“Andiamo! I nostri atleti Élite Triathlon per la stagione 2026, un nuovo progetto nato dalla ricerca di Agonismo in ogni disciplina”. Poche righe. Quanto basta a Swatt Club per raggiungere quasi 1000 like in neanche mezz’ora dalla pubblicazione del post. Michele Bortolamedi e Luisa Iogna Prat sono i nuovi atleti élite dello Swatt Tri Club 2026, il progetto parallelo a quello ciclistico del team Solowattaggio, nato dalla visione del presidente Carlo Beretta e anticipato qualche mese fa durante un video podcast “La palestra di Platone“ dove è stato ospite di Ivan Risti e Alessandro Tomaiuolo.
Ivan Risti e Daniel Fontana a supporto del progetto
Anche se i primi pro a sposare la “filosofia dell’agonismo” sono stati Ivan Risti e Daniel Fontana (oggi age-group, anche se è follia chiamarli così), il desiderio del “Pres” (come viene soprannominato Carlo Beretta all’interno di Swatt), è quello di provare a replicare quanto di buono è stato costruito fino ad ora nel ciclismo: «Quando abbiamo preso Gaffuri aveva 20 anni. Era stato mandato via da una squadra. Non sapeva se fare ciclismo o triathlon. Quest’anno andrà al World Tour. Vogliamo entrare con due giovani èlite, un uomo e una donna che siano un po’ il riferimento per tanti altri ragazzi e ragazze, fornire loro un programma di supporto e provare a ricreare le condizioni di quando Fontana, ai tempi dei primi 70.3 in Italia, era un simbolo per tanti triatleti. Non ci interessano i corpi militari, vogliamo dare un’opportunità a quei giovani con del potenziale da esprimere. Vincere non è solo un fatto di classifica, ma di ispirazione e comunicazione. Ci interessa far vedere quello che non fanno vedere gli altri, anche le cose negative. Poi, ovviamente, non andremo alle gare per fare 15esimi e dire “tanto va bene lo stesso”».

La storia di Mattia Gaffuri è forse l’esempio più eclatante di quello che lo Swatt Club è riuscito a fare nel ciclismo. Ma ci sono anche nomi come Asbjørn Hellemose Hansen, che dal 2025 è rientrato nel World Tour col Team Jayco AlUla, e Nicolò Pettiti, classe 2002, che alla fine del 2024 aveva pensato di lasciare il ciclismo. In Swatt ha trovato una casa. E nel 2025 ha chiuso 13° ai Campionati Italiani èlite.


La visione del primo quadriennio
Lo Swatt Tri Club ha alzato subito l’hype con l’apertura di un account Instagram dedicato, il cui primo post (un’immagine col nome del team e la didascalia “Let’s go. 2026.”) ha prodotto tanti like ma soprattutto tante domande arrivate in DM. Curiosità e richieste, alle quali Carlo Beretta ha cominciato a dare qualche risposta: «Stiamo pensando a una pianificazione per un primo quadriennio. Ci interessa essere più presenti agli eventi, almeno un paio all’anno e sicuramente a marchio IRONMAN che attualmente rispecchia molto il DNA Swatt».
Ma come si può definire il DNA di un team come quello Swatt Club? La risposta, tra le righe, l’ha data sempre Beretta: «No agli Ambassador. Sì all’appartenenza. Swatt è un amatore che sogna di vincere, anche se consapevole che magari non ci riuscirà. Swatt è Greg Van Avermaet che vorrebbe allenarsi di più ma deve accontentare anche sua moglie e restare un po’ di più a casa».
In uno sport di continue innovazioni e dai contorni futuristici come il triathlon, lo Swatt Club Triathlon Department conserverà la stessa visione futuristica che ha contraddistinto la squadra ciclistica in questi ultimi anni. Perchè l’evoluzione non la puoi fermare. Così come l’agonismo. Life is Racing. Racing is Life.
Swatt Club, l’importanza di avere una visione
“È importante avere una visione“ non è solo il titolo di una delle canzoni contenute nel secondo album del giovane cantautore italiano Tropico, ma uno dei pilastri fondanti della filosofia Swatt Club, il collettivo che dal 2013 prima (col blog Solowattaggio) e dal 2017 poi (con la nascita della ASD ciclistica, che per il 2026 ha già ricevuto 650 richieste di tesseramenti), unisce e include tutti quegli atleti che, per loro natura, hanno (e vogliono avere) un approccio allo sport libero da vincoli ed etichette, praticando “agonismo” in purezza. Come quella dell’aria che si respira ad alta quota e che ha dato il via a un piccolo miracolo sportivo: «Siamo nati in una cabinovia durante una gara di sci, scrivendo da subito i primi pagelloni sul blog. Al centro dei discorsi su quella cabina c’era però il ciclismo. Avevamo vissuto l’infanzia con Armstrong, Cunego, Simoni. Stavamo vivendo l’epoca di Sky, Nibali, Boonen e Cancellara. Stava arrivando Sagan. Nei primi anni sono iniziate subito le avventure al Tour, alla Roubaix e al Giro con i primi Swatt Corner. A quei tempi intervistavamo i nostri giovani più forti, da Moscon, Ciccone fino a Martinelli», hanno scritto “il Pres e il Kaiser” (all’anagrafe Carlo Beretta e Francesco De Candido, tra i “senatori” Swatt) nell’incipit dell’articolo “Perchè lo Swatt Club è un modello unico al mondo?”, pubblicato su blog Swatt ancora attivo e prolifico. E che oggi suona come un eco di cui fare memoria quotidiana.

