Con la vittoria all’IRONMAN® Austria-Klagenfurt 2026 (7:48’07”), Mattia Ceccarelli ha conquistato il primo successo in carriera sulla distanza IRONMAN nonché uno dei risultati più prestigiosi in campo maschile mai ottenuti da un professionista italiano. Lì dove hanno sempre primeggiato atleti europei, dal belga Marino Vanhoenacker (“Re” di Klagenfurt con 8 vittorie e miglior tempo mondiale sulla distanza nel 2011 con 7:45’58”) al francese Denis Chevrot (2 vittorie), passando per le leggende tedesche Faris Al-Sultan, Andreas Raelert e Jan Frodeno, il romagnolo in forza all’Overcome Team è stato capace di lasciare il segno in una delle gare più storiche del circuito europeo IRONMAN, quasi vent’anni dopo il successo, in campo femminile, di Edith Niederfriniger (2007): «È stata la gara della vita. Probabilmente, anzi, senza probabilmente, è il punto più alto della mia carriera. In bici stavo da dio. Sono andato via da solo, nell’ultima ora ho avuto qualche problema intestinale e non riuscivo a mangiare. Poi mi sono sbloccato correndo e ho ripreso ad alimentarmi. Non ero velocissimo ma non ero neanche piantato. Ho provato un’emozione unica negli ultimi chilometri con tutti gli italiani in estasi che facevano il tifo. È stato veramente bello», ha dichiarato Ceccarelli a Triathlete qualche ora dopo la vittoria.

IRONMAN® Austria, il feeling con l’Italia
Klagenfurt è tradizionalmente una delle gare IRONMAN® più amate dagli italiani. Nel 2025, quando Alessandro Fabian chiuse 11° in 8:17’44”, hanno attraversato la finish line oltre 220 age group di “casa nostra”. L’IRONMAN® Austria, però, è anche uno degli eventi simbolo del triathlon europeo, non solo per il percorso molto veloce ma anche perché ogni anno, dal 1999, richiama migliaia di atleti da tutto il continente ed è considerata la gara col miglior tifo in assoluto. E chi c’è stato lo sa.


La cronaca di gara
Già sul Lago di Wörthersee l’aria che tirava era quella di una gara veloce. Il tedesco Florian Angert, insieme a Ceccarelli e Luis Knabl, hanno condotto la prima frazione raggiungendo la T1 dopo poco meno di 47 minuti. Dietro di loro, un gruppo di inseguitori numeroso tra cui i tedeschi Arne Leiss e Matthias Wegricht, oltre ai favoriti di giornata francesi Denis Chevrot e Dylan Magnien.
Ma in bici, non c’è stata storia. Mattia Ceccarelli ha preso il comando della gara nella sua “comfort zone”, pedalando 180 km e 1800 metri di dislivello in 4:09’06”. Inizialmente se sono andati in due, Ceccarelli e Angert, poi il romagnolo ha messo il turbo e metà percorso aveva già due minuti e mezzo sul tedesco che, insieme al danese Mathias Lyngsø Petersen e ad altri inseguitori, cercava di ridurre il distacco. Mattia Ceccarelli, però, ha continuato col suo ritmo senza mai calare, dominando la frazione bike e arrivando in T2 con 5 minuti di vantaggio su Angert, Petersen e il norvegese Jon Saeveras Breivold.
La maratona è stata teatro di un’emozionante battaglia per determinare la seconda e la terza posizione. Florian Angert ha inizialmente imposto un ritmo sostenuto, mantenendo a lungo la seconda posizione. Contemporaneamente, Breivold ha iniziato la sua rimonta, riducendo il distacco dai leader chilometro dopo chilometro.
Mentre Ceccarelli non ha mai mostrato segni di cedimento in testa al gruppo, e pur correndo leggermente meno veloce dei diretti inseguitori, è riuscito a mantenere il vantaggio forte di quello maturato in bici. Nel frattempo, Brevold ha superato gli altri inseguitori dopo la mezza maratona, risalendo fino al 2° posto (7:49’44”), a 1:37 da Ceccarelli. Florian Angert si è dovuto consolare con un ottimo 3° posto (7:52’35”) che però gli vale il “miglior risultato tedesco” di giornata.
Con il 1° e 2° posto di oggi, Ceccarelli e Breivold si qualificano all’IRONMAN® World Championship 2026 che quest’anno torna alla finale unica di Kona.

Klagenfurt, il commento del Coach Simone Diamantini
Il successo di Mattia Ceccarelli, è anche frutto del lavoro di Coach Simone Diamantini, da anni al fianco del triatleta di Forlì: «Le qualità di Ceccarelli non sono venute fuori all’improvviso, ci sono sempre state. È un atleta che nel Gran Prix francese, quando era partecipato dai più forti, ha anche centrato una top 10. Quindi parliamo di un atleta che nel nuoto e nella bici ha sempre performato ad altissima intensità. Forse deficitava un po’ nella corsa è sempre stato un triatleta “economico”. E negli anni, per un motivo e per un altro, non siamo mai riusciti a mettere bene insieme le cose. Quest’anno, invece, abbiamo cominciato con buone sensazioni già in Sud Africa, anche se in quell’occasione c’erano stati dei problemi in bici per via di una sella non adeguata. Ma nonostante questo la condizione c’era, Mattia stava bene. E queste cose lui le deve sentire nel tempo, deve percepirle e capirle da solo. Magari a Klagenfurt non ci aspettavamo la vittoria, però eravamo andati con l’obiettivo di portare a casa la slot per Kona. E questo voleva dire comunque arrivare tra i primi tre. Ovviamente non lo potevamo dire ma ci speravamo. Quest’obiettivo lo abbiamo cercato e lo abbiamo voluto. Da allenatore sono molto felice perché “Cecco” è un ragazzo che io seguo da quando era juniores, a parte una prima parentesi di un anno e una seconda di un paio quando andò a lavorare. Secondo me, provare un vero lavoro farebbe bene a tanti atleti che un po’ vivacchiano, perché aiuta a rendersi conto che il triathlon è un bellissimo mestiere, faticoso certamente, ma dove ogni giorno è nuovo e ti sembra di non lavorare. Quando capisci questo passaggio hai un’attitudine diversa. E poi, un’altra cosa importante è che il nostro lavoro è passato anche dalla scienza. Lo facevamo ogni anno, ma quest’anno in particolare abbiamo curato tanti dettagli, a partire dalla posizione in bici che era troppo dispendiosa. Siamo stati in velodromo a lavorare e abbiamo trovato questo nuovo setting ma ci torneremo presto per migliorare ancora qualcosa. Secondo me questa è la strada: scientificità con una certa elasticità. Perché bisogna pensare che dietro l’atleta c’è sempre un uomo. E in questo caso, un grande uomo. Sono molto felice».
(Giacomo Petruccelli)


