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Così è Mariluz Viñas nel suo Reto del Camino, la sfida del Camino

Lungo i km del Camino di Santiago di Compostela, l’affascinante percorso nel nord della Spagna, abbiamo incontrato l’atleta caraibica Mariluz Viñas che lo ha corso nella sua interezza: 780 km in 15 giorni, una media di 52 km al dì, quasi 19 maratone, da Saint Jean Pied de Port, paese dalla magica atmosfera nei Pirenei francesi, fino a Santiago. Perché quest’impresa? «Per cercare nel mio piccolo di fare qualcosa di grande: aiutare i bimbi dominicani malati di cancro, e che non hanno risorse economiche, a potersi curare»; è la Fondazione St. Jude, della Repubblica Dominicana, che se ne occupa coprendo totalmente le spese mediche, diagnosi e cure comprese. In questa terra non c’è un’assistenza sanitaria pubblica efficace. No, qui se non hai soldi sei lasciato al tuo destino. Perciò Mariluz si è presa a cuore questa situazione e ha deciso di attuare una grande sfida fisica e mentale: ha corso per loro, «per dare ai bimbi quello che si meritano: una vita serena». Non è certo facile, ma la piccola/grande atleta ha buoni muscoli, forte testa e, soprattutto, grande cuore. E infatti ce l’ha fatta, nonostante pioggia, vento, sole, salite, nonostante giornate difficili, giornate così. 


Strada correndo

Nel suo macinare km quotidianamente, ha incontrato gruppi di pellegrini coi quali si è fermata a spiegare la sua causa, raccogliendo così anche alla spicciolata fondi che si possono donare con bonifico. Ogni giorno Mariluz ha corso per un bimbo in particolare; li conosce tutti personalmente, a uno a uno, ed è proprio questo filo diretto che l’ha commossa ogni giorno quando, prima di partire, dedicava loro un video-messaggio: «Insieme ce la possiamo fare». E infatti i km sono corsi veloci sotto la sua implacabile falcata che, costante, è avanzata sempre con rinnovata energia. Sempre col sorriso sulle labbra, nonostante la fatica. Com’è possibile?

La magia del Cammino 

«Mi sono sempre sentita benissimo, nessun dolore, stessa forza e stesso entusiasmo ogni mattina che ripartivo. Non so se è stata la forte motivazione, il team af fiatato che mi ha seguito, la grande preparazione che ho fatto». Forse tutto questo insieme. Qual è stato il momento o il luogo più suggestivo? «Sulla cima di una piccola salitina, a La Cruz, una specie di monolito sulla cui punta si staglia una croce di ferro alla cui base i pellegrini depositano la pietra che si sono portati dentro il loro zaino dall’inizio del cammino, a simboleggiare che è proprio lì che lasciano i loro problemi, pesi, le loro pene. Tanti bigliettini, foto, scritte, pupazzetti testimoniano pezzi di storie di vita. Appena sono arrivata lì, una donna inginocchiata si è messa a cantare una melodia dolce e struggente. Il mondo si è fermato, un silenzio irreale è sceso sulla scena e io ho provato brividi di emozione».

Col trascorrere dei giorni 

Nei giorni, la sua visibilità mediatica, tra web, radio, Tv e passaparola tra i pellegrini («È la donna che va corriendo») è andata aumentando così che, di paesino in paesino, i podisti del luogo le si sono affiancati nella corsa per brevi o anche lunghi tratti. Proprio come una moderna Forrest Gump. Sempre, invece, al suo fianco il coach Luca Zaramella, sempre a pedalarle accanto e a passarle borracce, panini, integratori, cambi di maglie.

Storie lungo la carretera 

Tante le cose successe lungo la strada, bella e suggestiva, nonostante i suoi faticosi up and down, a volte noiosa con i suoi infiniti drittoni. Mariluz è stata persino intervistata da un attore famoso in Cina, il re delle fiction, il George Clooney asiatico: Ren Zhong, anche lui qui in terra spagnola in veste di pellegrino, che ha voluto conoscerla perché interessato alla sua storia. Altro evento particolare: in un ristoro intermedio, a Pont Marin, Mariluz incredibilmente ritrova un’amica d’infanzia della Repubblica Dominicana; quarant’anni di vita le aveva separate ma l’amica, saputo dell’impresa, si è fatta trovare nella piazza centrale ad accoglierla a braccia aperte. Lacrime e commozione, ma bisogna ripartire subito. Lungo il tragitto, l’atmosfera mistica del Cammino si è resa quasi palpabile: Mariluz incontra una processione con la croce di Cristo por aftata a spalla da un gruppo di lituani che dal loro paese, sì, proprio dalla Lituania, stavano coprendo tutte le migliaia di km a piedi, attraversando l’Europa e cantando salmi a noi incomprensibili.

Fuochi di artificio nei cieli di Santiago 

In realtà sono stati fuochi di artificio simbolici, ma non per questo meno belli: all’arrivo di Mariluz a Santiago c’è stata festa grande. Ma cominciamo dall’inizio. Ultima tappa, Melide, 54 km, gli ultimi, fatti quasi tutti di corsa; l’entusiasmo di Mariluz è troppo grande per trattenersi, ora non deve più calibrarsi su distanze infinite, inallenabili. Quest’ultimo giorno può “andare a tutta”, col beneplacito del coach, anche perché lei sta benissimo, nessun risentimento muscolare, dolorino alle articolazioni, piedi gonfi. Niente, anzi, nada de nada. Mariluz sente “l’odore di casa”. Ed ecco le ultime foto scattate per la stampa: posa a fianco di due statue giganti rappresentanti i pellegrini. Siamo sul Monte Gozo, che in spagnolo significa il monte della gioia, perché è proprio da qui che i pellegrini intravedevano per la prima volta la meta: Santiago. A Mariluz fa lo stesso effetto adrenalinico, e allora giù a perdifiato, con famiglie, bambini, curiosi che si affiancano a lei nella corsa finale, ormai a poche centinaia di metri dalla piazza centrale, dove imperiosa si staglia la sagoma della Cattedrale. E qui sono ad attenderla la Tv nazionale, i fotografi, le autorità locali come l’assessore al turismo e il diacono della Cattedrale che, personalmente, le consegna la Compostela (il riconoscimento del compimento del Cammino); più che meritata. Applausi per la “campeona”. Eh sì, ce l’ha fatta. Ma gli onori non finiscono qui: il diacono la scorta all’interno della Cattedrale fino a che, sull’altare maggiore, è lui stesso che spiega a una platea gremita di pellegrini il progetto di questa “pellegrina speciale”. E, sorpresa!, lascia a lei la parola, che non si lascia di certo intimidire e, dal pulpito, improvvisa il suo discorso pieno di energia e di cuore. Un grazie a TeeTravel che ha creduto in questa impresa. Buen camino e buena suerte a tutti e per tutta la vita.