Swatt Club: sci, ciclismo e…
Eh già, perchè i ragazzi dello Swatt Club cresciuti a pane, sci e ciclismo, oltre ad aver saputo instillare la fiamma dell’appartenenza a un ideale fatto di passione, desiderio, sudore, “sigari e aperte”, sono riusciti anche a creare da zero un nuovo modo di approcciarsi allo sport, scardinandone un altro fatto di vecchi concetti e preconcetti mai superati ed entrando nel World Tour dopo aver piazzato nell’ultima stagione due suoi atleti, Filippo Conca e Mattia Gaffuri, sul gradino più alto dei podi del Campionato Italiano di Ciclismo e Gravel. «Non abbiamo aperto una squadra per vincere le granfondo, ma per viverle e emulare i nostri idoli», si legge sempre in quell’articolo di cui sopra. La cosa folle è che poi le granfondo le hanno vinte per davvero, e pure in maniera “pesante”. Solo per fare qualche nome: Tre Valli Varesine, New York, Aalborg (Danimarca), quest’ultima comprensiva di titolo mondiale UCI.


…triathlon
E poi c’è il triathlon, lo sport che Sir Bradley Wiggins, più o meno nel periodo più alto della sua carriera, aveva definito così durante un’intervista: «Il triathlon? Tre sport fatti malissimo». Ma che per il presidente Swatt Club Carlo Beretta trasuda agonismo da tutti i pori, come ha raccontato lui stesso ai microfoni di Ivan Risti e Alessandro Tomaiuolo nel quinto episodio de “La palestra di Platone“, il podcast di Radio Swatt ispirato al filosofo greco che parlava di sport come strumento per raggiungere la conoscenza: «La frase di Wiggins è agonismo puro. Lo dici, lo sai, ma poi lo fai. Secondo me è interessante il fatto che il triathlon sia meno noioso rispetto al ciclismo. Ti dà la possibilità di scegliere se invece di fare schifo in bici, fare schifo in acqua».
Fa sorridere, certo, ma a pensarci bene è davvero così. Probabilmente perchè, come ha ricordato Alessandro Tomaiuolo, “il triathlon ti perdona molto di più l’incompletezza rispetto ad altri sport”: «È molto difficile che si arrivi al triathlon senza aver mai praticato almeno uno sport nella propria vita. Il bello è che la sua multidisciplinarietà e complessità sono in grado di coprire le lacune verticali su una singola o specifica disciplina». Come a dire che, “di riffa o di raffa” la si porta a casa. E questo aspetto fa gasare qualsiasi amatore, o meglio age-group, come ha specificato poi Beretta: «Bello dire age-group invece che amatori. Non sei un pro, ma quasi».

Gasarsi per aver finito una gara. Lo sanno bene tutti i triatleti, anche quelli iscritti allo Swatt Tri Club, la “succursale” Swatt della mutlidisciplina aperta nel 2018 e che oggi conta oltre 150 age-group (seconda società in Italia per tesserati e prima, in Italia, nella IV divisione del TriClub Global Ranking IRONMAN) che gareggiano con quello spirito di pura libertà alla base del pensiero Swatt Club: «Quando abbiamo aperto la ASD ciclistica, le prime domande che ci facevano erano sul numero di uscite e di gare da fare, quanto questo, quanto quell’altro. Non c’è mai stato nessun obbligo da parte nostra. Uno si deve obbligare da solo. Poi per fortuna hanno smesso di chiedere. Noi abbiamo cercato di dare uno stimolo emotivo, un’idea di gruppo e di libertà. Vuoi fare agonismo? Le porte sono aperte. Spesso ci dicono che siamo esclusivi, ma siamo i più inclusivi nel dire che non ci sono differenze. Vieni quando vuoi e fai sport come vuoi».
(Giacomo Petruccelli)


