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Saper eseguire in modo corretto le virate nei quattro stili può essere un’ottima qualità molto importante anche per il triatleta. Si implementa il bagaglio motorio acquatico, sempre utile nel caso in cui, per motivi tecnici, si debba modificare la nuotata; saperle fare non fa perdere troppa velocità nei cambi di direzione.

Fasi

Sono cinque: entrata-cambio di direzione-spinta- fase subacquea-uscita.

Stile libero: La virata inizia quando il nuotatore si trova alla giusta distanza dalla parete. La rotazione del corpo viene innescata da un rapido movimento di flessione del capo verso lo sterno, seguito repentinamente da un colpo di gambe a delfino che favorisce e velocizza questa azione. La spinta dal muro viene effettuata con entrambe le gambe adeguatamente piegate. La gambata a delfino, insieme alla flessione del capo e del tronco che si avvicina alle gambe, permette al nuotatore una rotazione più veloce, questa si interrompe nel momento in cui il busto si trova in posizione orizzontale. La spinta deve essere effettuata con il corpo perfettamente in linea con le gambe, il bacino, la testa e le braccia. È preferibile staccarsi dal muro su un fianco ed effettuare l’avvitamento durante lo scivolamento, dopo che i piedi hanno lasciato il muro. Nella fase di nuoto subacqueo che segue la spinta dal muro vengono effettuate delle gambate a delfino al fine di mantenere la velocità di uscita. I primi colpi più frequenti e di scarsa ampiezza, i successivi più lenti ma più ampi.

Dorso: Il regolamento prevede che l’atleta, dopo aver abbandonato la posizione sul dorso, inizi immediatamente l’azione di virata in posizione prona; non è permesso effettuare scivolamenti né battute di gambe per avvicinarsi alla parete. L’inizo della fase di rotazione è favorito da un colpo di gambe a delfino, la velocità di rotazione deve essere massima e il capo deve rimanere immerso. Il cambio di direzione è simile a quello dello stile libero, ma è più semplice per l’assenza dell’avvitamento. Durante la spinta il corpo deve essere ben allineato, con la testa tenuta rigorosamente tra le braccia. Nella la fase subacquea il nuotatore esegue una serie di colpi di gambe a delfino in posizione supina. La prima bracciata al termine della fase subacquea è accompagnata da un colpo di gambe a delfino per assumere immediatamente la posizione migliore per la ripresa della nuotata.

Rana: Al termine del recupero dell’ultima bracciata l’atleta effettua, contemporaneamente all’appoggio delle mani sul bordo, una flessione delle gambe verso l’alto in modo da permettere ai fianchi di continuare ad avanzare verso il muro durante tutta la preparazione della spinta. In questa azione deve evitare di affondare le spalle. Appena le mani toccano simultaneamente la parete, una si stacca immediatamente e il braccio viene riportato indietro sotto il pelo dell’acqua; l’altra mano rimane invece appoggiata alla parete con il braccio che si flette leggermente. Questo rapido movimento di “ritorno della mano”, associato all’avanzamento dei fianchi, ottenuto grazie al recupero delle gambe verso l’alto e al raggruppamento delle ginocchia al petto, agevola la torsione del corpo e il cambio di direzione. Le ginocchia vengono mantenute ben alte e recuperate verso il muro per evitare l’affondamento delle anche durante la rotazione. La mano in appoggio sul muro si stacca un attimo prima che i piedi raggiungano la parete, spinge verso il muro per favorire ulteriormente la rotazione del corpo e viene recuperata in avanti sopra la superficie dell’acqua. La spinta avviene con tutto il corpo in perfetto allineamento, evitare la flessione nel tratto lombare. Lo scopo dei movimenti in apnea è di mantere più a lungo possibile la velocità di spinta. La trazione di braccia avviene immediatamente dopo lo stacco dei piedi: la fase di scivolamento è ridotta al minimo. Nel momento in cui il nuotatore sta per iniziare la fase di spinta della bracciata, introduce contemporaneamente una gambata a delfino. A questo punto inizia molto velocemente il recupero delle braccia che devono essere vicino al corpo per non opporre resistenza all’avanzamento, quando con gli occhi si vedono le mani, si può terminare la bracciata e in contemporanea effettuare un colpo di gambe a rana, rompendo in questo modo la superficie dell’acqua con la testa.

Delfino: È molto simile a quella a rana dalla quale differisce solo nella fase subacquea. La torsione del busto e la continuità della rotazione va agevolata con un rapido recupero del braccio dopo che le mani hanno toccato la parete. Nella fase di spinta viene mantenuto ben allineato, con la testa rigorosamente tra le braccia evitando di ruotare i fianchi durante la spinta dei piedi. Durante l’apnea, che viene effettuata a una profondità di circa 50 cm, l’atleta esegue dei colpi di gambe a delfino. Nella fase di uscita si dovrà assumere immediatamente la posizione corretta di nuoto, curando la sincronizzazione della respirazione e della prima bracciata.

Uno spunto per i vostri allenamenti

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