Scia in bici nel triathlon, RaceRanger anche per gli Age-Group?

Scia in bici nel triathlon, RaceRanger anche per gli Age-Group?

16 Aprile, 2026

Torniamo a parlare di scia in bici nel triathlon e della tecnologia RaceRanger (che utilizza sensori elettronici per misurare con precisione millimetrica la distanza tra gli atleti durante la frazione di ciclismo), già utilizzata nelle gare Pro della IRONMAN® Pro Series, T100 e World Triathlon. Secondo quanto riportato di recente da slowtwitch.com, questo sistema potrebbe essere introdotto anche nelle gare degli amatori. Uno scenario che sembrava lontano ma che nel giro di pochi anni potrebbe diventare realtà. Prima di entrare nei dettagli, facciamo un piccolo riassunto delle puntate precedenti.

Tecnologia RaceRanger IRONMAN 4
© raceranger.com

Il progetto RaceRanger

Nata nel 2014 da un’idea degli ex Pro James Elvery e Dylan McNiece, RaceRanger ha ricevuto supporto finanziario da World Triathlon nel 2017 e dal 2018 collabora attivamente con Jimmy Riccitello, tra i migliori ex triatleti professionisti al mondo e oggi coach e supervisore del regolamento IRONMAN®.

Tra il 2024 e il 2025, proprio IRONMAN® ha avviato un programma di test multifase per comprendere in modo scientifico l’impatto delle diverse distanze di scia sulle dinamiche di gara. L’iniziativa è stata sviluppata in collaborazione con RaceRanger e guidata da Marc Graveline, uno dei massimi esperti mondiali di aerodinamica ciclistica e ingegneria elettronica. I risultati dei test avevano mostrato che l’aumento da 12 a 16 metri non produceva cambiamenti significativi, mentre il passaggio a 20 metri riduceva in modo sostanziale i benefici aerodinamici. Benefici confermati anche dai dati RaceRanger 2025 pubblicati da The IRONMAN Group che hanno evidenxiato una riduzione del 25% del dratfing illegale rispetto all’anno precedente.

Kristian Blummenfelt IRONMAN 70.3 World Championship Marbella 2025 Cadex Tri
Kristian Blummenfelt, IRONMAN 70.3 World Championship Marbella 2025 © Kevin Mackinnon

Come funziona

RaceRanger è una tecnologia progettata per monitorare in tempo reale il rispetto delle regole sul drafting durante la frazione ciclistica. Attraverso un sistema di sensori installati sulle biciclette, è in grado di rilevare quando un atleta entra nella scia di un altro e per quanto tempo ci rimane, fornendo indicazioni immediate sia agli atleti che ai giudici di gara.

La novità è che RaceRanger non resterà a uso esclusivo dei Pro ancora a lungo. Sono sempre più insistenti le voci che danno già in corso test e valutazioni per estendere questa tecnologia anche al mondo amatoriale, ovvero la stragrande maggioranza dei partecipanti alle gare di triathlon. Un conto però è gestire una gara con 100 atleti, un altro è passare a eventi con centinaia o migliaia di partecipanti. Una sfida enorme per l’azienda neozelandese, su più fronti. A cominciare dalla logistica: equipaggiare centinaia (se non migliaia) di bici con sensori richiede una gestione organizzativa complessa. A questo si aggiungono i costi, che dovranno essere sostenibili sia per gli organizzatori che per gli atleti.

Un altro aspetto cruciale riguarda l’esperienza di gara. Se da un lato la tecnologia promette maggiore equità, dall’altro sarà fondamentale garantire che non diventi invasiva o complicata da utilizzare per gli amatori, che rappresentano un pubblico molto eterogeneo. Nonostante queste difficoltà, i segnali sembrano chiari: l’obiettivo è rendere le gare sempre più corrette e trasparenti, riducendo al minimo le controversie legate al drafting. In questo senso, RaceRanger potrebbe rappresentare una vera e propria rivoluzione anche per il triathlon amatoriale.

Tecnologia RaceRanger IRONMAN 3
© raceranger.com

RaceRanger per gli Age-Group, il punto di vista di James Elvery

L’intervista di Kevin Mackinnon al Ceo di RaceRanger James Elvery, è ruotata attorno a quale fosse la fase attuale di sviluppo del sistema e cosa aspettarsi nel prossimo futuro: «Il 2024 è stato un anno importante: siamo arrivati a coprire 37 gare professionistiche. Nel 2025 abbiamo scelto di non crescere ulteriormente, ma di concentrarci sullo sviluppo di una nuova versione hardware e del sistema, per renderlo ancora più efficiente. Oggi abbiamo team dedicati in Europa e Nord America e un sistema sempre più facile da gestire».

Alla domanda sulla copertura prevista per il 2026, Elvery ha dichiarato: «Abbiamo già 65 eventi confermati. Gran parte di questa crescita arriva da IRONMAN® e va oltre la Pro Series. Ci sono circa 60 gare che assegnano slot per i Mondiali 70.3® e Kona, e vogliono che tutto sia il più equo possibile. Inoltre, con il passaggio a 20 metri della draft zone, RaceRanger aiuta atleti e giudici a capire concretamente cosa significhi davvero quella distanza».

