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Può essere eseguita indifferentemente sia a destra sia a sinistra: a livelli evoluti, Claudio Ciapparelli sottolinea che il triatleta deve essere in grado di effettuare la respirazione nel nuoto da ambedue i lati

La fase di inspirazione avviene con la bocca al termine della fase di spinta, durante la prima parte del recupero; dopo aver eseguito l’inspirazione, la bocca e il capo tornano a immergersi in acqua, precedendo l’ingresso della mano. Durante la fase di inspirazione il triatleta dovrebbe evitare di sollevare il capo (effettua un movimento di rotazione), mantenendo immersa la guancia, l’orecchio e parte dell’occhio dal lato in cui avviene l’inspirazione.

Espirazione

Inizia dopo l’immersione del capo, viene effettuata con bocca e naso (in gran parte con la bocca) e ha un tempo di effettuazione superiore di 3-4 volte rispetto all’inspirazione. Alcuni triatleti preferiscono ritardare il momento di espulsione dell’aria, effettuando poi una espirazione esplosiva, per poter beneficiare di un miglior galleggiamento. Gli eventuali benefici in termini di galleggiamento sono però annullati dall’insufficiente ventilazione polmonare e, quindi, da una scarsa ossigenazione; è meglio che l’atleta espiri per l’intero percorso subacqueo del capo aumentando gradatamente la forza di questo atto, che diventa massima nella fase di spinta.

Da subito

Una particolare attenzione deve essere accordata alla costruzione e al perfezionamento degli atti respiratori fin da subito. Se l’educazione respiratoria non viene ben curata nella fase iniziale condiziona fortemente i successivi apprendimenti; una cattiva respirazione, infatti, è causa diretta o indiretta di numerosissimi errori. Quelli più comuni sono: l’inspirazione incompleta e solo nasale, le apnee prolungate (soprattutto espiratorie) e gli atti respiratori non ben coordinati con l’azione propulsiva. Il corretto ritmo rappresenta un obiettivo basilare dell’educazione respiratoria. Riuscire a espellere l’aria secondo un ordine adeguato (3:1 è il rapporto tra espirazione e inspirazione) significa da una parte garantirsi una piena ossigenazione e, dall’altra, creare le condizioni ritmiche per inserire correttamente l’atto respiratorio all’interno della bracciata. Meno si respira e più si nuota veloce, più ci si affatica. È invece utile non consumare troppe energie; la respirazione ogni due bracciate è certamente quella più indicata. È importante anche ai fini tattici quella ogni tre: permette di tenere sotto controllo la situazione relativa alla posizione degli avversari in acqua.

Nella pratica

3.500
  • 200 stile
    200 misti ai 25

  • 8x50 braccia
    1 x stile
    pausa 10”

  • 8x25 10” pausa
    completo delfino

  • 5x100 15” pausa
    stile completo 
    max

  • 10x200 20” pausa
    completo 
    stile libero
    respiro ogni 3 bracciate
3.500
  • 200 stile
    200 misti ai 25

  • 2x300 20” pausa
    150 gambe rana
    150 braccia dorso

  • 10x100 15” pausa
    completo max 
    stile libero

  • 30x50 20” pausa
    braccia stile
    poche respirazioni
4.000
  • 200 stile
    200 misti ai 25

  • 3x400 20” pausa
    200 gambe max 
    proprio stile
    200 braccia
    100 dorso
    100 rana

  • 8x50 15” pausa
    braccia 1 x stile

  • 20x100 20” pausa
    proprio stile
    1 adagio 1 max
4.000
  • 200 stile
    200 misti ai 25

  • 8x75 20” pausa
    4 gambe stile
    max
    4 braccia 1 x stile

  • 5x2000 15” pausa
    braccia
    stile respiro
    a 4 bracciate

  • 8x250 30” pausa
    completo
    100 stile adagio
    150 75 dorso
    75 rana
3.000
  • 200 stile
    200 misti ai 25

  • 4x150 15” pausa
    2 gambe delfino
    2 braccia stile

  • 20x50 15” pausa
    completo
    proprio stile
    1 adagio 1 max

  • 5x400 pausa 30”
    completo
    stile libero

Foto: Itu.