Dopo mesi di test e analisi dei dati, The IRONMAN Group ha annunciato un cambiamento nelle regole del drafting (a partire dal1 marzo 2026) destinato a segnare un punto di svolta nella storia del triathlon professionistico: l’innalzamento della draft zone da 12 a 20 metri. Per capire come si è arrivati a questa decisione ed entrare nei particolari, occorre prima fare una premessa.
L’evoluzione del drafting nel triathlon
Il drafting nel triathlon è da sempre uno dei temi più controversi e dibattuti, perchè oltre a rappresentare una sfida regolamentare complessa influenza profondamente le dinamiche di gara, l’equità competitiva e lo spettacolo. Ma come si è evoluto negli anni?

Prima del 2015 (anno in cui The IRONMAN Group introdusse le prime regole a livello globale), le distanze di scia variavano generalmente tra 7 e 10 metri, a seconda di quanto stabilito dalle federazioni nazionali. Poi, per i professionisti fu adottato lo standard di 12 metri che creò una base uniforme per il circuito internazionale.
Negli anni successivi, il dibattito sulla distanza della “scia” si è intensificato sempre di più coinvolgendo atleti, coach, giudici e organizzatori, mentre l’evoluzione tecnologica e l’analisi dei dati hanno portato ad una valutazione sempre più precisa delle dinamiche di gara fino a un progressivo allineamento con le regole della World Triathlon e ai recenti aggiornamenti sul penalty. La nuova distanza di 20 metri (ufficializzata da IRONMAN® il 27 gennaio 2026 e valida a partire dal 1 marzo con la pubblicazione delle Competition Rules 2026) rappresenta quindi la fase successiva di un processo evolutivo che si basa su dati scientifici.
I dati guidano l’inizio di una nuova era per le gare no-draft
Il cambiamento delle regole del drafting da parte di The IRONMAN Group segna anche un passaggio simbolico: il triathlon entra in una fase in cui tecnologia, big data e ricerca scientifica guidano l’evoluzione delle regole. Non si tratta solo di una modifica regolamentare, ma di un cambio di paradigma nella governance dello sport di endurance.
In un contesto in cui prestazioni, aerodinamica e innovazione avanzano rapidamente, IRONMAN® ha scelto di basarsi su evidenze oggettive per plasmare il futuro del triathlon professionistico. E il 2026 potrebbe rappresentare l’inizio di una nuova era per le gare no-draft.

Drafting IRONMAN® 2026, un progetto scientifico per una misurazione oggettiva
Il percorso che ha portato a questa decisione è iniziato tra il 2024 e il 2025, quando IRONMAN® ha avviato un programma di test multifase per comprendere in modo scientifico l’impatto delle diverse distanze di scia sulle dinamiche di gara. L’iniziativa è stata sviluppata in collaborazione con RaceRanger (sistema tecnologico anti-scia progettato per il triathlon che utilizza sensori elettronici per misurare con precisione millimetrica la distanza tra gli atleti durante la frazione di ciclismo) e guidata da Marc Graveline, uno dei massimi esperti mondiali di aerodinamica ciclistica e ingegneria elettronica.
Graveline, che ha alle spalle una carriera trentennale in aziende tecnologiche a livello mondiale (HP, IBM, SAP e numerose startup nel settore dell’innovazione), è stato anche fondatore di Notio Technologies Inc. (“filiale” di Argon 18) – azienda che ha realizzato il primo aerometro commerciale (strumento di precisione che misura in tempo reale il coefficiente di resistenza aerodinamica) – e oggi lavora allo sviluppo di nuove tecnologie aerodinamiche per il ciclismo e triathlon; oltre ad essere un triatleta con all’attivo diverse partecipazioni ai mondiali 70.3 (Mont-Tremblant 2014 e Nizza 2019, per esempio).
Come sono stati condotti i test
L’obiettivo del progetto di IRONMAN® è stato chiaro da subito: superare le opinioni e basarsi su dati scientifici (quindi su numeri misurabili) per comprendere in modo oggettivo come il drafting influenzi la prestazione e la strategia di gara. Il protocollo di ricerca ha previsto una combinazione tra test aerodinamici individuali e prove di gruppo in condizioni di gara. Inoltre, Graveline ha supervisionato i test ufficiali di IRONMAN® a Tucson (Arizona), utilizzando Lionel Sanders come “atleta pilota”.

