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La novità editoriale di questo mese

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Era il 1974 quando Timothy Gallwey scrisse il primo libro sul coaching sportivo presentando il concetto di inner game. Da qui nacquero le varie specializzazioni del coaching. L’aspetto mentale ha un notevole impatto sulle performance degli atleti; tanto più è elevato il livello prestazionale dell’atleta tanto più esso assume importanza al fine del raggiungimento di risultati di successo. Si è giunti alla consapevolezza che nello sport è necessario oltre all’allenamento fisico, tecnico e tattico, anche lo sviluppo di un ottimale atteggiamento mentale, che può comportare la differenza tra una prestazione mediocre e una eccellente. 

Dunque, riassumendo:

Performance = Capacità fisiche + Tecnica + Tattica + Atteggiamento mentale

Ciò spiega il motivo per cui ci sono giornate in cui tutti i gesti riescono facilmente e con efficacia impressionante e altre in cui, invece, non si riesce a fare nulla di tutto quello che sembrava così semplice solo qualche giorno prima; eppure le condizioni metaboliche e tecnicotattiche sono sostanzialmente le stesse. Dipende evidentemente dall’atteggiamento mentale con cui ci si è approcciati a quella gara. L’aspetto mentale della prestazione sportiva rappresenta quindi l’elemento che chiude il triangolo dei fattori che determinano il successo di un programma di training: allenamento fisico, tecnico e mentale.

Mission

Compito del coaching sportivo è, in sintesi, allenare le capacità e le potenzialità della mente al fine di esprimere a livelli di eccellenza l’intero potenziale del singolo atleta, valorizzandone ed esaltandone i punti di forza e andando a contrastare, con il giusto atteggiamento e la giusta preparazione mentale, le aree di debolezza. Tra le varie tecniche che si utilizzano, approfondiamo quelle legate al concetto di dialogo interiore (self talk) che a sua volta è connesso alla definizione di inner game (gioco interiore), ovvero il gioco interno nella mente, indipendente dal tipo di gioco esterno a cui si sta giocando, che fa sì che l’avversario che si nasconde nella mente è spesso molto più forte di quello che ci si trova di fronte. Queste due aree fanno parte della Formula della Prestazione. Il dialogo interiore è rappresentato da tutto ciò che si dice a se stessi. La qualità del self talk influisce sulla qualità della vita; si pensi che in alcuni casi il dialogo interiore negativo può arrivare al 70% del totale.

Che fare

È fondamentale sostituire ciò che si dice a se stessi: non serve, anzi danneggia.
rimproveri («Ho di nuovo sbagliato», «Sono un cretino», «Non sono capace di fare niente»); • messaggi demotivanti («Non ce la farò mai», «È troppo dura per me», «Ho sempre fallito in questo»);
scuse («Non farò in tempo», «Non ho voglia», «Lo faccio domani»).

Cosa non fare

In particolare, esistono parole tossiche che vanno accuratamente evitate prima della gara:
No-Non È la parola tossica peggiore: abbassa il valore di ciò che diciamo. Il cervello aggancia il No allo stop, al blocco motorio; non riconosce il Non (es. non pensare a una tigre, comporta il fatto che immediatamente si pensa a una tigre). Crea contrasto e muro, perciò è un errore utilizzare con l’atleta il «non preoccuparti», «non pensarci» (riferendosi a un problema) prima di una gara.
Niente Deprezza o annulla il valore di ciò che si dirà dopo (es. «No, niente, volevo dire che…»).
Provare\cercare di… Sono verbi da cancellare; utilizzandoli si innesca il senso di dubbio (es. «Prova a correre insieme a…»).
Bisogna\si deve Evitare di utilizzare la terza persona nella comunicazione (es. «Bisogna fare progressi » o «si deve fare questi tempi…»): deresponsabilizza, genera confusione e abbassa il livello di consapevolezza.

Conclusioni

Dando messaggi positivi e incoraggianti si assumeranno decisioni migliori, da cui scaturiranno comportamenti produttivi che daranno risultati di eccellenza. L’atleta utilizza il self talk per rimanere concentrato sul presente e controllare le distrazioni, acquisire abilità, facilitare l’esecuzione del movimento, per cambiare gli stati emozionali dell’umore, migliorare la fiducia nelle capacità personali.

Purtroppo è accaduto, ti sei ritirato durante la gara. Quali possono essere stati i motivi? Molteplici: dai problemi energetici, muscolari, tecnici, legati all’attrezzatura, psicologici a quelli motivazionali. In questo caso il mio intervento di mental coach SFERA si concentra non tanto su quanto è accaduto durante, ma sul momento di pianificazione e partecipazione della prossima gara. Potresti essere in una fase di blocco, di smarrimento, una delusione che sta generando timore per il prossimo confronto.

