Sport professionistico e OnlyFans, un binomio sempre più frequente

Sport professionistico e OnlyFans, un binomio sempre più frequente

08 Aprile, 2026

Nel mondo dello sport professionistico il tema della sostenibilità economica è tornato prepotentemente alla ribalta. Discipline come il calcio, il tennis, i tuffi, la Moto2, il ciclismo (BMX e MTB), il trail running e perfino il triathlon, vedono sempre più atleti che si trovano a dover costruire un modello di carriera che vada oltre le tradizionali sponsorizzazioni.

In questo scenario si inserisce un attore inatteso: OnlyFans, la piattaforma social diventata tristemente famosa principalmente per ospitare contenuti per adulti, ma che negli ultimi anni sta cercando di riposizionarsi soprattutto come partner per creator e sportivi; puntando su un modello diretto di monetizzazione e una relazione più autentica con il pubblico.

Parliamo di un fenomeno ancora agli albori ma che è già significativo: atleti di discipline diverse stanno sperimentando un nuovo modo di raccontarsi e di sostenersi economicamente. Per capirne un po’ di più, però, bisogna fare un passo indietro. Perché OnlyFans non è nato come piattaforma di contenuti per adulti.

OnlyFans, da social per creator a fenomeno globale

OnlyFans nasce nel 2016 da un’idea dell’imprenditore britannico Timothy Stokely, con un obiettivo preciso: eliminare gli intermediari tra creator e pubblico, permettendo a chi produce contenuti (fitness, cucina, musica, intrattenimento) di guadagnare direttamente dai propri fan tramite un sistema di abbonamento.

Due boost nei primi 4 anni

La prima svolta arriva nel 2018, quando la maggioranza della società viene acquisita dall’imprenditore ucraino-americano Leonid Radvinsky (morto a 43 anni a marzo del 2026 per un cancro), già attivo nel settore digitale. Sotto la sua guida OnlyFans cresce rapidamente, affermandosi anche nel mercato dei contenuti per adulti e costruendo la “reputazione” che ancora oggi accompagna la piattaforma.

Il 2020 è l’anno del boom definitivo. Durante la pandemia, con la chiusura di tante attività, migliaia di creator (inclusi atleti e cosiddetti influencer) si riversano sul social alla ricerca di nuove fonti di reddito. Oggi OnlyFans abbraccia un mercato globale costituito da oltre 377 milioni di utenti ed è diventato un caso di studio anche nelle Università per il suo modello di bussiness basato sulla monetizzazione diretta (molto efficiente dal punto di vista finanziario).

Banner OnlyFans

Una visione più pulita grazie allo sport

L’obiettivo della piattaforma inglese che nel 2024 ha generato un volume lordo di transazioni pari a 7,22 miliardi di dollari (con 5,8 miliardi redistribuiti ai creator e 1,41 miliardi trattenuti come ricavi netti) è duplice: “ripulire” la propria immagine di solo “sito per adulti” (dal 2021 l’azienda ha vietato l’upload di materiale pornografico) e posizionarsi come un patrocinatore sportivo alternativo, sponsorizzando atleti di diverse discipline ed essendo di supporto per i creators del mondo dello sport.

Cosa vuol dire questo per gli atleti? La partnership con OnlyFans diventa utile a coprire le spese vive che spesso i piccoli sponsor tecnici (che forniscono solo materiali) non coprono: viaggi, iscrizioni alle gare e affitti. E spesso, questi guadagni sono di gran lunga superiori a quelli delle sponsorizzazioni classiche.

Ma cosa ci si deve aspettare da uno sportivo che sceglie di promuoversi su OnlyFans? La risposta è tanto semplice quanto curiosa. Essendo OnlyFans una piattaforma social a tutti gli effetti, gli atleti la utilizzano per caricare contenuti tecnici più lunghi che per l’algoritmo di Meta, per esempio, non sono interessanti proprio perché non brevi (e quindi vengono penalizzati). Mentre possono risultare molto utili per i fan praticanti del triathlon (o aspiranti tali) e per gli appassionati.

OnlyFans nel triathlon: il caso Stephanie Clutterbuck

Nel triathlon, uno sport dove anche i professionisti spesso faticano a trovare stabilità economica, il primo caso è quello della triatleta britannica Stephanie Clutterbuck. Ad ottobre del 2025, alla vigilia del Campionato del Mondo IRONMAN® di Kona, Clutterbuck ha annunciato la sua partnership con OnlyFans, diventando uno dei primi esempi concreti di collaborazione tra la piattaforma e un’atleta di endurance. Una scelta nata da una doppia consapevolezza: da un lato i costi elevati di una carriera professionistica, dall’altro le opportunità offerte da una piattaforma che consente di monetizzare direttamente i contenuti.