Nella prima fase del progetto, per ogni atleta è stato misurato il coefficiente di resistenza aerodinamica (CdA), parametro chiave per quantificare la resistenza dell’aria. Successivamente, 6 triatleti professionisti hanno partecipato a sessioni di test a velocità e wattaggi tipici delle gare IRONMAN® 70.3®.
Le biciclette sono state “preparate” per raccogliere un ampio set di dati tra cui potenza, velocità, vento, densità dell’aria, pendenza del percorso e altre variabili ambientali, mentre la tecnologia RaceRanger è stata utilizzata per mantenere alta la precisione delle distanze di scia prefissate.
Le prove sono state condotte a 12, 16 e 20 metri, con una rotazione delle posizioni degli atleti per considerarne le differenze di statura e corporatura. I dati ottenuti sono stati poi analizzati per quantificare i risparmi di potenza e l’effetto scia alle diverse distanze. Nel caso di Sanders, per esempio, durante i test su pista e strada, Graveline ha osservato che una posizione più stretta delle braccia e l’uso di un particolare modello di casco, hanno permesso al triatleta canadese di risparmiare circa 30 watt a 45 km/h.

I risultati dei test
I risultati dei test condotti da Marc Graveline hanno mostrato che l’aumento da 12 a 16 metri non produceva cambiamenti significativi, mentre il passaggio a 20 metri riduceva in modo sostanziale i benefici aerodinamici. Con l’incremento delle velocità nel triathlon moderno, quindi, una distanza maggiore risulta necessaria per preservare lo spirito delle gare no-draft e garantire una competizione più equa. Secondo IRONMAN®, questo cambiamento rappresenta uno step fondamentale nell’evoluzione dello sport e nella tutela dell’integrità competitiva.
L’utilizzo della tecnologia RaceRanger
Come già accennato, RaceRanger è un sistema tecnologico anti-scia progettato per il triathlon. Ideato e sviluppato da due ex triatleti professionisti neozelandesi (James Elvery e Dylan McNeice) per misurare in modo preciso la distanza tra gli atleti durante la frazione ciclistica di una gara IRONMAN®, il sistema utilizza un segnale visivo tramite delle luci posizionate sulle bici:
- rosso lampeggiante | 0-12 metri (zona di scia)
- blu fisso | 12-14 metri (ultima zona di avviso)
- arancione fisso: 14-17 metri (prima zona di avviso)
Oltre alla segnalazione visiva, RaceRanger registra dati che possono essere utilizzati dai giudici per supportare le decisioni sulle penalità, riducendo la componente soggettiva dell’arbitraggio basato sull’osservazione visiva. Per questo motivo, IRONMAN® ha previsto di espanderne l’utilizzo negli eventi professionistici del 2026 come supporto operativo al nuovo regolamento.


