L‘omissione di soccorso è un triste fenomeno, purtroppo in crescita, che vede sempre più ciclisti vittime di incidenti stradali con fuga dell’automobilista. Secondo l’Osservatorio Sapidata-Asaps (Associazione Sostenitori e Amici della Polizia Stradale), il numero di ciclisti morti sulle strade italiane nel 2023 è stato di 212, mentre i dati Istat del 2024 parlano di 204 vittime della strada; per un totale di 416 decessi in due anni (Lombardia, Emilia Romagna e Veneto sono le regione dove si registrano i maggiori decessi). E non sta andando bene neanche quest’anno. Sempre dai dati Sapidata-Asaps, infatti, si scopre che al 28 settembre 2025 sono già 172 i ciclisti morti sulle strade (155 uomini e 17 donne), pari al +14% rispetto allo stesso periodo del 2024.
Un quadro sociale allarmante, che va di pari passo con l’aumento delle persone che scelgono la bicicletta per sport o come mezzo di mobilità sostenibile e l’incremento degli incidenti stradali che coinvolgono ciclisti e motociclisti. A rendere la situazione ancora più grave, poi, c’è il fatto che, troppo spesso, dopo l’impatto l’automobilista scappa senza prestare soccorso. Questa comportamento è doppiamente grave, perchè:
- il mancato soccorso della persona inerme sulla strada può aggravare le sue condizioni fino a provocarne la morte, con conseguente configurazione di omicidio stradale;
- la vittima, più vulnerabile in quanto su due ruote, si trova nell’impossibilità di dimostrare la dinamica dell’incidente e rischia così di vedersi negato anche il diritto al risarcimento.
Ciclisti investiti, vittime due volte
Un ciclista investito è doppiamente vittima. In assenza di una targa, di una testimonianza diretta o di una ripresa da telecamere, infatti, risalire al responsabile diventa quasi impossibile. La denuncia contro ignoti finisce spesso archiviata e il Fondo di Garanzia per le Vittime della Strada respinge la richiesta di risarcimento per mancanza di prove sulla dinamica e sul nesso causale tra la condotta del pirata della strada e l’incidente.
Bisogna sapere che non è sufficiente presentare una denuncia contro ignoti: occorre, infatti, dimostrare che un veicolo non identificato abbia provocato l’incidente con colpa. Un onere probatorio praticamente insormontabile senza testimoni o immagini video. Per contrastare questa deriva, alcuni Comuni hanno adottato sistemi di videosorveglianza intelligente che permettono di incrociare i dati con quelli delle Forze dellìOrdine, risalendo così ai responsabili. O almeno, alla corretta ricostruzione della dinamica.
Un cambio culturale
Per combattere l’omissione di soccorso e invertire la rotta, serve un cambio culturale. Occorre riconoscere pienamente i ciclisti come utenti della strada e sensibilizzare gli automobilisti sul valore della vita di chi viaggia su due ruote, che lo stesso peso di quella di chi è dietro al volante. Dietro alla fuga, infatti, c’è spesso la convinzione di poter restare impuniti o la paura delle conseguenze legali, ma ciò rivela anche una grave carenza di senso civico e di responsabilità sociale. Troppe volte il ciclista non viene percepito come un legittimo utente della strada, ma come un ostacolo. Un atteggiamento che si riflette nei comportamenti pericolosi di molti conducenti di auto.
Le prima cose da fare in caso di incidente stradale
Se hai assistito a un incidente stradale con omissione di soccorso, o ne sei vittima (ma senza riportare traumi o lesioni che ti impediscono di muoverti), ecco quali sono le prime cose da fare:
- denuncia immediatamente l’accaduto alle Forze dell’Ordine;
- cerca testimoni e raccogli le loro generalità;
- richiedi copia delle registrazioni di video-sorveglianza presenti in zona;
- affidati a una tutela legale specializzata.
Avv. Federico Balconi