CONSIDERAZIONI

La prima è che il passato non rappresenta il tuo futuro! Da questa situazione mentale dobbiamo attingere alle nostre capacità per superare quell’incertezza che crea disagio. Si tratta di interpretare il momento come un momento di verifica in un contesto ludico misurando il risultato della prestazione in termini più ampi e costruttivi. Certo ti sei impegnato in allenamento e in gara dando il 110% e nonostante questo il risultato è stato decisamente diverso da quanto ti aspettavi, ma se la gara non è girata nel verso giusto bisogna aspettare prima di mettere in dubbio i propri obiettivi. “Che cosa sto imparando da questo momento? Ho usato la giusta strategia in gara?”. Bisogna acquisire abilità nel cambiare strategia, perché esiste sempre una via di uscita, ma ciò su cui ci concentriamo diventa la nostra realtà. E se fosse stato un bene per il proprio fisico ritirarsi? Il “vero” problema è con se stessi, sia per quanto è accaduto sia per la ripresa che ci aspetta. La motivazione estrinseca vacillerà, gli sfottò degli amici o dei colleghi di lavoro mineranno la propria autostima. Lasciando da parte la sfortuna, attribuirsi il peso dei propri errori costituisce la presa di coscienza del limite e rappresenta la componente più costruttiva della “sconfitta”. Come diceva Bearzot “più si è disposti a riconoscere quanto si è verificato più si sta già lavorando per superare il brutto momento. I fatti che ci bloccano devono essere vissuti come un trampolino di lancio, così nella vita di tutti i giorni e così nello sport”.

'S' DI SINCRONIA

Mai come ora la sincronia del modello SFERA va interpretata nel cercare di vivere in sincronia con il mondo e gli altri e con la propria attività. Nella paralisi questo momento crea dubbi, siamo molto bravi nel formulare quanto serve per depotenziare la volontà di reagire. Attiriamo tutte le cose negative nelle quali crediamo e così il pessimismo ci porta a rinunciare incolpandoci sulla mancanza di abilità per quanto è accaduto. Si tratta di creare un cambiamento per ri-partire, un cambiamento che è sempre preceduto da nuove prospettive, fiducia e un atteggiamento positivo. Nel triathlon abbiamo abbracciato una filosofia di vita positiva che ci stimola a credere in noi, in una salute migliore, in un aspetto più giovanile spostando sempre più in là i nostri limiti e ciò che vogliamo si avvererà! Tutte queste considerazioni portano alla consapevolezza che noi siamo il punto focale per potercela fare ed ecco che mai come in questo momento i pensieri si materializzano su quanto è nella nostra mente. Molti pensieri vanno su cosa è accaduto e cosa pensiamo accadrà. Abbiamo una sola responsabilità: concentrarci e trasformare quanto pensiamo in azioni concrete.

VISUALIZZAZIONE

Come enfatizzato da Maxwell Maltz, abbiamo un potere di visualizzare i nostri comportamenti per modificarli e prevederli, ponendoci nostri obiettivi. Utilizziamo questo potere per metterci nella giusta ripartenza in modo attivo e determinato. Il nostro cervello ha una notevole e naturale tendenza a rimanere coinvolto verso un obiettivo prefigurato. Vediamo con i nostri cinque sensi la nostra performance, tutto deve servire per incrementare il valore dell’esperienza; con l’immaginazione ricerchiamo le sensazioni che desideriamo, sostituiamo il momento nel quale ci siamo ritirati con una “fotografia” che ci vede protagonisti di una prestazione d’eccellenza. Modifichiamo gli obiettivi se è necessario ma aiutiamo il corpo e la mente a implementare questo processo di ottimizzazione. Non serve a nulla continuare a domandarsi “Perché è successo?” e sostituiamola con “Come posso?”, è la nuova domandaguida da ripeterci, la scintilla per ogni attivazione e per ritrovare voglia e serenità per la prossima gara. Deve essere per noi come il booster del nostro motore turbo (cervello) per aumentare la nostra consapevolezza e crescita personale. In questi momenti dobbiamo essere un pensatore sano dove la mente domina il corpo! Saremo così pervasi da una nuova energia e un nuovo interesse a partecipare, lasciando nel passato ogni dubbio e paura, un passato negativo che si è autoalimentato lasciando vagare la mente con pensieri sfavorevoli e monotoni. “Posso farcela!” diventa un’espressione collegata alla volontà che permette di canalizzare i risultati verso una meta desiderata svincolata dal risultato di classifica o dal cronometro. Certo è importante il desiderio di vincere e affermarsi senza però vedervi l’unico fine o l’unico risultato accettabile. Alla fine le caratteristiche di un campione sono quelle di “vedere ciò che altri non vedono”, di autoregolarsi portando il meglio di sé in gara!