Psicologia sportiva: il giorno della gara

Psicologia sportiva: il giorno della gara

26 Novembre, 2015

Emotività vs Performance 

Ogni atleta vive la vigilia in modo personale. Fondamentalmente si possono identificare due grandi categorie di sportivi: da una parte coloro che aspettano con impazienza il momento della gara, dall’altra quelli che tendono a subire la verifica della competizione. I primi sono solitamente quelli che riescono a performare in linea con le risultanze degli allenamenti o addirittura oltre. I secondi, invece, per svariate motivazioni, fanno fatica a fornire in gara risultati coerenti con quanto hanno fatto vedere durante gli allenamenti.

 

  1. Riscaldamento mentale

Certamente esistono attitudini e predisposizioni individuali differenti, tuttavia molti aspetti che condizionano il corretto approccio alla gara possono essere allenati. Come comportarsi quindi nella gestione degli attimi che precedono la partenza? Così come è importante preparare il sistema metabolico e neuromuscolare attraverso uno specifico riscaldamento, è altrettanto funzionale arrivare ai minuti precedenti lo start avendo svolto quello che potremmo chiamare, per analogia, riscaldamento mentale. Una delle prime preoccupazioni di un coach è quella di saper leggere nei comportamenti del proprio atleta a quale macro categoria egli appartenga. Il passo successivo è insegnare al proprio atleta come si gestisce lo stato emozionale che precede la performance. Questo processo di allenamento mentale è necessario che parta dalla consapevolezza che non esiste uno stato emozionale vincente applicabile in modo uniforme a tutti, proprio come non esiste un modello allenante unico.

  1. Stato emozionale utile

Esiste lo stato emozionale utile per quel determinato atleta, utilità riferita a quel giorno e a quel determinato tipo di gara che sarà a sua volta legata a uno specifico contesto. Ad esempio, lo stato emozionale di paura è funzionalmente efficace se devo fuggire di fronte a un serio pericolo. Fornirà benzina supplementare alla mia velocità di corsa. Viceversa, la tranquillità, che in altri contesti potrebbe essere lo stato emozionale più utile, in questo caso sarebbe deleteria, rendendoci poco reattivi di fonte al pericolo. In generale, si può dire che gli estremi emotivi nello sport raramente supportano prestazioni positive. La troppa eccitazione o la troppa tranquillità poco prima della partenza di una gara non aiutano il raggiungimento di una prestazione ottimale. Parte certamente avvantaggiato l’atleta che è in grado, grazie a specifiche tecniche di coaching, di gestire il proprio stato emozionale. Accade il contrario se avviene quello che viene definito sequestro emozionale, ovvero quello stato emotivo dove la parte emozionale travolge quella razionale, orientando l’atleta verso decisioni non funzionali.

  1. Tecniche per uno stato emozionale funzionale

Ricordiamo l’ancoraggio e il self talk. L’ancoraggio è un metodo per usare potenti risorse consapevoli al fine di ottenere una sensazione desiderata. È il processo per cui un ricordo, una sensazione, si associa (“ancoraggio”) a qualcos’altro. Significa, in sintesi, associare un segnale a una sensazione. Si basa sulla conoscenza e sulla consapevolezza dei sistemi rappresentazionali e permette sia di richiamare sensazioni positive per una determinata situazione sia di cancellare collegamenti disfunzionali con ancore negative del passato; da utilizzare nei momenti prima della partenza. Il dialogo interno o self talk è utile utilizzarlo durante la gara. Esistono tecniche utilizzate di coaching sportivo che indirizzano a vantaggio dell’atleta l’inner game, ovvero il gioco interno nella nostra mente. Infatti, indipendente dal tipo di gioco esterno a cui stiamo giocando, l’avversario che si nasconde nella nostra mente è spesso molto più forte di quello che ci troviamo all’esterno. Il dialogo interno è rappresentato da tutto ciò che diciamo a noi stessi, durante gli allenamenti o durante le gare e ciò influenza la qualità della nostra prestazione. È fondamentale sostituire ciò che ci diciamo e che non ci serve, anzi ci danneggia, come i rimproveri (non sono capace di andare più veloce), i messaggi demotivanti (anche oggi non riuscirò a fare una buona gara), le scuse (oggi non funziona, troppo caldo/freddo/vento/percorso che non mi si addice), con un linguaggio di tipo proattivo e positivo.

 

Articoli correlati

La forza sia sempre con voi

27 Ottobre, 2020

Forza tutto l’anno. Perché, come scrive David Morelli, rappresenta una qualità atletica fondamentale e deve essere allenata contemporaneamente ad altre capacità condizionali, delle quali non limita di certo lo sviluppo

Dove eravamo rimasti? Test di inizio stagione

19 Febbraio, 2020

Come una serie di foto che rappresentano un andamento per poter valutare il programma: nella realizzazione di un progetto di sviluppo e di crescita di un triatleta durante una stagione o durante il corso di una carriera, è importante fissare dei test periodici per fare alcune valutazioni e riflessioni sull’andamento della preparazione e il raggiungimento di un determinato livello di performance. Lo consiglia […]

Alimenti e prestazioni – Allergie, farmaci e performance

21 Dicembre, 2016

Speciani ci spiega la stretta correlazione tra alimentazione e prestazione sportiva. Inutile, anzi, dannoso è la soppressione del sintomo naturale di sfogo; meglio la via naturale suggerita dalla medicina di segnale, quella di una rotazione quotidiana degli alimenti verso cui si è più sensibili. Scopri di più sul numero di gennaio-febbraio: in edicola e disponibile anche […]