Sport e asma

Sport e asma

29 Luglio, 2022

(Simone Matrone – Foto: 123 rf)

Dati epidemiologici riguardanti atleti Elite sono rassicuranti in quanto indicano che le malattie allergiche, e soprattutto l’asma bronchiale, se opportunamente trattate non rappresentano alcun limite alla pratica sportiva (basti pensare che oltre il 30% degli atleti che hanno partecipato alle Olimpiadi di Sydney 2000 era affetto da allergopatie respiratorie). Anche se l’esercizio fisico, e la corsa in particolare, è un fattore scatenante dell’asma bronchiale, i giovani asmatici devono essere incoraggiati all’attività sportiva in quanto questa, se il trattamento farmacologico è appropriato ed è quindi in grado di controllare la sintomatologia respiratoria, può contribuire al miglioramento degli indici di funzionalità respiratoria

Linee guida internazionali

Secondo le indicazioni riportate nelle linee guida internazionali, un paziente asmatico sotto controllo può condurre una vita normale e ciò è in aperto contrasto con quanto ritenuto dalla maggior parte dei pazienti che considera l’asma un limite alle proprie possibilità fisiche e lavorative. Soprattutto per i giovanissimi è importante lanciare questo messaggio a genitori iperprotettivi: con le giuste indicazioni mediche lo sport non può che fare bene anche a vostro figlio, anzi, le sue capacità cardiorespiratorie possono essere incrementate proprio dall’attività fisica.

Accorgimenti e quali discipline

Per praticare ugualmente il nostro amato sport, è necessario prendere alcuni accorgimenti. Per esempio, evitare ambienti sia esterni sia interni dove è presente una forte carica allergenica, come palestre con moquette o campagna nel periodo di impollinazione, evitare anche l’abbassamento della temperatura della sera o luoghi particolarmente inquinati. Bene i rulli o il tapisroulant a casa o in palestre moderne, perfetti anche gli allenamenti di nuoto, anzi, proprio questo è lo sport meglio tollerato dai pazienti asmatici, in quanto l’incremento della ventilazione polmonare risulta moderato e la frequenza respiratoria non elevata; l’atleta controlla e regolarizza la frequenza respiratoria in modo sincrono con il ritmo delle bracciate. Corsa e ciclismo, purtroppo, sono considerate tra le attività sportive che più frequentemente inducono l’asma bronchiale ma, soprattutto la corsa, è particolarmente sensibile all’allenamento per cui, gradualmente, anche l’asmatico si può adattare a questo tipo di sforzo.

In generale

L’importante è che, in generale, si tratti di allenamenti regolari, anche se prolungati. Studi di fisiopatologia hanno dimostrato che la riduzione dei parametri di funzionalità polmonare, con quadro costruttivo, si manifesta dopo l’attività fisica per circa 5-10’, mentre nei primi minuti dall’inizio dell’attività vi può essere un lieve miglioramento della funzione respiratoria, seguita da una progressiva riduzione. Terminato lo sport, segue un periodo c.d. “refrattario” di circa due ore, durante il quale un sforzo nuovo è ben tollerato dal soggetto.

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