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Medicina
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La dottoressa Bianca Lenci dipana i vostri dubbi in materia di fisioterapia. Scrivete all'indirizzo di posta elettronica: Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo.. Riproponiamo la sua risposta al quesito di Giulia da Pavia: fascite plantare e onde d'urto, sono necessarie?

Salve dottoressa Lenci, pratico triathlon da qualche anno e purtroppo di recente mi sono dovuta fermare per un fastidioso problema che sento spesso colpire anche i miei “colleghi”: la fascite plantare. L’ortopedico che mi ha visitata ha pensato di farmi fare tre applicazioni di onde d’urto da eseguire nell’arco di due settimane circa. Il medico mi ha avvisata che i sintomi inizialmente possono peggiorare e questo mi ha preoccupata visto che il dolore al momento è già abbastanza forte. Sono veramente necessarie? Non basta fare un po’ di fisioterapia dolce? Grazie. 
Giulia- Pavia

Risponde Bianca Lenci, fisioterapista

Cara Giulia, in inglese la traduzione delle onde d’urto è shockwaves: quando le si sente nominare, più che a qualcosa di terapeutico viene da pensare a uragani, cicloni, qualcosa di pericoloso insomma. In realtà, il potenziale delle onde d’urto nel campo della riabilitazione è enorme.

Cosa sono

È bene fare subito chiarezza e capire di cosa stiamo parlando, così da tranquillizzare te e chi ci sta leggendo. Le onde d’urto sono impulsi pressori ad alta energia e di breve durata, che trasferiscono energia ai tessuti corporei con l’obiettivo di accelerarne i processi di guarigione. Questa forma di terapia con frequenze basse per arrivare in profondità è perfetta per patologie e per strutture come la fascia plantare, un tessuto tendineo molto spesso e che quindi necessita di molta energia.

A cosa servono

Agisce in primo luogo sul dolore che, dopo l’iniziale aumento, diminuisce; la sua riduzione si ottiene impegnando il sistema nervoso a trasmettere l’informazione “pressione” distraendolo dalla trasmissione dell’informazione “dolore”. Quando si sbatte il gomito contro uno spigolo, la prima reazione istintiva è di sfregare con la mano la zona che fa male. Questo è un modo per distrarre il sistema nervoso, che così trasmette in quantità minore un’informazione fastidiosa. Il dolore viene percepito meno anche grazie all’attivazione e rilascio di endorfine durante l’applicazione che abbassa la sensibilità algica. In secondo luogo, le onde d’urto favoriscono la nascita di nuovi capillari in sede di lesione, con l’effetto di permettere al corpo di autoripararsi e smaltire le sostanze tipiche dell’infiammazione.

Come si svolge la seduta

L’applicazione è di brevissima durata, non più di 10 minuti in tutto. Viene utilizzato un manipolo che “spara” dei colpi precisi e ben localizzati. La quantità di energia erogata e il numero di colpi è variabile in base al tessuto da colpire e al macchinario. 

Altre applicazioni

Le onde d’urto sono un tipo di terapia fisica che va bene per un’ampia gamma di patologie articolari e muscolo-tendinee, come le epicondiliti (il gomito del tennista), le patologie del tendine d’Achille, lo sperone calcaneare, le tendinopatie di spalla con o senza calcificazione come la tendinopatia alla cuffia dei rotatori, il tendine rotuleo e così via.

Anche per bellezza

Le onde d’urto hanno trovato ampio spazio anche nell’area estetica, con trattamenti contro la cellulite e il grasso localizzato grazie all’effetto cavitazionale di cui tanto si sente parlare. Queste onde di pressione creano delle controllate e ripetute formazioni di micro bolle di vuoto in un liquido la cui implosione rompe le membrane delle cellule del grasso, eliminandole.

Photo credit: ITU.