• Questo mese, un po’ di attenzione è rivolta a chi proprio ragazzino non è più. E quindi quali accorgimenti, modifiche e scelte per l’allenamento bisogna fare? Il recupero e i carichi sono la prima cosa da tenere sott’occhio. Simone Diamantini ci spiega il suo punto di vista sull’allenamento del triathlon dopo i 40 anni, logiche di training e carichi proporzionati, soprattutto per chi inizia tardivamente. Il quesito posto da Giorgio Rondelli: è meglio correre atterrando al suolo prima con il tallone o prima con l’avampiede? O una via di mezzo? La risposta nel suo articolo. Il nostro tecnico Luca Gozzi tratta del trasferimento dell’allenamento dalla piscina alle acque libere, mare o lago, approfittando dell’estate. Trasferimento che va affrontato con le dovute cautele. Andrea Gabba ci fa strada nell’esordio più temuto: il primo Ironman, quello che per tutta la vita non dimenticheremo mai, ma la mancanza di esperienza può giocare brutti scherzi, per non fallire, ecco i suoi 10 consigli. Nadia Cortassa: il ciclismo è erroneamente l’aspetto meno curato da parte dei nostri settori giovanili; pensare che la bici abbia un’importanza relativa in gara significa non avere una visione rivolta verso l’alto livello da parte di alcuni tecnici di base.

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  • Un triatleta ben organizzato è capace di ritagliarsi degli spazi per l’allenamento quotidiano impensabili per una persona comune, come l’alba o la pausa pranzo. L’allenamento serale rimane però quello più comune per chi si allena “solo” una volta e per chi può permettersi il doppio giornaliero. Come sempre è necessario presentarsi all’inizio dell’allenamento con i “serbatoi” pieni di energia ma senza processi digestivi in corso.

  • Sull’allenamento di corsa o in bici la mattina presto a digiuno esiste già una vasta letteratura nell’ambito delle metodologie di allenamento, specialmente riferito alle gare di endurance podistiche o alla prova di triathlon lungo.

  • Start up season 2018: sport alternativi

    Arrivati al termine di una lunga stagione di triathlon dove per terminare il nostro Im Full Distance o 70.3 abbiamo nuotato, pedalato e corso per mesi, è doveroso concedersi una pausa e variare almeno per alcune settimane la nostra routine classica di allenamento. Questa fase introduttiva che può variare dalle quattro fino alle otto settimane ci permette di lavorare su aspetti fondamentali della preparazione, riuscendo però a uscire dal consueto schema di allenamento. Proprio perché ci troviamo in una prima fase di costruzione, cercheremo attraverso attività alternative di mantenere efficienti due pilastri della preparazione, ossia l’endurance di base e la forza. Vediamo come impostare il nostro start up season 2018 attraverso sport alternativi.

  • In discesa, come in salita, è molto importante avere una buona posizione in bici, con un buon equilibrio dinamico tra le articolazioni, respirazione corretta, ottima aerodinamicità e distribuzione adeguata dei pesi tra le due ruote; si favorisce così il massimo lavoro muscolare senza compromettere l’equilibrio fisiologico ottimale di tutto l’apparato muscolo-scheletrico. Molto spesso la discesa da affrontare in bici, nelle gare di triathlon, è vista da molti come un ostacolo, soprattutto se le condizioni metereologiche non sono delle migliori. Scendere è, invece, quanto mai naturale proprio come salire o affrontare una curva. Le stesse regole che valgono nel superare una curva in pianura possono essere applicate alla discesa.

  • TRA LE CORSIE DEL NUOTO LIBERO L'IMPORTANTE E' SOPRAVVIVERE

    Chi ha il tempo o semplicemente la possibilità di allenarsi con un gruppo di nuotatori master, con un coach a bordo vasca che diriga le danze, può ritenersi davvero fortunato e lasciarsi andare a qualche ghigno leggendo le seguenti righe. 
    Chi invece gode di orari flessibili, ma non regolari, chi deve adeguarsi a esigenze familiari e lavorative piuttosto restrittive e custodisce nel portafoglio la tessera “a ingressi” per la piscina più vicina si ritroverà perfettamente nel racconto di queste righe.

    Nel 70% dei casi in cui ci presentiamo a bordo vasca con lo zaino in spalla da una parte e il “pizzino” dell’allenamento nella mano opposta troviamo un’immagine delle corsie dedicate al nuoto libero che è molto simile a quella dell’autostrada A4 durante gli orari di punta. Sull’asfalto vige il codice de lla strada, scritto, depositato e teoricamente studiato a menadito da tutti i patentati, qui, tra le corsie, vige la regola del bon ton, del codice deontologico del buon nuotatore.

    1. Niente Omertà

    Sembra strano, ma la comunicazione, verbale e non, è tutto anche in vasca. Sei un triatleta, hai in programma esercizi particolari, ripetute lunghe, andature sostenute: dichiarati. Molti ti riconosceranno al tuo arrivo, ma alcuni non capiranno perché hai le gambe depilate e nemmeno perché fai tutto ciò che c’è scritto sull’inseparabile tabellina e non sgarri di 1” i ritmi: spiega ciò che fai, cerca la complicità dei tuoi compagni di corsia. Spesso, sui blocchi di partenza di ogni corsia, c’è un cartello che indica l’andatura della stessa: anche se vi sentite velocissimi, entrate in quella dedicata alla poco identificabile “andatura media”, ne gioverete voi stessi e ne beneficeranno gli altri nuotatori. Importante: non entrate di nascosto in corsia, fatevi vedere da tutti i nuotatori già presenti, magari entrando con calma e attenzione e rimanendo fermi al bordo per fare in modo che tutti si accorgano della vostra presenza e vi tengano in considerazione da quel momento in poi. Così facendo, si eviteranno spiacevoli incidenti.

