Spesso lo sport insegna che certi addii possono trasformarsi in un arrivederci. Nel caso di Elbaman, una delle più famose gare di triathlon del panorama italiano, la speranza di “un’altra Elba” è più che doverosa. Marco Scotti (fondatore e proprietario del marchio) e Andrea Giusti (socio e amico fraterno di Scotti) hanno annunciato, con non poco dispiacere, l’interruzione di un’avventura cominciata il 17 ottobre 2004 con la distanza media, diventata poi anche full l’anno seguente e rimasta tale come unica occasione in Italia per gareggiare su una long distance (fino al 2017, anno della prima edizione dell’IRONMAN Italy Emilia-Romagna).
Oltre ad essere stati due grandi appassionati di triathlon, Marco e Andrea, hanno sempre lavorato con una passione fuori dal comune per rendere Elbaman una gara riconosciuta anche a livello internazionale. Negli anni, infatti, le caratteristiche di un percorso duro ma paesaggisticamente incredibile come quello di Campo dell’Elba, le sono valse l’accostamento all’IRONMAN Lanzarote.
Elbaman era diventata un po’ la “El Más Duro” del triathlon italiano, sogno di tanti triatleti e vanto di un calendario che per diversi anni la vide gara valida per il Campionato Italiano di lunga distanza.

Dopo vent’anni di successi, arriva la parola “fine”. Decisione difficile?
(Marco) Non è stato affatto semplice. Ci abbiamo pensato a lungo, per mesi. Elbaman è stato parte della nostra vita quotidiana per due decenni: un lavoro incessante, nato dal nulla e costruito solo grazie alla passione. Ma ogni ciclo, anche quello più bello, prima o poi si chiude.
(Andrea) È vero, Elbaman è cresciuto anno dopo anno, spinto da entusiasmo, amicizia e voglia di fare qualcosa di unico. Però a un certo punto bisogna guardare la realtà e ammettere che non si può continuare a forza di sola passione, soprattutto se intorno manca la stessa convinzione.
In molti si faranno la stessa domanda: è una scelta dettata da motivi personali o economici?
(Marco) Nè l’uno nè l’altro. È ovvio che l’impegno richiesto sia enorme (avevo calcolato che in un anno dedico oltre mille ore di lavoro nel tempo libero) e il budget richiesto è elevato, ma non è questo il punto. Il discorso economico, tra l’altro, è sempre stato sostenuto con impegno e con l’aiuto, va detto, del Comune di Campo nell’Elba, che ringraziamo sinceramente per il sostegno costante.
(Andrea) I motivi veri sono altri. Penso spesso a cosa è diventato Elbaman in vent’anni, alle migliaia di persone che hanno coronato il sogno di tagliare un traguardo ambito come il nostro, ad un triathlon così bello e ben fatto da essere considerato una delle gare più difficili e belle al mondo! E tutto questo dal nulla. Con una passione folle abbiamo creato qualcosa di straordinario per il nostro territorio. Purtroppo, nel tempo, non c’è stato quel cambio di marcia che ci saremmo aspettati.
Cosa non ha funzionato?
(Andrea) Mi spiego meglio: mentre da parte degli atleti abbiamo avuto una fidelizzazione incredibile dovuta al fatto che Elbaman, pur non essendo una gara blasonata era, a detta dei concorrenti, un evento di altissimo livello costruito nei minimi dettagli, da parte delle Istituzioni, purtroppo, l’affetto e la riconoscenza sono andate scemando anno dopo anno. Al di là del fondamentale supporto del Comune di Campo nell’Elba, non è stato possibile avere una convenzione che ci permettesse di fare una programmazione pluriennale. Dopo vent’anni ci sentiamo più ospiti (spesso scomodi) che parte di una comunità che dovrebbe invece riconoscere l’importanza di un evento come questo che fa arrivare, in un periodo di bassa stagione, migliaia di persone. Per non parlare di tutti gli atleti che vengono ad allenarsi o che allungano il soggiorno in occasione della gara anche per più settimane.

