Psicologia
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Prigionieri di un gioco che, purtroppo, vale la candela: all'indomani della notizia dell'archiviazione dell'indagine su Alex Schwazer per "non aver commesso il fatto" nel 2016, riproponiamo un articolo di Valentina Romanello sulla matematica (im)perfetta che sta alla base della scelta di fare uso di doping oppure no

“Spesso ciò che conviene fa dimenticare ciò che è giusto”. (Anonimo)

La convenienza nell’uso del doping: un dilemma che la teoria dei giochi può aiutare a capire. Scienza matematica applicata per analizzare i comportamenti economici e sociali, la teoria dei giochi studia il modo in cui i partecipanti scelgono la strategia che massimizza il proprio guadagno considerando le mosse altrui. Questi giochi hanno in comune il fatto che le mosse di ciascuno sono analizzate in base alle opzioni disponibili per tutti gli altri. Attraverso la teoria dei giochi si può spiegare come per un atleta professionista fare uso di doping sia una scelta razionale e conveniente: le sostanze dopanti sono molto efficaci, oltre che difficili da rilevare grazie a sempre nuovi sistemi di elusione dei controlli. Il successo è più facilmente raggiungibile e, se tutti si dopano e a essere corrotto è l’intero sistema con un innalzamento generale delle prestazioni, diventa difficile per un soggetto “pulito” restare competitivo. Per questo, a seconda della disciplina e della fase che attraversa la singola carriera, spesso il gioco vale la candela.

Equilibri delicati

Nella teoria dei giochi, una situazione in cui nessuno abbia qualcosa da guadagnare cambiando unilateralmente la propria strategia è definita “Nash”. Per mettere fine al doping, il gioco si dovrebbe ristrutturare in modo che la competizione pulita sia in una situazione di equilibrio di Nash. Gli atleti dovrebbero essere messi nelle condizioni di potersi rifiutare di barare e gli onesti dovrebbero essere favoriti: seguire le regole dovrebbe essere vantaggioso e il premio ottenuto rispettandole dovrebbe essere maggiore di quello che si otterrebbe dopandosi. I suggerimenti affinché lo sport raggiunga un equilibrio nel quale nessuno sia incentivato a infrangere le regole sono: l’aumento del numero degli atleti sottoposti agli esami, che dovrebbero essere svolti da agenzie indipendenti, con risultati divulgati in maniera trasparente; un sistema che ricompensi gli scienziati che sviluppano test per nuove sostanze; l’aumento delle sanzioni e la regola per cui con un solo risultato positivo si esca per sempre dal gioco; oltre all’obbligo per l’atleta a restituire premi, stipendi e sponsorizzazioni.

Nel rispetto di tutti

La minaccia di squalifica all’intero team per la positività del singolo incentiverebbe tutti a un rigoroso rispetto delle norme per cui la cooperazione è fondamentale più dell’imposizione delle regole stesse. Basti pensare al “dilemma del prigioniero”, un gioco Non-cooperativo in cui i partecipanti non possono accordarsi sulla strategia da adottare e a ognuno vengono offerte tre prospettive:

  1. se uno confessa, questo sarà libero e l’altro sarà condannato a dieci anni;
  2. se entrambi confessano, saranno condannati a cinque anni;
  3. se nessuno dei due confessa, entrambi saranno condannati a un anno.

Il dilemma è: confessare o non confessare? Nel dubbio su cosa farà l’altro, la soluzione che minimizza i rischi è che tutti confessino. Si tratta, però, di un equilibrio non razionale, perché nell’interesse comune sarebbe meglio che entrambi non confessassero, così da scontare un solo anno anziché cinque. Per far sì che questo accada con certezza, le regole devono cambiare affinché il gioco Non-cooperativo diventi Cooperativo: in tal modo i due prigionieri possono accordarsi e giungere alla soluzione migliore per entrambi.

Due facce della stessa medaglia

Consideriamo che gli atleti Andrea e Marco debbano decidere individualmente se fare uso di droghe o meno. Andrea può pensare che, se Marco non assume droghe, allora sarà nel proprio interesse prenderle perché gli garantiranno un margine di prestazioni ai danni di Marco, con maggiori possibilità di vittoria. Allo stesso tempo, se Marco fa uso di droghe, è anche nell’interesse di Andrea accettare di usarle in modo che, almeno, Marco non abbia vantaggi su di lui. Perciò, anche se Andrea non può controllare ciò che Marco sceglierà di fare, l’assunzione di droghe gli porterà comunque un risultato migliore, a prescindere dalle decisioni di Marco. Purtroppo, Marco farà esattamente lo stesso ragionamento. Risultato: entrambi faranno uso di droghe per l’aumento di prestazioni e nessuno dei due avrà un vantaggio rispetto all’altro. Se solo potessero fidarsi l’uno dell’altro, potrebbero rifiutarsi di assumere droghe e mantenere la stessa situazione di equilibrio, senza alcun rischio legale o fisico. Peccato che la fiducia nel prossimo sia strettamente connessa alla fiducia che abbiamo in noi stessi: Andrea e Marco sono solo due facce della stessa medaglia.
Ed entrambi, probabilmente, vogliono rubarla.

Foto: Itu.