“Seminare l’erbaccia”, l’editoriale di Daniel Fontana nel numero di maggio di Triathlete

“Seminare l’erbaccia”, l’editoriale di Daniel Fontana nel numero di maggio di Triathlete

17 Maggio, 2023

“L’erba del vicino è sempre più verde; è un adagio che qui calza a pennello. E noi siamo lì, a inseguire, cercando di imitare per ottenere lo stesso prato”. (Daniel Fontana)

La primavera è periodo di semina e fonte di suggestive metafore. Ero seduto alla scrivania e stavo valutando alcuni preventivi per il prato, quando ho iniziato a riflettere. Per raggiungere un obiettivo, come può essere il prato, ma anche per conseguire successi nello sport agonistico, è necessario analizzare ogni dettaglio, calcolando tutto in modo analitico. Un approccio, questo, figlio della mia formazione economica.

Per vincere, quindi, bisogna: 1) conoscere bene il campo di battaglia, ovvero la terra del mio giardino e le condizioni ambientali, che non sono proprio la fertile Amazzonia del Brasile; 2) saper analizzare competitor e nemici che possano mettersi tra noi e un prato “all’inglese”, come tra noi e la vittoria finale in una competizione; 3) conoscere e capire su quale terreno ci troviamo a lavorare; in altre parole, avere chiare le nostre forze e i nostri punti deboli, per poter mettere sul piatto il meglio di noi. Senza fare emergere le nostre mancanze.

Quest’ultimo approccio è la cosa più importante ma anche più difficile da realizzare, perché richiede tanto impegno. C’è gente mediocre che ha fatto grandi carriere con questo metodo. Vincendo tanto. Potrei quasi far parte di questi ultimi…

L’erba del vicino è sempre più verde

Torniamo però alle cose importanti: il prato. Ho capito che il campo da gioco non mi è favorevole, la terra è già arida e la siccità non mi permetterà di annaffiare. I nemici sono tanti: erbacce, prato del vicino, animali domestici che fanno pipì e popò. Ma soprattutto, dopo tanti anni e tanti prati, ho capito che non ho né la costanza né la competenza, e nemmeno la capacità di acquisirle, per tenere un prato che faccia invidia ai “Borromei”. Certo, potrei fare un ottimo investimento iniziale, promettermi che annaffierò il giardino regolarmente, ma sono sicuro che dopo 5 anni l’erbaccia comanderà fuori dalla finestra di casa, in modo anarchico e disordinato.

Tutto questo per dirvi che… sono 6 Olimpiadi che non combiniamo un granché, io ne ho corse due. In Italia il triathlon fa fatica a entrare nelle scuole, a realizzare grandi eventi (solo per fare un esempio, il Challenge Riccione è stato cancellato), a far sopravvivere le società private che danno linfa ai vivai. Dall’altra parte, i nostri competitor vanno sempre più forti e sui social ci spiegano perché ci battono. Insomma, l’erba del vicino è sempre più verde; un adagio che qui calza a pennello. E noi siamo lì, a inseguire, cercando di imitare per ottenere lo stesso “prato”.

Cambiare approccio senza cambiare prato

Non vogliamo proprio capire che siamo fatti diversamente, che non siamo capaci di avere la precisione dei norvegesi. Siamo creativi, emotivi. Facciamo parte di un sistema educativo famigliare diverso, di un tessuto sociale e territoriale tutto nostro. E forse, come con il prato, è opportuno guardare 5 anni in là concentrandoci su quello che facciamo meglio e che la nostra terra recepisce meglio. E allora, con pazienza e sacrificio, attenderemo il momento giusto che sarà breve e unico, ma che soprattutto arriverà. Con l’aiuto delle piogge e del sole, avremo il prato più verde e compatto mai visto, perché l’abbiamo progettato e sognato così, il migliore del mondo. Aloha.

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