortuni muscolari sono troppo elevati per  prendere alla lettera questa tesi, senza tralasciare la maggiore economia del gesto tecnico e relativo minore  consumo energetico. Certamente il tipo e la durata del riscaldamento variano da atleta ad atleta e da distanza a  distanza.

[Leggi anche: L’importanza dello stretching, quale e quando]

4. Corsa e triathlon: sudare molto fa dimagrire

Anche se oramai al riguardo tutti dovrebbero avere le idee chiare, è bene ribadire che abbondanti sudate, magari  anche frutto del correre fin troppo coperti, porta a un dimagrimento fittizio, perché non avviene a spese della  massa grassa corporea sottocutanea, ma solamente per laperdita di sali minerali, di acqua e del glicogeno  muscolare. Tutte sostanze che debbono essere assolutamente reintegrate nelle ore successive all’allenamento.

5. La carne dà più energie per la gara successiva

Falso. Non sono certo le proteine a fornire il combustibile necessario ai muscoli per la prestazione, bensì gli  zuccheri, vedi la pasta, il pane, il riso e le marmellate in genere. Il menù ideale per il pasto pre-gara, indicato dai vari  esperti del settore, prevede un piatto di pasta, patate bollite e una crostata di marmellata.

6. Più carboidrati la sera prima della maratona e meglio andrò in gara

Falso. Potrò aumentare la percentuale di carboidrati da ingerire sino a circa un 20% in più rispetto al solito, ma non oltre, altrimenti in gara prevarrà un senso di appesantimento generale.

[Leggi anche: Cosa mangiare la sera prima della maratona]

7. Si fa più fatica in salita che in discesa

È tutto relativo. Detto così sembra l’uovo di Colombo. Logico che fare un lavoro muscolare, cioè applicare una forza  per effettuare uno spostamento, come per correre in salita invece che in discesa, sia molto più faticoso, in termini  energetici. In realtà, la corsa in discesa è molto più penalizzante sotto il profilo muscolare e tendineo. Particolarmente sollecitati sono l’articolazione del ginocchio, il carico funzionale del muscolo quadricipite. Invece nelle fasi di decelerazione viene molto sottoposta a stress anche la schiena, soprattutto a livello lombare e  cervicale.

Un consiglio da non perdere in chiave di distribuzione delle forze. Quando si gareggia su tracciati che prevedono salite e discese in rapida successione, affrontare a buon ritmo i tratti in salita e poi non forzare nelle  successive discese, sia per recuperare lo sforzo fatto in salita sia per non stressare oltre misura la muscolatura  delle gambe. Va da sé che da questo discorso sfugge un eventuale tratto in discesa posto nei pressi del  traguardo. A quel punto, più che stare attenti alla distribuzione delle forze, è ora di marcare stretto gli avversari di  turno per evitare di farseli scappare via, non avendo poi più tempo e spazio per andare a riprenderli prima della  linea d’arrivo.

8. È primavera, via con gli allenamenti in pista

Sembrerebbe scontato che, con la bella stagione, gli atleti inizino un allenamento sistematico in pista. In molti casi  questo diventa un grossolano errore di programmazione, soprattutto per gli atleti che sono reduci da una stagione  agonistica invernale molto intensa. In questo caso diventa assolutamente prioritario ricostruire una solida  piattaforma muscolare e organica ritornando, per almeno un mese, a fare importanti sedute di potenza aerobica, di potenziamento a carico naturale e in palestra, ripristinando anche le classiche salite, corte, medie e lunghe. Solo dopo 30 giorni all’insegna di questi richiami di lavoro invernale si può iniziare con successo ad allenarsi in pista,  altrimenti sarà come costruire le fondamenta di un nuovo palazzo sulla sabbia: prima o poi tutto l’edificio crollerà rovinosamente.

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