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Massimo Cigana riceve dal Presidene CONI Giovanni Malagò comunicazione del conferimento della Medaglia di Bronzo al Valore Atletico per i risultati conseguiti nel 2018

Conferita a Massimo Cigana la Medaglia di Bronzo al Valore Atletico per i suoi risultati agonistici conseguiti nel 2018. Giovanni Malagò, presidente del CONI, si complimenta con il triatleta per il meritato riconoscimento, con l'augurio di ulteriori successi.
Questo il commento di Cigana sul suo profilo social: "... e poi guardi dentro la cassetta delle lettere e vedi che ti è arrivata una lettera del CONI firmata da Malagò in cui ti viene comunicato che ti è stata conferita la Medaglia al Valore Atletico per i risultati del 2018... Che dire... sono soddisfazioni, grazie mille!". 
L'onoreficenza verrà consegnata nel corso di una cerimonia predisposta dal Comitato Territoriale del CONI. A presto con la comunicazione della data e del luogo dell'evento per chi volesse assistere e stringere la mano a un grande campione del nostro sport. Con i nostri migliori in bocca al lupo per una pronta guarigione dopo la caduta in mtb a Farra d'Alpago, che gli è costata la frattura di una vertebra dorsale.

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Qui di seguito la recente intervista a Massimo Cigana del nostro Fabio D'Annunzio, a pagina 26-27 del numero di luglio 2019 di Triathlete

Classe ’74, dal ciclismo professionistico al triathlon con un comune denominatore: la passione e la voglia di fare fatica. Massimo da sempre è l’uomo da temere nella frazione bici, dove regala prestazioni spettacolari; 102 volte sul gradino più alto del podio (alla data in cui vniva scritta l'intervista, sul numero di luglio 2019), senza mai perdere la voglia di rimettersi in gioco...

Tantissime le gare vinte, spaziando in tutte le distanze. Ti ricordi la prima?

Me la ricordo benissimo. Fu l’Olimpico di Lavarone, al mio secondo anno di triathlon. Siccome a me non piacciono le cose semplici mi ricordo che, due giorni prima della gara, mi ruppi un mignolo sbattendo accidentalmente il piede contro uno stipite della porta. Ovviamente vittoria costruita dopo una gran rimonta in bici dopo aver preso 5’ nel nuoto.

Come ti alleni, visto che gareggi quasi ogni domenica?

In effetti non mi alleno molto, preferisco gareggiare, soprattutto perché mi diverto. La gara è sempre il miglior allenamento. Gli sforzi che fai durante la competizione difficilmente li sopporti in allenamento, soprattutto di testa. Questo aiuta a migliorare. Normalmente faccio 40-50 km a piedi e 200-250 km in bici a settimana, gare comprese. Nuotare cerco di farlo tutti i giorni, visto che è la mia parte più debole.

Torniamo indietro di qualche anno: qual è il ricordo che hai di Marco Pantani?

Di Marco posso solo che parlarne bene. Una persona con un carisma incredibile. Ti metteva soggezione anche quando rimaneva in silenzio. Persona estremamente generosa, difficilmente si pagava quando si usciva con lui. Dava sempre risposte estremante intelligenti, che facevano riflettere. Era un uomo-squadra che voleva sempre i compagni attorno a sé. Ridevamo e scherzavamo molto. In bici poi era uno spettacolo, aveva una potenza leggera che incantava. Le emozioni che mi ha dato lui non me le ha date più nessuno. Di campioni nel ciclismo ce ne sono stati tanti, ma di loro non se ne parla più; di Marco se ne parlerà all’infinito assieme a Coppi, Bartali e Merckx.

Tra tutti gli avversari che hai avuto, ce n’è uno in particolare che ti ha impressionato?

Nel ciclismo ho gareggiato in un’epoca che di campioni ce ne erano a vagonate, ma i tre che mi hanno impressionato di più sono stati Pantani (ovviamente), Armstrong e Ullrich. Quest’ultimo poi quando si metteva davanti a menare faceva piangere tutti sul ciglio. Nel triathlon direi Frodeno e Kienle. Sebastian non sono mai stato capace di tenerlo in bici. Mi ricordo a un 70.3 in America (New Orleans) stavo pedalando a 48 km/h e lui mi sverniciò a oltre 50 km/h. Provai a tenerlo qualche km ma ero completamente fuori soglia e lo lasciai andare. Poi lui vinse la gara.

Fino a quando vuoi gareggiare?

È una domanda che mi fanno spesso e io rispondo sempre allo stesso modo: non ho una scadenza. Fin che mi diverto, non mi pesa allenarmi, ho entusiasmo e continuo a vincere, vado avanti. L’ambiente delle gara mi piace tantissimo.

Raccontaci il trucco per andare forte in bici. 

Non c’è un trucco particolare. Bisogna essere determinati e allenarsi bene, come in tutti gli sport. Bisogna fare tanta fatica: più se ne fa in allenamento meno se ne farà in gara. Io vado in bici dall’’85 e di chilometri ne ho fatti tanti. Ho fatto un calcolo e corrispondono a circa 15 giri della Terra. Una cosa che aiuta molto e che consiglio sono le gare ciclistiche, soprattutto quelle in circuito. Di solito sono brevi (60-70 km) ma si fa un gran ritmo. Io quando posso le faccio più che volentieri.

So da fonte certa che utilizzi poca strumentazione elettronica mentre ti alleni.

Non uso nessuna strumentazione, né quando mi alleno né in gara. L’unica cosa che utilizzo è il Gps per vedere i chilometri e la velocità che faccio. Non uso né frequenzimetri né misuratori di potenza. Sono un purista e mi piace ottenere i miei risultati grazie esclusivamente alle mie sensazioni e alla mia testa, senza essere condizionato da niente... “meno” e basta. Mi conosco talmente bene che so i ritmi che sto tenendo. Ma questa è la mia visione dello sport. So che il misuratore è uno strumento molto utile soprattutto per non sbagliare nelle lunghe distanze.

A 200 facciamo una festa?

Duecento è un filino fuori portata, ma sono sempre pronto a festeggiare!

Credit: Feralpi Triathlon.