Ex vogatrice e campionessa del mondo AG 70.3, Clutterbuck è diventata professionista nel 2024 ottenendo un podio all’IRONMAN® Chattanooga e la qualificazione a Kona 2025. Parallelamente, ha costruito un’identità forte come content creator. Su OnlyFans, la britannica condivide contenuti molto diversi da quelli tipici dei social tradizionali: allenamenti completi (senza tagli), analisi dei dati di potenza, momenti di recupero e vita quotidiana. Un tipo di narrazione più autentica e meno filtrata, pensata per un pubblico ristretto ma davvero interessato. La logica è chiara: meno visibilità generalista, più valore per chi segue un determinato contenuto.

Un modello economico diverso, monetizzazione diretta e community selezionata

Uno degli elementi più interessanti del tentativo di OnlyFans di cambiare rotta, riguarda il suo modello economico e comunicativo. A differenza di piattaforme come Instagram o TikTok, dove i guadagni dipendono da sponsor e visibilità, OnlyFans permette agli atleti di monetizzare direttamente dai fan (senza intermediari), pubblicare contenuti lunghi e tecnici (spesso penalizzati dagli algoritmi social) e creare una community più ristretta grazie al sistema di abbonamento.

Il cosiddetto “paywall” funziona anche come filtro: meno esposizione a commenti tossici e maggiore qualità dell’interazione. Un plus che, per atleti come Stephanie Clutterbuck, significa poter raccontare la propria carriera in modo più libero senza dover necessariamente adattare ogni contenuto alle logiche dei brand.

Stephanie Clutterbuck OnlyFans
Account OnlyFans Stephanie Clutterbuck

Non solo triathlon, chi sono gli altri atleti su OnlyFans

Guardando agli altri sport, negli ultimi anni diversi atleti hanno iniziato a utilizzare OnlyFans come strumento di sostegno economico. Ne sono un esempio tre tuffatori di alto livello: i britannici Jack Laugher (sempre a medaglia nelle ultime tre Olimpiadi) e Matty Lee (Campione Olimpico a Tokyo 2020), e il tedesco Timo Barthel (Campione del Mondo e d’Europa con 2 partecipazioni alle Olimpiadi). Proprio Jack Laugher, alla vigilia di Parigi 2024, aveva dichiarato che il suo profilo OnlyFans gli aveva “salvato la vita” permettendogli di integrare i suoi guadagni da atleta.

Tennis, lo sport più ricettivo

Come riportato dal quotidiano francese L’Équipe, il tennis è lo sport che fino ad ora si è dimostrato più ricettivo nei confronti di OnlyFans. Il primo atleta a debuttare è stato Nick Kyrgios nel 2023, seguito due anni dopo da Jonathan Eysseric, Océane Dodin, Chloé Paquet e Alexandre Müller, tutti firmatari di accordi di sponsorizzazione e, laddove consentito, espositori del logo di OnlyFans in campo. Nonostante il tentativo della piattaforma di prendere le distanze dai contenuti erotici, il suo logo (e quindi la sua sponsorizzazione) non è ben accetto ovunque. In molti tornei, per esempio, è stato imposto il divieto assoluto. Una mossa che, di fatto, equipara OnlyFans alle società di scommesse o alle marche di sigarette nel tentativo di preservare quella bolla aristocratica che permette ancora al tennis di attrarre la maggior parte dei marchi di lusso.

Il motivo per cui diversi tennisti accettano questi accordi di sponsorizzazione è semplice: il denaro. In particolare quello dei guadagni, da tempo al centro delle discussioni tra giocatori e federazioni perché le spese da coprire sono tante: viaggi, allenamenti, pasti, hotel e logistica generale. In più, vanno calcolate anche quelle relative al mentenimento del team di lavoro (allenatori, fisioterapisti, mental coach) per un periodo prolungato.

Per l’élite del tennis maschile e femminile, coprire questi costi non è un problema. Ma per chi si trova dalla 50esima posizione in giù nelle classifiche ATP e WTA (o addirittura al di fuori di esse) diventa insostenibile, costringendo i giocatori a cercare soluzioni alternative. Ed è qui che OnlyFans può diventare una delle migliori opzioni disponibili. Un esempio concreto è quello del tennista giapponese Taro Daniel (ad oggi, 7 aprile 2026, numero 347 nella classifica ATP) che a giugno 2025 ha dichiarato al Financial Times che i suoi costi operativi annuali superavano i 400.000 dollari, spese che devono essere coperte dai premi in denaro dei tornei (cifre da riportare sempre al lordo delle tasse locali) e dagli accordi di sponsorizzazione.

In campo femminile, invece, la tennista americana Sachia Vickery ha raccontato alla CNN di aver iniziato a pubblicare contenuti su OnlyFans mentre era infortunata e aveva bisogno di un reddito extra per far fronte a diverse spese. Il risultato? Cifre guadagnate a sei zeri nei primi tre mesi di presenza sulla piattaforma. Un successo che ha incoraggiato altri giocatori a fare lo stesso, soprattutto in assenza di un sistema di ridistribuzione dei ricavi che permetterebbe agli atleti fuori dalla top 100 di sostenere la propria carriera esclusivamente con il tennis.

