Piedi a confronto

Piedi a confronto

17 Febbraio, 2016

Differenza di usura e problematiche tra lo sport “più amato dagli italiani” , il calcio, e quello che “ci fa girar la testa”, il triathlon

Basta una radiografia per capire lo sport praticato. L’alterazione della struttura ossea non tradisce mai. Semplici radiografie dei piedi eseguite ad atleti con alle spalle stagioni di attività fisica potrebbero rivelare lo sport praticato sulla base di alterazioni parafisiologiche dell’anatomia ossea. Il confronto tra attività calcistica e triathlon è un esempio pratico molto chiaro, dove il gesto atletico porta a un’usura che ha caratteri di specificità.

Nel calcio

Abbiamo gli spostamenti laterali, i cambi di direzione, i contrasti, i gesti atletici estremi che portano il piede a forzare l’articolarità anche quando non arriviamo a veri e propri episodi distorsivi. Questa situazione porta nel tempo a momenti infiammatori ripetuti dei profili articolari. Lo stress ripetuto nel tempo causa micro-calcificazioni periarticolari che limitano progressivamente la mobilità della caviglia. Il fenomeno è molto soggettivo e collabora con esso la predisposizione anatomica così come fattori di carattere metabolico. Oltre al piede impegnato nello spostamento del corpo abbiamo un piede balistico ovvero strumento e tramite nel momento del calciare. In tale situazione, l’iperestensione può generare traumatismo per conflitto tra il profilo postero-inferiore della tibia e l’astragalo, con possibili piccoli distacchi ossei proprio di quest’ultimo elemento osseo. Vi è poi da prendere in considerazione la calzatura del calciatore, fornita dei canonici tacchetti o lamelle di materiale plastico, è un elemento determinante per il grip con il terreno di gioco. Le mancate torsioni determinate da questo stato di cose possono incidere negativamente a livello delle articolazioni di caviglia e ginocchio, con la possibilità di importanti eventi distorsivi.

Nel triathlon

Il piede è sempre molto impegnato, specie nella 3ª frazione, da un punto di vista legamentoso, soprattutto quando la superficie di appoggio non è regolare ma le strutture più a rischio sono quelle tendinee là dove trovano inserzione nelle parti ossee del piede. Le più sollecitate sono l’inserzione distale del tendine di Achille, quella del tibiale posteriore e quella prossimale della fascia plantare. In tali sedi possono crearsi infiammazioni croniche e, nel tempo, calcificazioni. Queste calcificazioni possono anche rimanere silenti per poi dar segno di sé quando perdono continuità ovvero sono sede di fratture al loro interno. Altro fattore da considerare è la distanza: la corsa prolungata sollecita molto anche l’osso da un punto di vista strutturale e, a livello metatarsale, sono possibili fratture da fatica che richiedono del tempo per una guarigione idonea alla ripresa dell’attività fisica.

Il sovraccarico

Un calciatore ben allenato può arrivare a correre circa 10 km nell’ambito dei 90’ di gioco; di questi molti vengono fatti a lenta andatura, altri a velocità massimale con la costante di continui cambi di ritmo e direzione. Questo vuol dire che lo schema motorio cambia in continuazione con effetti positivi ai fini del sovraccarico. Se poi il manto erboso è in buone condizioni, il traumatismo da impatto con il terreno viene a essere realmente poco significativo. Il trauma è legato in particolar modo al contrasto o al gesto estremo poco controllabile. Nella triplice, in modo particolare nella corsa prolungata, la superficie di appoggio è solitamente l’asfalto, il gesto motorio è tendenzialmente ripetitivo e il sovraccarico risulta importante in relazione ad alcune tipologie di allenamento dove i chilometri percorsi sono ragguardevoli. In sintesi, le patologie nei due sport si differenziano e mentre nel calcio prevale l’aspetto traumatico legato in modo statisticamente rilevante al contatto fisico e alla velocità richiesta, nel triathlon, e più specificamente nella corsa, la sollecitazione del piede è su base microtraumatica dove l’impegno prolungato amplifica alterazioni motorie di tipo biomeccanico e/o anatomico.

Patologie più frequenti

Nel calcio le patologie più frequenti sono le distorsioni di caviglia e la conseguente instabilità. Negli esiti di infortuni occasionali la rieducazione propriocettiva risulta di importanza notevole per scongiurare possibili recidive. Nei casi conclamati è necessaria la terapia chirurgica con una ricostruzione capsulolegamentosa. Nell triathlon le tendiniti del tendine di Achille richiedono una verifica della tipologia dell’appoggio del piede e l’eventuale adozione di ortesi plantari a scopo correttivo. Nelle patologie tipicamente inserzionali sempre del tendine di Achille che limitano il normale svolgimento dell’attività, è più frequente il ricorso alla terapia chirurgica.

 

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