Progetti & difetti

Progetti & difetti

01 Gennaio, 2013

Si programma la futura stagione agonistica, inevitabile l’analisi di quella passata

Rendersi conto su quali punti deboli si debba “lavorare” per cercare di colmarli è uno degli aspetti più importanti per risultare vincente la prossima fase agonistica. Chi nuota piano o male e decide di “spendere” la maggior parte delle energie in piscina, chi invece, ciclista neofita, cerca di prevedere molti chilometri, anche con il gelo, in bicicletta, chi corre piano e inizia a macinare chilometri su chilometri. È giusto cercare, in uno sport costituito da tre discipline sportive come è il nostro, di colmare il proprio gap e impegnarsi per questo progetto soprattutto durante la “pausa” invernale.

  • Disciplina d’elezione
    Spesso, dietro a questa progettualità vi è però un errore di fondo in cui spesso molti Age Group, ma anche gli Elite, incorrono, ossia colmare i deficit dimenticandosi di migliorare, stagione per stagione, i propri punti di forza. Così facendo sicuramente si migliorerà nelle discipline carenti ma si tenderà a diventare mediocri in tutte e tre le frazioni. Dobbiamo cercare, nell’ambito di un corretto lavoro di miglioramento, di non dimenticare mai il continuo “lavoro” sulla nostra disciplina d’elezione. Spiegandomi meglio, il triatleta può alzare il proprio livello di performance soprattutto se progetterà il miglioramento attraverso un “allenamento pluriennale” dove accanto a un incremento dei propri punti deboli continuerà a cercare di migliorare i propri punti di forza. Ritengo inoltre che spesso, soprattutto all’inizio della stagione, vi sia una enorme motivazione che troppo spesso risulta più dannosa che produttiva. Si concentrano molte, troppe ore di allenamento, spinti dall’obiettivo di alzare il proprio livello lavorando duro su questa o quella disciplina sportiva. Questo è un sacrificio che se improvvisato o gestito solamente dall’emotività produce pochi o scarsi risultati, ingenerando poi una spirale di “depressione” e insoddisfazione.
  • Evitare l’infortunio
    La successiva fase dopo l’improvvisazione è spesso proprio l’infortunio. Questa condizione potrebbe essere correlata a un improvviso aumento del carico. La situazione che si crea è la naturale conseguenza di un aumento improvviso del volume che non è immediatamente supportato, purtroppo, da un adeguato adattamento muscolo-scheletrico. Ecco il motivo per cui è necessario cercare di migliorare con gradualità questa o quella disciplina. Per esemplificare, è necessario ogni anno non aumentare il proprio carico medio settimanale (calcolato in ore di allenamento) di oltre il 10-15% del volume totale. Sia della singola disciplina sia dell’intero volume di allenamento. È ovvio, che essendo tre le discipline, è necessario fare qualche distinzione. Se per il nuoto è possibile, con opportune precauzioni, poter aumentare fino anche al 20% (facendo comunque un adeguato lavoro muscolare di compenso con gli elastici per le spalle) e per il ciclismo fino al 15%, per la corsa rimane un capitolo su cui prestare molta attenzione. È, delle tre discipline, quella più delicata e più traumatica, per cui è necessario avere una certa attenzione e alternare alcune settimane con un carico consistente a settimane con carico ridotto, in modo da favorire un adattamento muscolo-tendineo progressivo e produttivo.
  • Incremento di carico stagionale
    Aumento medio di ore:
    10/15% max a settimana

    • Nuoto fino al 20% medio
    • Ciclismo fino al 15% medio
    • Corsa fino al 5-7% medio

    Queste percentuali sono da considerare medie settimanali calcolate su tutto l’anno. Vi saranno quindi periodi in cui gli incrementi potranno essere sensibilmente più alti; è meglio cercare sempre comunque di evitare grossi volumi per lunghi periodi. In conclusione, il carico allenante è uno stimolo molto “importante” a cui spesso si dedica poca attenzione. Il nostro corpo è una macchina quasi perfetta, che in relativamente poco tempo può incrementare le proprie prestazioni in modo eccezionale. Dobbiamo necessariamente però aver la pazienza di dare il tempo al nostro organismo di adattarsi agli stimoli sempre crescenti del training.

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