Perchè parlate di mancanza di supporto dal territorio?
(Marco) In generale all’Elba manca totalmente coordinamento e promozione degli eventi, perlomeno sportivi. Nelle rarissime occasioni in cui siamo stati contattati dai vari Enti, le tempistiche erano errate e l’organizzazione raffazzonata. Faccio anche un esempio concreto di altra natura: ogni anno dobbiamo portare sull’isola oltre 120 volontari che arrivano da fuori e ci aiutano a montare, smontare e tenere in piedi la gara sotto ogni aspetto. Nonostante i 20 anni di presenza, trovare volontari locali è quasi impossibile. Spesso ci siamo sentiti dire “vediamo, chiamami qualche giorno prima”. Ma un evento di questa portata non si organizza in tre giorni. Sono fortemente convinto che manchi, ad ogni livello, assoluta consapevolezza di cosa voglia dire voler offrire un evento di livello internazionale ad un pubblico sempre più consapevole ed esigente. Ovvero: cosa serve, cosa si deve fare, come lo si deve fare ed in quali tempistiche.
(Andrea) Un altro esempio sono le autorizzazioni: decine di PEC inviate ogni anno, spesso alle stesse Istituzioni. E a pochi giorni dalla gara sentirsi rispondere “Cosa ci sarebbe da fare? Non avevamo letto tutto”. Oppure c’è chi, dopo vent’anni, ancora ci chiede se la gara passa nel loro Comune per capire se le strade saranno chiuse e se avranno noie. È sconfortante, ogni anno dobbiamo ripartire da zero, come se non avessimo mai fatto nulla. Ed ogni input deve sempre partire da noi, altrimenti non si muove nessuno con l’idea nel mese di settembre c’è l’Elbaman e possono esserci attività da inserite e altre da far partire. Dopo tanto tempo queste situazioni ti fanno capire che l’evento non è percepito come valore per l’Elba, ma come un fastidio. Per me, da elbano, certi atteggiamenti sono umilianti. E in venti edizioni le umiliazioni sono state tantissime.
(Marco) Porto un ultimo esempio. Ogni anno, non appena viene fissata la data, invio una capillare informativa sulle novità a tutto il territorio, compresi Comuni ed Enti che lo governano. Non ho mai ricevuto alcun riscontro da nessuno, neppure un “ok ricevuto”. Poi però accade spesso che si rilascino autorizzazioni di varia natura come altri eventi, blocchi, restrizioni che vanno ad impattare negativamente su Elbaman e nessuno se ne preoccupa. Anzi, in caso di disservizi ai quali non abbiamo alcuna possibilità di porre rimedio, accade che ci venga puntato il dito contro come fosse colpa nostra.
Eppure i numeri parlano chiaro: turismo, visibilità, indotto economico diretto ed indiretto
(Marco) Esatto. Solo l’edizione 2025 avrebbe generato circa 3.500 pernottamenti e un indotto diretto nella settimana di gara superiore ai 300mila euro. Quest’anno abbiamo speso oltre 110mila euro sul territorio, cercando di acquistare tutto il possibile in loco. E poi c’è la promozione: migliaia di post, foto, articoli che portano l’immagine dell’Elba nel mondo. Ma a quanto pare, tutto questo non serve.
(Andrea) È triste dirlo ma la sensazione è che per molti l’evento sia un disturbo. C’è chi dice che dopo tre mesi di turismo estivo ha bisogno di tranquillità, oppure che è infastidito da qualche chiusura o limitazione sulle strade. Noi invece credevamo che Elbaman potesse essere un’occasione di orgoglio e bellezza condivisa, non un intralcio. L’impulso alla destagionalizzazione del turismo è chiaro e lampante, ma questo concetto viene, ad altri livelli, usato solo per riempirsi la bocca e raccogliere preferenze, non per fare qualcosa di concreto. A livello locale, solo alcune persone incredibili ed i nostri fantastici “Elbaman supporter” non ci hanno mai abbandonato e per questo saremo loro grati per sempre.
