Ivan Risti: «Godetevi il triathlon ma fatelo con lo spirito old school».

Ivan Risti: «Godetevi il triathlon ma fatelo con lo spirito old school».

11 Giugno, 2026

«Ho iniziato a fare triathlon nel 2002. Il carbonio era ancora per pochi, le classifiche si leggevano appese a un tabellone a fine gara o sul numero successivo di questa rivista (allora si chiamava “Multisport”), mentre le iscrizioni spesso si mandavano ancora via fax. Se mi guardo indietro e confronto la mia carriera con la realtà quotidiana di oggi, da coach (e da Age Group), la prima frase che mi viene in mente è il classico “Ai miei tempi…”, che poi sono anche i vostri.

Non lasciatevi ingannare, però. Non è l’inizio di un lamento nostalgico, anzi. È una breve analisi di un’evoluzione che ha reso il triathlon lo sport che viviamo oggi. Vent’anni fa le gare avevano ancora un sapore quasi pionieristico. Funzionavano bene: avevamo tante gare nazionali molto partecipate e premiate, ma poco (o scarso) respiro internazionale.

Oggi viviamo l’era dei grandi circuiti anche in Italia: IRONMAN, Challenge e gli eventi World Triathlon hanno alzato l’asticella e professionalizzato l’organizzazione delle manifestazioni. Il rovescio della medaglia è che le gare più piccole soffrono: costi elevati e scarso appeal mediatico stanno mettendo in difficoltà eventi storici, che faticano a mantenere i numeri del passato nonostante i ‘sold out’ dei grandi circuiti.

C’è chi rimpiange il romanticismo delle origini. Questa ‘industrializzazione’, però, ha permesso a migliaia di persone di avvicinarsi alla triplice con servizi d’eccellenza e un’atmosfera che, quando ho iniziato, era riservata a pochissimi. Il triathlon oggi è più conosciuto, più partecipato e, lasciatemelo dire, più bello da vivere per un Age Group che cerca un’esperienza che vada oltre il semplice cronometro.

Se c’è una cosa che vorrei recuperare dal 2002, è il senso del tempo. Oggi vedo molti atleti, e lo noto ogni giorno nel mio lavoro di coach, avere una fretta incredibile: vogliono tutto e subito, dal primo IRONMAN dopo sei mesi di allenamento al materiale top di gamma prima ancora di aver imparato a guidare bene la bici o gestire una transizione, fino al risultato cronometrico che certifichi il loro impegno raccontato sui social. L’evoluzione tecnologica e organizzativa ci ha regalato strumenti straordinari, ma ha anche creato l’illusione che la prestazione possa essere accelerata, quando invece il triathlon resta uno sport di pazienza e dedizione. Come ripete sempre il mio amico Daniel Fontana: “Ci ho messo 30 anni per vincere un IRONMAN”.

Il mio invito è semplice: calma. Godetevi il presente, le gare spettacolari, la logistica impeccabile e le bici che sembrano astronavi, ma fatelo con spirito “vecchia scuola”, rispettando i tempi della vostra crescita atletica e del vostro corpo. Provate, provate, provate e fate anche le gare meno ‘famose’, quelle dei ‘miei tempi’, perché è spesso lì che si ritrova l’essenza più autentica di questo sport. Perché, in fondo, il triathlon non è cambiato poi così tanto, anche se non si usa più il fax per iscriversi alle gare.

Buon allenamento a tutti».

(Ivan Risti)

Ivan Risti e Daniel Fontana 2026
Ivan Risti e Daniel Fontana, 2026 © Valentina Celeste

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