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Questa bella ragazza dagli occhi di luce è stata, insieme a me e a Dario Nardone, la presentatrice del Gala del triathlon.

In conseguenza di un brutto incidente, nel 2009 diventa paraplegica, ma la reazione di lei è forte: scopre, attraverso lo sport, un nuovo modo di vivere. «Sì, la mia nuova vita, quella che io chiamo la mia seconda possibilità».

Cioè?

Dopo una lunga degenza in un centro di neuro riabilitazione incentrata sul gesto sportivo come mezzo per la reintegrazione sociale, sono venuta a conoscenza e ho potuto provare quasi tutti gli sport per disabili, dal ping pong alla scherma, passando per il nuoto, l’handbike, il tennis e la wheelchair, insomma sono stata catapultata in un mondo nuovo, un mondo ai più sconosciuto ma fatto di gente che non si arrende, che va oltre i limiti, per me un mondo fatto di eroi. Proprio grazie al loro esempio sono riuscita a fare della mia disabilità un punto di forza, e ho deciso di affrontare tutte le nuove sfide che la vita mi metteva davanti: ho iniziato a fare paracadutismo perché ricercavo l’adrenalina, ho partecipato a un progetto di sperimentazione con un esoscheletro “Rewalk” e ho portato a casa nel giro di un anno e mezzo un record mondiale, in mezzo ci ho infilato delle sfilate di moda per la fondazione Vertical, insomma avevo voglia di spingermi sempre un po’ oltre e poi, finalmente, è arrivato il triathlon. Grazie al Progetto Triuno, che nasce da un’idea di Marco Bardella e Antonella Giusti, ho trovato grandi amici, perché il triathlon per me è anche questo: persone con una passione in comune che si supportano a vicenda, insomma ho trovato quell’adrenalina che cercavo, quella che mista a paura senti prima di iniziare una gara, quell’adrenalina che ti fa arrivare al traguardo anche se senti che le forze ti stanno lasciando.

Come ti definisci?

Sono solo una persona normale, con molta voglia di vivere e che non smette di sognare.

Più emozionata sul palco o alla partenza della tua prima gara?

Sicuramente più emozionata sul palco, e credo si sia visto. In gara c’è concentrazione, una preparazione non indifferente, tutto questo dà sicurezza. Sul palco invece… beh, lì è improvvisazione, può venir fuori la domanda insidiosa o la situazione difficile da gestire.

Progetti futuri?

Voglio impegnarmi, questo è certo, però non mi esprimo su progetti e obiettivi, questi saranno la conseguenza dell’impegno profuso. E poi, come disse Picasso, “L’ispirazione esiste, ma ci deve trovare già all’opera”.

(Tratto da Triathlete n. 216 - Marzo 2015)