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Triathlon, chi "si tuffa" in questa nuova avventura, inutile negarlo, punta anche alla... "tartaruga". Già, ma quanto servono gli addominali? La parola al nostro Matteo Merati

Allenamenti, trasferte, fatica e tante, ma tante, soddisfazioni, compresa un'evoluzione del corpo verso un modello estetico tra i più armonici del mondo sportivo. Alla ricerca di una nuova fisicità? Ecco da cosa partire! Facile; dal fulcro di ogni cosa, dal centro dell’equilibrio, dal core di ogni attività: la parete addominale, con tutti gli annessi e connessi.

Tartaruga o tenuta?

Cartelloni pubblicitari, immagini legate a profumi più o meno blasonati, attori e anche qualche sportivo non lesinano nel mostrare una parete addominale che presenti un andamento collinare di tutto rispetto. Ma serve? Per la verità gli addominali rappresentano un esempio tipico di muscolatura poco utile, dal punto di vista motorio, ma praticamente indispensabile in relazione alla componente tonica. Se da una parte, infatti, la flessione del tronco sulla coscia – movimento principe degli addominali più tartarugati – avviene nei gesti quotidiani grazie alla forza di gravità senza praticamente stimolare il suddetto muscolo, dall’altro, la moda del core ha riportato in auge la seconda e più importante funzione degli stessi: lavorando in modalità tonica – quindi ben poco tartarugabile – consente agli altri segmenti corporei di agire potendo sfruttare una base stabile e in grado di salvaguardare anche la schiena da eventuali errori meccanici o di sovraccarico dovuti ad allenamenti e gare.

Nuoto, ciclismo e corsa

E se ci fossero delle perplessità su quanto un core stabile possa servire nelle varie specialità delle multidiscipline, basti pensare che:

  • Nel nuoto arti superiori e inferiori devono lavorare all’unisono da un punto di vista coordinativo per rendere al meglio dal punto di vista condizionale, e chi consente loro di farlo?
  • Nel ciclismo il lavoro degli arti inferiori di tipo propulsivo si deve combinare con quello degli arti superiori di tipo coordinativo per consentire una pedalata intensa ma fluida e sicura. E chi può farlo?
  • Nella corsa vi è ancora un lavoro reciproco degli arti superiori con quelli inferiori a cui si abbina in più lo sforzo atto a evitare che la grande fatica delle frazioni precedenti ricada sulla schiena rendendoli vani e, ancora una volta, a chi spetta fare tutto ciò?

In pratica

Ecco di seguito una serie di cinque semplici esercizi per la muscolatura addominale - che stimoleremo in maniera fasica, cioè dinamica, anche se la loro ricaduta sarà poi più di tipo tonico, quindi statico – per accontentare chi da questa regione del proprio corpo vuole efficienza e apparenza. Ogni singolo esercizio andrebbe ripetuto sino a esaurimento, magari ripetendo le sequenza un paio di volte dopo il dovuto recupero. Attenzione: al termine di ogni ripetizione tornare con le spalle al suolo, evitando così inutili contrazioni della muscolatura che gravita intorno al collo.

  • Schiena a terra, ginocchia piegate, piedi e mani a contatto con il suolo: alzare le ginocchia e il bacino avvicinando le ginocchia al petto. Espirare in fase di salita.
  • Schiena a terra, ginocchia piegate, piedi staccati dal suolo e mani a terra lateralmente: far scendere le ginocchia a destra e a sinistra, alternando i movimenti, ma senza mai far loro toccare il suolo. Respirare normalmente, senza mai trattenere il fiato.
  • Schiena a terra, gambe e braccia distese: alzare contemporaneamente le spalle e una gamba che si piega, sino ad arrivare seduti abbracciando la stessa, quindi ripetere dall’altro lato. Espirare in fase di salita.
  • Schiena a terra, mani sulle spalle, ginocchia piegate e piedi a contatto con il suolo: alternativamente avvicinare un gomito al ginocchio opposto staccando da terra il piede e le spalle. Espirare in fase di salita.
  • Schiena a terra, ginocchia piegate, piedi e mani a contatto con il suolo: alzando leggermente le spalle e il capo, portare le mani a contatto con la parte posteriore delle cosce. Espirare in fase di salita.

Foto: ITU.