È uno dei temi più discussi da qualche anno a questa parte: nelle gare di triathlon di media e lunga distanza, è meglio una bici da cronometro con ruote medio o alto profilo o una bici da strada con prolunghe e poggiagomiti? Entrambe le scelte presentano vantaggi e svantaggi. E allora, perché scegliere una piuttosto che l’altra? Come fare a capire quale delle due fa più al nostro caso? Vediamolo insieme.
A chi non ha mai sperimentato la guida di una bici da cronometro, il mio consiglio – prima di acquistarne una – è provare a fare un po’ di pratica su una bici da strada con prolunghe clip-on. Servirà a prendere confidenza con la posizione e la sensazione di una guida diversa e innaturale.

Il discorso cambia se si tratta di gare no draft, in cui la presenza di bici da cronometro è, nella stragrande maggioranza dei casi, superiore a quella da strada. Questo perché il vantaggio aerodinamico è ampio: ciò significa che nei tratti pianeggianti (quando le velocità sono superiori a 25-30 km/h) la potenza richiesta per sostenere questi ritmi è decisamente inferiore con la bici da crono. È anche vero che la posizione da crono è svantaggiosa da un punto di vista metabolico, e di conseguenza c’è una riduzione della potenza sostenibile rispetto alla bici da strada (gap che si riduce notevolmente allenandosi molto con la “crono”). Questo, tuttavia, è ampiamente compensato dal vantaggio aerodinamico.
Una banalissima prova che può fare chiunque possieda entrambe le bici, è provare a sostenere i 38 km/h con la bici da cronometro (appoggiati sulle prolunghe) e, qualche giorno dopo, pedalare alla stessa velocità sulla bici da strada per 30 minuti. Ci si accorgerà che la fatica è nettamente diversa.
Bici da cronometro vs Bici da strada, in salita e in discesa
Una delle obiezioni che generalmente vengono sollevate nell’utilizzo della bici da crono in gare con molta salita, è il peso e la guidabilità in discesa. Oramai, la differenza di peso tra una bici da crono e una bici da strada è molto ridotto, soprattutto se si parla di biciclette di alta gamma. Per quanto riguarda la guida in discesa, il sistema frenante a disco aumenta di molto la capacità di gestire la bici in frenata.
La biomeccanica
Le bici da cronometro presentano un vantaggio grande e incolmabile quando si parla di biomeccanica. Il fatto di non dover rispettare i limiti dettati dall’UCI (Unione Ciclistica Internazionale), consente di ottenere una pedalata molto redditizia con questa tipologia di telaio. In questo caso è difficile quantificare la differenza rispetto a una bici da strada, perché le variabili individuali in gioco sono troppe.
Avendo però l’opportunità di lavorare con libertà sulla posizione, è possibile trovare un compromesso ottimale tra l’efficienza di pedalata e quella aerodinamica. Ciò non è possibile sui modelli da strada a causa delle geometrie diverse, ma è sempre possibile sfruttare al meglio una bici da corsa per una gara di triathlon di media o lunga distanza.
Bici da cronometro vs Bici da strada, i risultati dei test
Per quanto i calcoli matematici non siano mai aderenti al 100% a ciò che succede poi su strada, è possibile svolgere delle simulazioni con dei software (utilizzati anche dalle squadre di ciclismo World Tour) che danno risultati abbastanza correlati alla realtà. Ne ho effettuata una considerando il percorso dell’IRONMAN® World Championship Nizza, utilizzando programmi che permettono di differenziare la potenza erogata e il coefficiente aerodinamico tra le varie sezioni del tracciato.
Per fare questa simulazione ho considerato i valori ipotetici di due atleti: un age-group di medio livello e un professionista. Questo perché, rispetto ad un amatore, il professionista ha valori diversi sia di CdA (coefficiente aerodinamico) che di potenza sostenibile. Visti gli aspetti considerati, i dati che sono venuti fuori sono interessanti:
- tipologia di bici – ho considerato la differenza di peso tra la bici da crono e la bici da strada, che è a favore di quest’ultima. La differenza di CdA è imputabile solo in parte al mezzo meccanico, mentre la maggior parte (circa l’80%) è a carico del corpo dell’atleta. Quindi, dipende dalla postura che si può assumere sui due tipi di telai. L’atleta professionista ha un CdA più basso per la maggiore abitudine a mantenere la posizione;
- tempi di percorrenza – l’atleta amatore che pedala su una bici da strada accumula un ritardo di circa 8 minuti rispetto alla bici da cronometro. Per il professionista, il divario rimane più limitato, intorno ai 3 minuti. È chiaro che il tempo assoluto che impiega il professionista a completare la frazione di ciclismo è decisamente inferiore a quello dell’amatore, perciò la differenza di tempo risulta diversa.
È evidente che questi calcoli lasciano spazio a numerose considerazioni, ma sono utili per capire quale possa essere il divario e quanto sia effettivamente opportuno investire su una bici da cronometro e sul suo utilizzo, ovvero sull’imparare a guidarla in modo ottimale.

Bici da cronometro si o no?
La simulazione di cui abbiamo parlato poco fa non comprende il fatto che la postura sulla bici da cronometro, una volta assimilata, risulti molto più rilassante di quella assunta sul modello da strada (anche con le prolunghe), riuscendo a preservare maggiormente la muscolatura che deve poi essere utilizzata durante la frazione di corsa.
Un altro aspetto da tenere presente è che le moderne bici da cronometro per il triathlon sono dotate di sistemi di idratazione e stoccaggio gel integrati. Per rendere una bici da strada capace di trasportare acqua, borracce, gel di carboidrati e un minimo di attrezzatura di emergenza, sarebbe necessario aggiungere peso e parti che impatterebbero necessariamente sull’aerodinamica.
In sostanza, quindi, se escludiamo gare molto particolari come i triathlon estremi, la bici da cronometro è sempre la selta migliore nelle gare no draft, a patto che si investa il tempo necessario per avere una posizione sostenibile e imparare a guidarla in modo adeguato. E per raggiungere entrambi gli obiettivi bisogna utilizzarla molto in allenamento.
Niklas Quetri