IRONMAN 70.3 World Championship Marbella 2025 Caroline Pohle Canyon
Caroline Pohle, IRONMAN 70.3 World Championship Marbella 2025 © Marcel Hilger Photography

Come ex Pro, James Elvery è abituato a guardare vantaggi e svantaggi in ogni situazione, un approccio che ha conservato anche nel lavoro e che viene fuori quando si parla delle cose ancora da sistemare: «Arrivare agli amatori è sempre stato il nostro obiettivo. Dopo diversi test sulle gare Pro, abbiamo fatto una prova con 285 Age-Group a Wanaka che ci ha confermato alcuni punti critici. Ora stiamo producendo 900 nuovi dispositivi che si aggiungono ai 300 già esistenti».

Ma quali sono questi punti critici? È la domanda che si fatto Kevin Mackinnon e che ha rivolto a James Elvery. Parliamo in sostanza di “colli di bottiglia”, come li ha definiti proprio il Ceo RaceRanger:

  1. installazione dei dispositivi | montare ogni unità richiede circa 5 minuti, un tempo sostenibile per i Pro ma non fattibile per migliaia di atleti (servirebbe una squadra di 20 persone e si potrebbero formare code lunghissime). La soluzione? Distribuirli al ritiro del pacco gara (di solito un paio di giorni prima dell’evento) per avere il tempo di installarli prima del bike check-in;
  2. associare il dispositivo all’atleta | invece di utilizzare degli adesivi con i rispettivi numeri di pettorale (lavoro manuale enorme, dalla stampa professionale al ritaglio fino al raggiungimento degli atleti in hotel), si sta pensando a un QR code su dispositivo e un braccialetto per il collegamento automatico al momento del ritiro del pacco gara;
  3. registrazione dati in gara | il sistema Bluetooth (iPad) funziona bene per circa 200 atleti in una determinata area, oltre questo numero ci sono dei problemi. Ora che si sono aggiunte le schede SIM a tutte le unità, si sta pensando a un controllo online da remoto che permetterebbe anche di inviare aggiornamenti del firmware a migliaia di dispositivi contemporaneamente.
  4. recupero dei dispositivi post gara | il problema principale è gestire il recupero dei dispositivi, soprattutto degli atleti ritirati. Tra le soluzioni al vaglio, c’è quella di un live tracking per localizzare ogni unità;
  5. pulizia del dispositivo | data la delicatezza dei dispositivi, un lavaggio manuale non è pensabile, La soluzione potrebbe un design più impermeabile capace di resistere anche a pressioni elevate come quelle degli autolavaggi;
  6. uso di un doppio dispositivo | l’obiettivo iniziale era di utilizzare 1 solo dispositivo che fornisce il 90% di successo nella registrazione dati, ma quel 10% influisce molto sull’affidabilità (per esempio, se il percorso attraversa zone con segnale per il cellulare debole). La soluzione, quindi, potrebbe essere un modello “ibrido”: 2 dispositivi (come i Pro) per gli amatori con aspirazioni reali di classifica, 1 dispositivo (posteriore) per gli amatori che vivono il triathlon come partecipazione ed esperienza (il che comporterebbe una divisione degli AG in due categorie).
Dispositivo RaceRanger
© Slowtwitch.com

Proprio quest’ultimo punto apre ad un ulteriore riflessione. Secondo Elvery, infatti, nel mondo amatoriale del triathlon esistono due profili di atleti: quelli che pretendono equità e controllo delle regole perché si giocano una qualifica, e quelli che sono più focalizzati sull’esperienza personale e che, in qualche modo, sanno già di non avere nessun tipo di chance a livello competitivo (oltre a non sapere persino cosa sia la scia): «La tecnologia RaceRanger permetterebbe di soddisfare entrambe le tipologie di triatleti amatori, soprattutto quelli meno competitivi perché avremmo comunqnue un live tracking avanzato, un maggior coinvolgimento del pubblico e la possibilità del replay post gara con analisi dettagliata. Insomma, più partecipazione e più valore anche in termini di risultati».

IRONMAN® ha già dichiarato di voler applicare il sistema RaceRanger a un evento pilota con circa un migliaio di age-group. Una tempo realistico potrebbe essere tra la fine del 2026 e l’inizio del 2027, con una diffusione più ampia dal 2028. L’approccio è ovviamente cauto, anche perché il progetto è promettente ma ancora in fase di sviluppo: «Se qualcosa andasse storto e 900 dispositivi non funzionassero, sarebbe un problema serio», ha detto il Ceo RaceRanger nell’intervista a slowtwitch.com.

Certo è che RaceRanger potrebbe rappresentare uno dei cambiamenti più importanti nel triathlon moderno in fatto di equità nelle gare, penalità e coinvolgimento (anche a livello digitale), ma la vera sfida non è tecnologica, come ha ricordato Kevin Mackinnon, piuttosto starà nel capire se gli age-group saranno pronti a capire ed accettare una trasformazione così profonda.

(Giacomo Petruccelli)

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