Drafting IRONMAN®, cosa cambia per il triathlon professionistico?
L’aumento della draft zone avrà un impatto significativo sulle strategie di gara. La maggiore distanza tra gli atleti, infatti, ridurrà l’effetto scia aumentando il “peso” della prestazione individuale, dell’aerodinamica del mezzo e della capacità di mantenere potenze elevate in solitaria. Inoltre, potrebbe modificare le dinamiche di gruppo, le tattiche di sorpasso e la gestione del pacing.
Dal punto di vista mediatico, poi, questo cambiamento potrebbe influenzare lo storytelling delle gare e la percezione del pubblico, con competizioni potenzialmente più selettive e meno condizionate dal drafting involontario.
Pro vs Age-Group, perché le regole del drafting restano diverse
Mentre la draft zone dei professionisti sarà portata a 20 metri, gli age-group continueranno a gareggiare rispettando la distanza di 12 metri. IRONMAN® ha motivato questa scelta con fattori di tipo operativo e sportivo, tra cui: velocità inferiori, maggiore densità di atleti sul percorso e considerazioni di sicurezza e logistica. Anche se, al momento, IRONMAN® ritiene che lo standard attuale sia il più adatto per l’esperienza age-group, continuerà a monitorare i dati e il feedback degli atleti amatori valutando eventuali evoluzioni future.

Drafting IRONMAN® 2026, regole e materiali: c’è un legame?
Le modifiche del drafting da parte di IRONMAN® (così come altre relative al regolamento) non sono direttamente legate ai materiali tecnici utilizzati dai professionisti. Certamente, però, è una correlazione che può sembrare logica, ma non è la causa primaria. Ecco perchè.
Negli ultimi anni, il triathlon professionistico ha avuto un boost tecnologico enorme:
- telai sempre più aero e profondamente ottimizzati in CFD;
- ruote deep-section sempre più estreme;
- caschi aero con shaping avanzato;
- trisuit (body) e speedsuit (“mutino”) con tessuti testati in galleria del vento;
- cockpit integrati e personalizzabili e posizioni sempre più aggressive.
Condizioni, quelle sopraelencate, che aumentano la velocità media e riducono la resistenza aerodinamica individuale (drag). Ma la draft zone non è stata cambiata perchè le bici sono “troppo veloci”. Le principali ragioni, come già detto, sono di tipo sportivo, tecnico e mediatico. In particolare, IRONMAN® vuole:
- ridurre il drafting illegale, un problema “cronico” nei 12 metri per via della formazione continua di “treni”, dei benefici aerodinamici enormi e dell’impossibilità di controllo da parte dei giudici (allungare a 20 metri rende il drafting molto meno vantaggioso e più facile da sanzionare);
- rendere il triathlon davvero “no-draft”, perché il triathlon di lunga e media distanza è sempre stato considerato come uno sport individuale e contro il tempo (e negli ultimi anni, quello professionistico stava scivolando verso dinamiche da ciclismo su strada);
- migliorare la spettacolarità televisiva, perché (paradossalmente) una maggiore distanza produce più attacchi “in solitaria”, evidenzia più nettamente le differenze tra i triatleti e abbassa drasticamente il numero di “treni” (a vantaggio di un miglior storytelling per broadcast e sponsor);
- migliorare la sicurezza, perché con velocità sempre più elevate e gruppi ravvicinati che si ritrovano a pedalare su strada aperte, pedalare a distanza di 20 metri riduce il rischio di collisioni, l’overlapping tra le ruote (situazione estremamente pericolosa in cui la ruota anteriore dell’atleta che segue si allinea o si sovrappone leggermente alla ruota posteriore dell’atleta che precede) e le cadute di massa.
Drafting: in che modo c’entrano i materiali?
Nel drafting, i materiali c’entrano come fattore accelerante, non come trigger. In altre parole, bici e caschi aero, ruote, pacing sempre più scientifico e gruppi che viaggiavano a 45-50 km/h, rendevano il drafting troppo determinante sul risultato finale. La nuova regolamentazione IRONMAN® è stata aggiornata per equilibrare la tecnologia, e non perchè la tecnologia fosse “il problema”.
Insomma, le nuove regole IRONMAN® sul drafting non promettono miracoli certi, ma lanciano un messaggio forte e chiaro: chi va forte davanti deve esserlo davvero. E chi sa se noi amatori, stavolta, ispirati dai Pro, non solo staremo più attenti ma riusciremo anche ad applicare il draft nel nostro piccolo: durante le gare.
(Giacomo Petruccelli)


