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Sul numero di gennaio-febbraio, Davide Rossetti evidenzia l’utilità dell’allenamento in team, ma anche la necessità di un allenatore in grado di garantirne gli equilibri.

Riduzione dello stress, maggiore e vicendevole motivazione, miglioramento delle relazioni: i vantaggi dell’allenarsi in squadra sono indiscutibili. Anche nella preparazione degli sport individuali. Ce ne parla Davide Rossetti nel suo articolo sul numero di gennaio-febbraio.

Modelli di squadra

Da Iden a Stornes, passando per Blummenfelt: Rossetti scrive del modello norvegese di allenamento di gruppo, sul quale molto ha puntato anche Joel Filliol. A parità di consumo energetico, chi si allena con gli altri ha un calo complessivo dei livelli di stress. La performance ringrazia, anche grazie all’innesco continuo di nuova competitività.

Il ruolo dell’allenatore

Rossetti approfondisce l’argomento portando dati di studi scientifici, ma avverte: “Non bisogna, però, mai sottovalutare il ruolo dell’allenatore, che deve essere in grado di organizzare e gestire gruppi equilibrati”. Le persone, pur di pari livello, vanno altresì inserite in base al rispettivo periodo di carico. Ci sono, tuttavia, dei tipi di allenamento che possono essere proposti a gruppi di atleti eterogenei, per i quali vi rimandiamo a Triathlete di gennaio-febbraio. Ma degli allenamenti di gruppo possono beneficiare anche gli atleti amatori e i neofiti? Rossetti motiva la sua risposta – affermativa – partendo dall’analisi di 4 concetti chiave: apprendimento, tecnica, spirito di squadra e varietà di allenamenti.

Rossetti conclude il suo articolo con una digressione sull’indole dell’uomo, che si è dimostrata “comunitaria” fin dalla preistoria. Ricorda, inoltre, che il modello stesso di branco si rivela vincente in molte occasioni per le specie animali che lo adottano.

Foto: Itu.

Nota: Questo testo rappresenta una sintesi del servizio “La forza del gruppo”, di Davide Rossetti, pubblicato su Triathlete n. 267, gennaio-febbraio 2021 (in edicola a inizio gennaio), alle pagine 52-53.

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