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I triatleti lo conoscono: dopo sforzi importanti, ecco il male ai muscoli e l’indolenzimento generale. È l’acido lattico in eccesso, da smaltire necessariamente per tornare a stare bene. In che modo? Per farlo in modo naturale, evitando gli antidolorifici, ci sono piccoli ma utili rimedi.

Simone Matrone chiarisce subito che l’acido lattico impiega non più di un paio d’ore per smaltirsi, dunque tutti i dolori e gli intorpidimenti che ci accompagnano e, anzi, che aumentano nei due giorni successivi non sono per l’acido lattico ma per microtraumiinfiammazioni muscolari.

Qualche consiglio

Detto questo, ecco qualche consiglio.

  • Bagno caldo: rilassa e aiuta a distendere la muscolatura, a sciogliere le articolazioni. Meglio ancora se con sali profumati. Niente fretta però, bisogna restare immersi nel caldo profumato tanto tempo. Magari con una bella tazza di tè a bordo vasca!
  • Ghiaccio: fare impacchi localizzati sui bruciori muscolari vari. Solo qualche minuto però, per dare così al muscolo la possibilità di lavorare in equilibrio e correttamente. Oppure, immergere le gambe in vasca con acqua fredda e ghiaccio.
  • Idratarsi bene: sì, bere molto, oltre che durante, anche dopo lo sforzo fisico; acqua semplice o arricchita di sali minerali.
  • Assumere creatina, un aminoacido naturale già presente nel nostro fisico, prima dell’allenamento intensivo, prevenendo così eccessivi accumuli di acido lattico durante la performance.
  • Assumere magnesio per via naturale (semi di zucca, di girasole, bietole, cavolo, spinaci ecc.) o come integratori. È un ottimo elemento per il suo effetto alcalinizzante e ne abbiamo bisogno in misura maggiore proprio quando l’allenamento si fa più duro.
  • A qualcuno fa bene bere caffè nelle ventiquattro/quarantotto ore precedenti la gara. Pare che questo attenui il dolore. Ma il vero e unico segreto per non soffrire di eccesso di acido lattico è allenarsi bene, progressivamente e tanto quanto la gara che si vuole affrontare richieda. Fare riscaldamento prima, stretching prima e dopo, e defaticamento dopo la competizione.

Foto: Itu.