Sachia Vickery Guadalajara Open 2023
Sachia Vickery, Guadalajara Open 2023 © Henry Romero for Reuters

La diffusione di OnlyFans nello sport

Ma la diffusione di OnlyFans nello sport va ben oltre il tennis, con gli atleti che ricavano parte degli introiti attraverso la pubblicazione di contenuti specifici. Douglas Costa, per esempio, è stato il primo calciatore ad aprire un account sulla piattaforma con l’intento di diventarne un ambasciatore globale: «Spero di poter rendere felici i miei fan con i miei contenti e che questa collaborazione duri nel tempo», aveva dichiarato l’ex giocatore di Shakhtar Donetsk, Bayern Monaco e Juventus, oggi nelle fila del Sidney FC. Sullo stesso fil rouge anche l’astista canadese Alysha Newman (medaglia di bronzo a Parigi 2024), Garrett Reynolds e Jeremy Mallott (tra i nomi più conosciuti del mondo della BMX), Tymal Mills (giocatore professionista di cricket) e l’ultra runner Sabrina Stanley (due volte vincitrice della Hardrock 100), tra le prime atlete ad entrare nel progetto sportivo di OnlyFans tra qualche perplessità e molto incoraggiamento da parte della community del running. Quest’ultima, infatti, ha elogiato la decisione presa dalla 36enne americana per difendere la sua autonomia, autenticità e sostenibilità a lungo termine, definendola come un “passo entusiasmante” nel mondo dello sport.

Ma il coinvolgimento di OnlyFans a si estende oltre la creazione di contenuti individuali da parte degli atleti, come dimostra il rinnovo del contratto con DAZN per la produzione di contenuti da distribuire in esclusiva sulla piattaforma in seguito ad alcuni incontri di boxe. E a proposito di boxe, un esempio arriva dal 26enne neo professionista californiano Albert Ochoa che sulla sua pagina Facebook ha postato alcune immagini in allenamento tra palestra e ring, accompagnate da una didascalia breve ma significativa: «Not everyone believed in me, but I built my own path and turned every challenge into a win. I’m proud to be doing this as an OnlyFans athlete» (“Non tutti credevano in me, ma ho costruito il mio percorso e ho trasformato ogni sfida in una vittoria. Sono orgoglioso di farlo come atleta di OnlyFans”).

Un altro esempio arriva dalla squadra professionistica di Moto2 American Racing Team, che dal 2023 ha come sponsor principale proprio OnlyFans. Non proprio una novità motociclismo (nel 2009 Playboy fu sponsor del Team LCR Honda in MotoGP) ma sicuramente una mossa coraggiosa che apre anche a delle riflessioni. Non mancano però situazioni più controverse, come quella del canoista Kurts Adams Rozentals che ha dichiarato di aver dovuto scegliere tra la carriera olimpica e la presenza su OnlyFans.

OnlyFans, un nuovo sponsor per lo sport?

Nonostante la lista di atleti sponsorizzati da OnlyFans sia destinata ad aumentare, la strategia della piattaforma di ripulire la propria immagine con lo sport non è affatto definitiva. E ad oggi rimane difficile pensare che lo sarà nel breve periodo, perché rimane ancora stigmatizzata dalle principali istituzioni sportive che continuano a vietarne la promozione. Inoltre, la reputazione di OnlyFans non è ancora cambiata in modo significativo. Qualsiasi atleta che si iscrive, infatti, viene immediatamente associato all’industria pornografica, con il pregiudizio che i contenuti che produce siano espliciti.

Il problema però è che alcuni di loro pubblicano contenuti erotici (cosa ben diversa rispetto alla pornografia), sfruttando la caratteristica principale della piattaforma. Ma per OnlyFans c’è ancora la speranza che la percezione possa cambiare nel lungo periodo, perché questa tendenza non potrà essere ignorata ancora per molto. Sempre più atleti professionisti creano contenuti esclusivi sulla propria vita personale e sportiva destinati ai loro fan più accaniti, con il fine di assicurarsi una seconda fonte di reddito che poi finisce per diventare quell principale. E magari questo approccio, ripetuto ancora e ancora, potrebbe allontanare ulteriormente questo social dai contenuti erotici. Anche in questo scenario, tuttavia, sarebbe necessario un profondo cambiamento di filosofia da parte di OnlyFans, che aveva già iniziato a produrre contenuti di intrattenimento prima del suo ingresso nel mondo dello sport, molti dei quali fanno ancora esplicito riferimento al sesso e alla pornografia.

Al netto di tutto questo, il punto centrale resta uno solo: OnlyFans sta cercando di posizionarsi come uno sponsor alternativo nel mondo dello sport, in particolare quelli come triathlon, nuoto, ciclismo e outdoor in generale (contesti in cui può trovare terreno fertile). Bisognerà capire se si tratti di un fenomeno temporaneo o dell’inizio di un cambiamento più profondo nel rapporto tra atleti, contenuti e monetizzazione. Di certo, il messaggio che emerge ha pochi dubbi: oggi, per costruire una carriera nello sport, allenarsi bene non basta più. Bisogna anche saper raccontare (e gestire) il proprio valore.

(Giacomo Petruccelli)

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