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Medicina
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Un nostro lettore sottopone un quesito al quale risponde la dott.sa Bianca Lenci, Fisioterapista, che ci illustra i principi dell'osteotomia correttiva.

"Salve, sono un praticante della triplice e saranno almeno 5-6 anni che quando corro (soprattutto dopo che mi fermo) ho dolori a entrambe le ginocchia. So di avere le gambe storte, le famose “gambe a O”, e ho sempre tamponato facendo infiltrazioni di acido ialuronico per la cartilagine infiammata. Ugualmente, però, il dolore è andato peggiorando nel tempo, fino a che qualche mese fa era troppo e sono andato da un ortopedico che, vista la mia risonanza magnetica, mi ha detto: «O smette di correre e continua solo con la bici e il nuoto, oppure deve fare un intervento, l’osteotomia correttiva, altrimenti il rischio è di dover ricorrere alle protesi di ginocchio tra qualche anno». Sa com’è, ho 56 anni e vorrei evitare. Lei cosa mi consiglia? Quali sono le conseguenze per questo tipo di intervento e i tempi di recupero? "
Alessio da Carpi

 

Caro Alessio, 
l’osteotomia correttiva non è uno scherzo, anzi è un intervento abbastanza pesante, però, nella gran parte dei casi, è risolutivo, nel senso che dopo non dovresti più avere problemi al ginocchio e difficilmente andrai incontro a una protesi negli anni a venire. Io, dunque, ti consiglio di pensare adesso a questa soluzione, anche perché sei relativamente giovane e recuperi dalla chirurgia molto più in fretta di un persona anziana.

Che problema c’è?

Le famose “gambe a O” tecnicamente si chiamano ginocchia vare, cioè che tendono verso l’esterno. Questo comporta che tutto il peso del corpo e lo stress sull’articolazione si concentrino nella parte interna e che a lungo andare si abbia artrosi, deformità, dolore e perdita di funzione. L’unica soluzione in caso di grave artrosi per avere un buono stile di vita è la protesi di ginocchio, anch’esso intervento molto invasivo e di lento recupero, considerando soprattutto che spesso viene fatto in età avanzata.

Cenni di chirurgia

L’osteotomia correttiva consiste nella resezione della tibia nella sua parte alta (quella più vicina al ginocchio) e nell’inserimento di un cuneo nella parte interna così da cambiare l’angolo di carico. Questo cuneo viene poi fissato con una placca e 3-4 viti, che verranno rimosse dopo un anno. È per questo motivo che le due ginocchia solitamente vengono operate a un anno di distanza l’una dall’altra.

Tempi di recupero e riabilitazione

Per circa un mese bisogna camminare con due stampelle per non appoggiare il piede a terra, poi per circa 3-4 settimane il carico è al 30%, per poi passare a un carico a tolleranza in base al dolore percepito fino ad arrivare a un carico completo senza stampelle dopo circa 3 mesi dall’intervento. Per capire cosa si intende per “carico al 30%” bisogna camminare immaginando di appoggiare il piede sopra un uovo e stare attenti a non romperlo. Per quanto riguarda la riabilitazione, fin da subito è bene fare esercizi per mantenere il range articolare e il tono muscolare della gamba, il tutto associato a esercizi di stretching e massaggio della cicatrice. Quando poi il carico potrà essere completo, molto importante sarà fare anche esercizi di propriocezione in piedi sulla tavoletta oscillante. Potrai subito, non appena la cicatrice sarà guarita, andare a nuotare e pedalare (ovviamente senza spingere con la gamba operata nelle prime settimane). 
Un consiglio: arrivare all’intervento con un buon tono muscolare ti aiuterebbe molto a recuperare in fretta dopo.