    1. Aiuto, le virate!

    I triatleti spesso non eseguono la virata con capriola: molto male, ma di questo ne parleranno i tecnici. In ogni allenamento, sarà necessario affrontare un cambio di direzione almeno un centinaio di volte e il momento in cui ci si avvicina al muro che delimita la vasca è il più delicato: c’è sempre troppo traffico. Per chi è in sosta: vietato stare al centro della corsia, anche se la maniglia sotto il blocco di partenza risulta particolarmente comoda. Se qualcuno, inavvertitamente, vi urta facendo la virata sapete già i motivi: eravate nel posto sbagliato e avete torto marcio. Per chi sta nuotando: è fondamentale avere sotto controllo la situazione ed evitare repentini cambi di direzione che potrebbero trarre in inganno chi sta fermo e cerca di lasciarvi spazio. Si può anche rallentare, fallire di un secondo l’andatura prestabilita, ma evitare scontri dolorosi per il corpo e il morale. Ma come si effettua la virata? Quando si entra negli ultimi 5 m della vasca (la corsia cambia anche colore), ci si sposta da destra verso il centro, si effettua la capriola o semplicemente il cambio di direzione al centro o nella metà sinistra della corsia e ci si spinge dal muro verso il lato “di marcia”. In questo modo eviteremo di scontrarci con chi ci segue che, in caso di errato svolgimento di questa fase, è costretto a fermarsi per evitare lo scontro.

    1. Divieto di sosta

    Per consentire ai compagni di corsia di nuotare senza intoppi è assolutamente vietato fermarsi contro il muro, impegnando tutta l’area di virata: meglio sostare a lato, cercando di occupare meno spazio possibile. Da che parte? Meglio a destra (tenendo come riferimento il senso di marcia dell’ultima vasca nuotata). In alcune piscine, c’è un lato dove si tocca e apparentemente è il lato giusto per le soste, ma non sempre è così. Fate caso a dove sono posizionati i blocchi di partenza, dove sostano i coach: quello è il lato corretto per iniziare gli esercizi, per fermarsi, per entrare e uscire dalla vasca.

    1. Senso di marcia

    Argomento che appare superfluo, ma non sempre è così: di solito si procede mantenendo la destra, come per strada. Non si deve nemmeno procedere in corrispondenza della striscia blu sul fondo della vasca... avete idea di che cosa potrebbe succedere se in auto viaggiassimo a cavallo della striscia bianca di mezzeria?

    1. Armi di distruzione di massa

    Non c’entrano i batteri, nemmeno le testate nucleari: stiamo parlando di pinne e palette, in tutti i formati conosciuti. Alcune piscine ne vietano l’utilizzo, noi siamo per l’uso consapevole: quando c’è traffico in corsia, i contatti sono frequenti e, se si utilizzano questi attrezzi, si rischia di provocare piccoli infortuni. Quindi, perché non sfruttarli al meglio per controllare ancora di più la nuotata, utilizzandoli quando si è più concentrati sulla tecnica che sull’andatura? I compagni di corsia ringraziano.

    1. Fatta la legge, trovato l’inganno

    Avete un programma di ripetute lunghe, ritmi standard e di migliaia di noiosi metri (che ogni tanto sono necessari) e c’è troppo traffico in vasca? Poco male, è il giorno giusto per stravolgere i programmi e dedicarsi alla cura della tecnica, della coordinazione, della rapidità, oppure effettuare qualche cambio di ritmo, allenare le gambe, nuotare ad andature mai provate prima su distanze molto corte (25 m), tutti esercizi che si possono svolgere anche con 10 persone in corsia. Certo, il traffico in vasca vi ha negato la gioia di un divertentissimo allenamento con un lavoro centrale da 25x100 (riposo 10”) oppure una di quelle infinite scalette (o piramidi), ma il vostro coach troverà modo e tempo di farvelo recuperare con gli interessi, dopo essersi complimentato con voi per la seduta alternativa che avete messo in piedi in pochi secondi.

  • Ecco per voi il generoso blocco dell’allenamento, coi nostri tecnici a dispensare tutta una serie di consigli utili per i prossimi mesi invernali e con l’occhio attento alla nuova stagione

  • Non c’è dubbio che uno dei leitmotiv della preparazione di un atleta/triatleta/runner sia rappresentato dai lavori di forza o di potenziamento muscolare che dir si voglia. Allenamenti che trovano la loro massima espressione durante la preparazione invernale ma che poi, naturalmente, necessitano di qualche sistematico richiamo durante la stagione agonistica. Se sull’indispensabilità di migliorare la forza muscolare non ci sono dubbi, non sempre si hanno le idee chiare sul come farlo, nel rispetto delle caratteristiche individuali di un atleta riferite anche alla disciplina in cui gareggia.

  • Introduzione e aspetti generali (Prima Parte)

    preparazione in palestra, nel triathlon moderno, ha assunto notevole importanza.

    Il triatleta, prima di allenare le qualità fisiologiche aerobiche e lattacide nelle tre discipline, deve costruire una buona resistenza muscolare, migliorare la flessibilità di muscoli e tendini e stabilizzare i muscoli del tronco e del core. Questo è importante ai fini del miglioramento prima della postura del corpo, poi delle prestazioni agonistiche, ed è indispensabile per ridurre al minimo la possibilità di incorrere in infortuni.