• Affrontiamo con Luca De Ponti un argomento sul quale non è scontato fare chiarezza e che risulta un po’ difficile da sviluppare date le molteplici sfumature legate alla gestualità individuale

  • Siamo idonei allo sport? Ce lo dice il medico quando ritiene di poterci rilasciare un certificato medico agonistico. Scopriamone i segreti con la Dott.ssa Laura Pederzoli, cardiologa e anche Ironman, di quelli a cui il cuore ha battuto già molto forte, per l'emozione: nel suo curriculum di Triathlon già una presenza a Kona e tante soddisfazioni lungo il cammino. Pioniere in tal senso, ci racconta che il nostro paese ha decretato obbligatoria la visita di idoneità sportiva dal 1982, abbracciando ormai una popolazione che va dai 7 ai 70 anni, complici anche il Triathlon e gli sport di fondo, scelti dalle fasce più mature. Il nostro corpo si evolve nel tempo, anche a seguito delle discipline che pratichiamo, e diventa precauzionale ma anche solo interessante tenerlo monitorato almeno una volta all'anno attraverso una visita medica. Nè mera burocrazia all'abilitazione nè spauracchio che ci possa precludere l'amato Triathlon: la visita per il certificato medico sportivo vuole solo rendere possibile la diagnosi precoce di patologie, anche non correlate allo sport, ed eventuali fattori di rischio, per diventare un punto di partenza e di dialogo per la medicina della prevenzione, la terapia, la riabilitazione, anche solo per migliorare la performance. Fondamentale dunque, nell'ambito di una valutazione generale antropometrica, quella del profilo cardiologico, della pressione arteriosa sotto sforzo e dell'efficienza dell'apparato respiratorio. Previsti quindi i seguenti esami: spirometria, ECG basale e dopo lo sforzo, con calcolo dell'I.R.I. (indice di recupero), esame delle urine e controllo della capacità visiva, con la possibilità di richiedere ulteriori accertamenti - ecocolordoppler cardiaco, holter cardiaco 24h, monitoraggio pressorio 24h, esame completo sangue e urine - per dirimere eventuali dubbi in caso di concomitanti fattori di rischio cardiovascolare. In presenza di anomalie il protocollo prevede l'indirizzamento del soggetto dallo specialista più adatto. Il tutto nell'ottica della massima sicurezza possibile entro cui praticare il Triathlon e lo sport in salute.

  • L'anticipazione è di Sergio Migliorini, riconfermato per la sua posizione nell'ITU MEDICAL AND ANTIDOPING COMMITTEE - di cui è il chair dal 2009; dal 1992 presente nel comitato medico - nel recente Congresso dello scorso weekend a Madrid: l'ITU ha introdotto le PPE Rules (pre participation examination) che consistono nell’obbligo per gli Junior del Triathlon che gareggiano nelle gare ITU di effettuare dal prossimo 2017 la visita medica, compilare un questionario anamnestico annualmente e sottoporsi a un ECG basale ogni due anni. Dal 2018 sarà obbligatorio anche per gli U23, gli Elite e i paratriatleti. "Per noi italiani", sottolinea Migliorini, "non è una novità, ma lo è per i paesi anglosassoni, dove la prevenzione cardiologica non è sempre all’ordine del giorno." Il nuovo protocollo trae ispirazione da un lavoro lungo e costante da parte dell'ITU, determinata più che mai nei due ultimi quadrienni a promuovere attraverso molte novità un miglioramento di tutte le regole dell'ITU Competition Rules, tutelando nel contempo la salute degli atleti.

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  • Antibiotici, assumerli solo se necessario e dopo aver esperito altre vie; come ripristinare l’equilibrio post cura

  • Triathlon sempre più in salute, merito anche dell'Italia, nuovamente presente nell'ITU Medical and Doping Committee. Nel recente Congresso ITU di Madrid che ha rieletto Marisol Casado alla guida dell'ITU sino alle prossime Olimpiadi di Tokyo,  Sergio Migliorini è stato riconfermato nel Comitato Medico e Antidoping di cui è il chair dal 2009, membro dal 1992, nonchè delegato ITU alle Olimpiadi di Londra e Rio. 
    "Mai come in questi ultimi due quadrienni", conferma Migliorini, "c'è stato un lavoro costante di miglioramento delle regole dell'ITU Competition Rules allo scopo di ottenere gare sicure, a tutela della salute degli atleti e dello stesso movimento."
    Introdotte e affinate le norme per la qualità dell'acqua: oggi l’ITU Water Quality statement regola il nuoto in acque libere, e per i Giochi Olimpicidi Rio è stato suggerito a tutte le Federazioni attinenti. Un lavoro iniziato per Londra, con il miglioramento delle acque del lago di Hyde Park, poi continuato con il monitoraggio per Rio, con il risultato di una rassicurazione circa le condizioni - eccellenti - della qualità delle acque a Copacabana. Oggi il dipartimento sportivo dell'ITU e quello medico controllano i valori batteriologici delle acque di tutte le principali gare in calendario, e tante sono state annullate. 
    La collaborazione con il CIO, la ITU e la FINA ha portato in questi anni a definire i limiti massimi - 32° - e minimi consentiti - 12° - per la temperatura dell’acqua. A febbraio 2017 Migliorini parteciperà al nuovo Congresso ITU a Budapest, dedicato agli Organizzatori delle gare, e darà il suo contributo sul rapporto tra condizioni climatiche e sicurezza. 
    Indicazioni e aggiornamenti continui sul sito medico ITU trattano l'argomento delle acque, ma anche quello dell'antidoping: in collaborazione con Leslie Buchanan viene giornalmente monitorata l’attività antidoping in gara e fuori gara seguendo le direttive della WADA, la valutazione delle TUE e gli aggiornamenti internazionali.