TriFitness: Quando il nuoto si trasforma

TriFitness: Quando il nuoto si trasforma

18 Marzo, 2016

A piccole tappe verso la multidisciplina

Chi pratica una disciplina di endurance può arrivare alle multiple o facendo un solo lungo passo, e atterrando quindi direttamente al pianeta triplice, o facendo passi più brevi e concedendosi quindi dei traguardi intermedi, come potrebbe capitare al nuotatore che volesse passare per l’esperienza aquathlon.

Di cosa si tratta

La multidisciplina in questione non è così nota come le consorelle, ma ugualmente merita che gli si dedichi un po’ di attenzione. Innanzitutto per le distanze che non sono affatto proibitive perché vanno dai 2.500 m-1.000 m-2.500 m della più impegnativa ai 1.200 m-500 m-1.200 m della super sprint.
In secondo luogo, per le discipline coinvolte, corsa e nuoto, che ormai sono alla portata di tutti (uno studio di qualche anno fa metteva in luce il fatto che in una città come Milano sia più facile trovare un giovane che sappia nuotare rispetto a uno che sappia correre), per non parlare della loro successione, corsa-nuoto-corsa, che pare studiata per avvicinare i neofiti alle multidiscipline.
In ultimo, per la facilità di approccio da parte di un’ampissima fetta di atleti, i nuotatori, che magari stanchi o demotivati dalla frequentazione esclusiva dell’ambiente piscina (che come si sa è uno di quelli che vedono il maggior numero di abbandoni, soprattutto in età giovanile) possono vedere nell’aquathlon un’alternativa felice che parli, comunque, la stessa lingua.

Una facile esperienza

Se c’è una cosa che i nuotatori non temono è la corsa. Forse all’inizio non a tutti piace, soprattutto se si è molto giovani, ma è certo che dal punto di vista dei meccanismi energetici coinvolti e della stimolazione organica, soprattutto degli apparati respiratorio e cardiaco, il nuotatore ha poco da invidiare al podista di professione. Anzi, capita spesso che il nuotatore, se incappa in un periodo senza una piscina a portata di mano, cerchi di mantenersi in forma macinando qualche chilometro di corsa. Con queste premesse, il passo da compiere per cimentarsi in una gara di aquathlon si rivela decisamente breve. Anche perché, come già accennato, le frazioni di corsa prevedono distanze alla portata di tutti.
L’unico neo in questa situazione idilliaca potrebbe essere rappresentato dall’intervento muscolare, in quanto i nuotatori utilizzano prevalentemente gli arti superiori in posizione di decubito, mentre i podisti necessitano di un buon lavoro di gambe in posizione eretta; questo potrebbe inizialmente creare qualche piccolo ostacolo. Certamente non tra i più perché, come si è già accennato, spesso i nuotatori già corrono, ma tra coloro che dall’acqua si staccano per la prima volta e si trovano a dover combattere con le contrazione eccentriche degli arti inferiori che scaturiscono dall’atterraggio dalla fase di volo o dalla fatica di dover tenere in posizione ottimale le forti spalle che solitamente galleggiano sull’acqua. Si tratta, comunque, di difficoltà velocemente superabili.

Quando c’è la tecnica

Qualche allenamento diversificato, certo, sarà utile, perché non si può pensare di passare dalle gare in acqua a quelle miste senza cambiare qualcosa ma, decisamente, saranno solo piccoli aggiustamenti.
• Alternanza di allenamenti di nuoto e di corsa, inizialmente anche con modalità simili.
• Ricerca della velocità per le brevi frazioni di corsa.
• Introduzione del concetto di cambio e delle sue strategie.
• Gestione della fatica nella prima frazione in quanto non abituati.
• Gestione dello sforzo nella seconda frazione per la troppa confidenza.
• Miglioramento del gesto tecnico della corsa, anche se si tratta di un gesto naturale che solitamente si apprende da bambini.
A tutto questo si aggiunge un altro enorme vantaggio, che spesso rappresenta la causa di demotivazione in chi approccia alle multidiscipline, che è la conoscenza e la gestione della frazione a nuoto, sia dal punto di vista energetico-muscolare ma, soprattutto, dal punto di vista tecnico.
Quanti neofiti o aspiranti tali hanno dovuto prima imparare a nuotare (non nel senso di galleggiare ma nel senso di poterlo fare con ambizioni agonistiche) e solo poi hanno potuto concedersi la gioia di una vera a propria gara FiTri?

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