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Carta canta. Anzi, incanta. Per il suo ultimo articolo sul blog sportivo "Vado di Corsa", Antonio Ruzzo de "Il Giornale" parte dalle considerazioni di Marco Sbernadori sull'editoriale del numero di giugno di "Triathlete": in un mondo sempre più virtuale, la carta è magia. Sfogliarla, un rito irrinunciabile

In un mondo sempre più online, in cui il recente contesto sanitario non ha fatto altro che chiudere alla fisicità, per aprire ulteriormente alla virtualità, anche lo sport (non solo le testate giornalistiche che ne parlano) ha trovato una propria dimensione più astratta, fatta di gare virtuali sui rulli o sul tapis roulant, di classifiche consultabili (esclusivamente) da computer o dispositivi mobili, di pettorali o diplomi spediti via email. Eppure, di sportivi che un file .pdf con il proprio numero di partenza o il proprio risultato lo vogliono stampare a tutti i costi ce ne sono ancora. Perché la carta si tocca: sgualcisce, è vero, scolorisce, ma la puoi incorniciare, nel romantico tentativo di fermare il tempo. Lo stesso tempo che oggi scorre compulsivamente tra una notizia (online) e l'altra. Mentre la carta resiste e si lascia ancora sfogliare.
Il nostro numero di giugno è sulla scrivania di un vero intenditore. Che non ha certo fretta di leggerci.
Perché con la carta si può aspettare. Respirare. Riflettere. Qui il suo bellissimo pensiero al riguardo.

Grazie ad Antonio.
E a tutti voi "romantici del cartaceo".