Negli ultimi anni, il triathlon cosiddetto amatoriale è molto cambiato. È diventato più accessibile, più diffuso, ma anche più veloce. Almeno per quanto riguarda le aspettative. Un esempio lampante lo abbiamo sotto i nostri occhi abbastanza di frequente. Per esempio, quando un neofita “pretende” di fare un IRONMAN in sei mesi senza aver mai gareggiato prima. Solo perché attratto, giustamente, dal sogno di quel “tappeto rosso”.
Questa fascinazione ha portato (almeno in Italia) alla formazione di tre grandi tipologie di neofiti del triathlon. Quelli che si avvicinano alla multidisciplina avvalendosi di allenatori competenenti che preparano programmi di allenamento su misura. Quelli che “prendono in prestito” dal mondo professionistico tabelle e modelli di allenamento. E quelli che si affidano a coach improvvisati o con pochissima esperienza teorica e pratica che si pubblicizzano sui social a suon di video e visualizzazioni a pagamento.

Triathlon e preparazione, un processo graduale
In un percorso di avvicinamento a una gara di triathlon, la preparazione atletica deve essere vissuta come un processo graduale di crescita fisica e mentale. Un percorso dove atleta e allenatore giocano entrambi un ruolo importante. Ed è proprio su questa “i” che ha voluto mettere i puntini Ivan Risti, ex atleta Pro di distanze lunghe e corte, che oggi da coach si trova giornalmente ad analizzare dati e prestazioni di tanti atleti. Ma con un occhio in più, quello da atleta amatore che come tanti deve incastrare gli orari tra lavoro e impegni familiari per ritagliarsi un po’ di tempo per allenarsi.
In due storie pubblicate sul suo profilo Instagram, Risti ha evidenziato come molti amatori tendano a voler strafare per paura di non aver fatto abbastanza, spesso imitando i professionisti senza avere le stesse basi e, soprattutto, gli stessi tempi di recupero. Il risultato è paradossale e… pericoloso: si lavora di più, si lavora con l’ansia, e si rischia di arrivare alla gara da infortunati.
Ricordando quello che spesso simpaticamente sottolinea Daniel Fontana (“L’unica cosa che puoi fare a pochi giorni da una gara è fare cazzate”), Ivan Risti ha utilizzato il plurale maiestatis per invitare la sua fan base di sportivi a rimanere calmi, riposarsi e smettere di guardare i social degli amici o dei pro. Perché i pro fanno i pro, mentre gli amici, probabilmente, arriveranno alla gara più stanchi di voi. «Ho scritto questa cosa perché è un modo di fare che ricorre spesso negli amatori. Siamo nel periodo in cui iniziano le prime gare di triathlon. Alcuni hanno già fatto dei duathlon, qualcuno farà la maratona di Milano o altre gare, ma tutti hanno l’ansia di fare l’ultimo lungo o l’ultimo combinato; una tendenza che porta l’alteta a ridosso delle gare ad avere la paura di non aver fatto abbastanza e quindi voler rimediare. Un po’ come il discorso dello studiare il giorno prima dell’esame. Dal punto di vista prettamente fisico, gli infortuni a due settimane dalla gara sono molto correlati a questo tipo di approccio. È un atteggiamento che nell’amatore riscontro sempre più spesso, voler fare di più di quello che gli è stato assegnato dall’allenatore il quale poi si ritrova anche a gestire una situazione più complicata. Perché diventa sempre più difficile mettere sulla carta un allenamento equilibrato se gli atleti tendono a strafare».


(Giacomo Petruccelli)