Le condizioni delle strade hanno pesato sulla decisione?
(Marco) Moltissimo. Le strade sono in molte parti in condizioni non accettabili, non solo per l’Elbaman ma per la normale viabilità quotidianità. Non possiamo più garantire la sicurezza degli atleti. In vent’anni non c’è mai stato un intervento su tratti fondamentali di strade provinciali, come la bretella tra Colle Palombaia e Sant’Ilario, tanto che quest’anno abbiamo dovuto modificarne il percorso. E spesso i cantieri si aprono pochi giorni prima della gara, senza alcun preavviso, senza alcuna attenzione all’imminente evento. Un anno ci siamo ritrovati con un semaforo attivo per 80 metri di cantiere e la minaccia (o la ripicca) di sospendere la gara se un concorrente fosse passato con il rosso. Tutto questo è inaccettabile e rende impossibile proseguire in sicurezza e serenità.

Avete avuto riscontri o tentativi di mediazione dopo l’annuncio della possibile chiusura?
(Andrea) Nessuno. Tra Istituzioni, Enti o rappresentanti del territorio, il nulla. Nonostante avessimo dichiarato pubblicamente, davanti a centinaia di persone, durante le ultime premiazioni, che il futuro dell’evento era in dubbio. Nessuno ci ha contattati. È stato il segnale definitivo che dovevamo fermarci.
Come vi sentite ora, dopo aver preso questa decisione?
(Marco) In pace ma con tanta malinconia. Elbaman è stata un’esperienza incredibile e irripetibile. Abbiamo raggiunto il massimo possibile partendo da zero e con una ventesima edizione memorabile per il meteo perfetto, le iscrizioni chiuse in largo anticipo e l’organizzazione impeccabile. Un bel modo per chiudere un capitolo straordinario. Il coronamento di vent’anni di impegno e amore per questo sport e per l’isola.
(Andrea) Per me, da elbano, è un fallimento del mio territorio. Perdere un evento come Elbaman significa perdere l’ennesimo treno. L’Elba, con le sue caratteristiche uniche, avrebbe tutte le carte in regola per posizionarsi come capitale dell’outdoor nel Mediterraneo. Ma di questo, i nostri 7 comuni e la loro gestione associata del turismo, non ne sono minimamente convinti. Rimarranno i ricordi, le persone, le emozioni. Tutto ciò che abbiamo costruito con passione e amicizia resterà nei cuori di chi l’ha vissuto.
C’è un ultimo pensiero che volete rivolgere a chi ha fatto parte di questa avventura?
(Marco) Un grazie immenso a chi, come noi, ci ha sempre creduto e, secondo le sue possibilità, ci ha dato una mano. Non nomino nessuno ma i rapporti personali e di amicizia costruiti in questi anni sono così solidi che queste persone sanno che sto pensando a loro. Senza di loro, niente di tutto questo sarebbe stato possibile.
(Andrea) Esatto. Elbaman è stato un sogno condiviso, un grande abbraccio sportivo e umano. Sono fiero dell’accoglienza che i miei compaesani, con bandierine, adesivi e sorrisi, hanno riservato ai nostri ospiti. Elbaman rimarrà sempre il “triathlon con il cuore”.
Con queste lunga intervista si chiude una delle pagine più significative dello sport elbano e del triathlon italiano. Elbaman lascia un’eredità fatta di emozioni, ricordi e un insegnamento: anche i sogni più grandi, se coltivati con passione e impegno, possono diventare realtà. Dal canto nostro, ci auguriamo sia solo un arrivederci a quando il vento sarà migliore. Certi che un altro Elbaman tornerà a splendere con la stessa luce di questi bellissimi vent’anni.

(Giacomo Petruccelli)


