Traumi e piccoli infortuni: terapia del freddo o del caldo?

Traumi e piccoli infortuni: terapia del freddo o del caldo?

26 Aprile, 2022

(Vincenzo Ferrara) Traumi dopo un allenamento e piccoli infortuni? Rivolgersi al proprio medico è sempre consigliabile per non sottovalutare i possibili rischi, ma che cosa fare nell’immediato? Terapia del freddo e quindi applicare il ghiaccio o un impacco caldo? Quante volte ci siamo posti questa domanda rimanendo nel dubbio? Qual è la soluzione più adatta? Ecco una guida specifica, basata sull’evidenza scientifica, per la durata e la frequenza appropriata di ogni singola sessione di autotrattamento.

Ghiaccio quando e come

Sfatiamo un mito legato a un consiglio che da sempre viene dato per migliorare l’edema subito dopo un infortunio acuto: il ghiaccio non riduce il gonfiore. Il suo effetto principale, invece, è quello di antidolorifico, dal momento che la sua applicazione comporta una riduzione della velocità di conduzione del nervo e, di conseguenza, una diminuzione del dolore nei tessuti più superficiali. Tale effetto facilita una precoce esecuzione di esercizi e mobilizzazioni ed è stato inoltre dimostrato che muoversi consente una riduzione del gonfiore più rapida. Gli effetti fisiologici della terapia del freddo comprendono una diminuzione del dolore, del flusso sanguigno, dell’edema, dell’infiammazione, dello spasmo muscolare e della richiesta metabolica in seguito a lesioni muscolo- scheletriche acute e a indolenzimento muscolare a insorgenza ritardata (DOMS).

Esistono prove scientifiche limitate a sostegno dell’efficacia della terapia del freddo. Anche se ne è largamente consigliato l’utilizzo, le sue conseguenze positive sono minime.

La sua applicazione

Compressione ed elevazione sono i principi di base della gestione della lesione acuta dei tessuti molli. Il cambiamento di temperatura all’interno del muscolo dipende dal metodo e dalla durata dell’applicazione del ghiaccio, dalla temperatura iniziale e dalla profondità del grasso sottocutaneo. L’evidenza suggerisce di porlo sulla parte interessata per circa 10 minuti. L’obiettivo da raggiungere per avere un effetto antidolorifico è una riduzione della temperatura cutanea da 34-35 °C a 10-15 °C. Ad esempio, per circa 10 minuti si può applicare ripetutamente sulla pelle del ghiaccio tritato in una busta di plastica. Se la zona dolente è superficiale, come nel caso della caviglia dopo una distorsione, il tempo di applicazione può essere di 5-8 minuti. Se la struttura è più profonda, mantenere il ghiaccio per un tempo più prolungato, tra i 12 e i 15 minuti.

Attenzione: l’attività riflessa neurologica e la funzione motoria sono compromesse dopo il trattamento con ghiaccio, quindi si diventa più suscettibili a possibili lesioni fino a mezz’ora dopo il termine dell’applicazione. Tenere il ghiaccio 20-30 minuti o più non solo non dà alcun beneficio ulteriore, ma potrebbe essere causa di principi di congelamento della cute o di effetti rebound infiammatori.

Efficacia e fisiologia del caldo

Gli effetti fisiologici della termoterapia includono sollievo dal dolore e aumento del flusso sanguigno, velocizzano inoltre il metabolismo e l’elasticità dei tessuti connettivi. Esistono prove complessive limitate a sostegno dell’uso del calore topico in generale (esogeno). Tuttavia, è sta- to dimostrato che questo tipo di te- rapia termica favorisce la riduzione del dolore: la sua azione è significa- tivamente maggiore nel trattamen- to dei DOMS rispetto alla cura con il freddo. L’aumento della temperatu- ra dei tessuti stimola la vasodilata- zione e aumenta il flusso sanguigno tissutale che si ritiene promuova la guarigione, aumentando l’apporto di nutrienti e ossigeno al sito della le- sione muscolare.

La termoterapia

Vediamo un esempio di applicazione di termoterapia per le contratture muscolari: il calore può essere tra- smesso con varie tecniche, che consentono di raggiungere strati differenti. Le metodiche che provocano un reale aumento della temperatura endogena in profondità si avvalgono di strumenti come la tecarterapia, in grado di attivare processi complessi come l’aumento della vasodilatazione e della microcircolazione oltre alla riparazione dei tessuti danneggiati.

Per la termoterapia esogena è consigliabile usare impacchi caldi per almeno 20-30 minuti. Se si vuole agire su strutture pro- fonde come tendini e articolazioni è necessario innalzare la temperatura cutanea fino a 41 °C per ottenere il massimo della vasodilatazione; oltre tale soglia si rischia di provocare irritazioni e ustioni superficiali.

Esistono specifiche apparecchiature per la termoterapia esogena, che funzionano attraverso l’applicazione di fasce riscaldanti termiche distinte, ognuna delle quali controllata da uno o due microprocessori. Le fasce sono collegate a un’unità di controllo che ne regola l’intensità ed è in grado di diffondere in modo omogeneo un leggero ed efficace calore su vaste aree del corpo attraverso l’emissione di un segnale infrarosso a 1.400 nanometri circa. Tramite questa sollecitazione l’organismo reagisce con un aumento della circolazione sanguigna segmentale e con l’incremento del metabolismo in modo del tutto fisiologico. Il mantenimento co- stante della temperatura desiderata durante tutto il tempo di applicazione massimizza i risultati.

Terapia del freddo o del caldo in sintesi

Il freddo va utilizzato come antidolorifico per traumi, distorsioni articolari e infiammazioni.

Il caldo, invece, va usato per problematiche muscolari (DOMS) e tendinee oltre che per incrementare la vasodilatazione e la mobilità delle articolazioni.

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