Medicina
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Affrontiamo con Luca De Ponti un argomento sul quale non è scontato fare chiarezza e che risulta un po’ difficile da sviluppare date le molteplici sfumature legate alla gestualità individuale

In alcuni casi, anche in atleti affermati, si evidenzia una visione sgraziata del gesto atletico pur nella sua efficacia testimoniata dal risultato. Molti anni fa, si parlava di “stili di corsa”, poi abbiamo visto atleti con andature differenti (e non proprio esemplari) ottenere ottimi risultati. Dunque oggi parlare di “stili di corsa” pare un concetto superato proprio partendo dall’osservazione che ottimi risultati si possono ottenere con stili molto diversi. Oggi affrontiamo il tema della postura nella corsa, soprattutto dal punto di vista della salute.

  1. Adattamento e auto-equilibrio La particolarità del corpo umano in movimento è quella di sapersi adattare con forme di auto-compenso ai dismorfismi, ovvero alle alterazioni rispetto a un’ipotetica norma, presenti nel proprio corpo. Cosa vuol dire tutto questo? Significa che se, ad esempio, un soggetto presenta un arto inferiore più lungo dell’altro, si tende a creare un naturale compenso tale per cui l’emibacino corrispondente all’arto più corto viene a essere ruotato in avanti per sopperire all’inferiore lunghezza dell’arto. Questa situazione comporterà a sua volta una rotazione delle vertebre lombari con il risultato di un ulteriore compenso. Anche la muscolatura si adatta facendo lavorare i distretti a destra e a sinistra non sempre allo stesso modo. Nell’insieme avremo una gestualità motoria che, pur discostandosi dalla norma, lavora in equilibrio e nella condizione di massima economia.

  2. Siamo ipersensibili Un noto campione italiano del passato si era abituato a correre in allenamento con le chiavi della sua autovettura nella mano destra e avvertiva disagio quando non le aveva. La sua sensibilità aveva creato un adattamento tale che anche nelle gare in pista si sentiva meglio tenendo qualcosa in mano, anche se non le chiavi...

  3. Cos'è l'equilibrio posturale? L’insieme di micro e macro-compensi porta a una situazione di equilibrio generale: è il modo più semplice di far funzionare il corpo in relazione a una struttura acquisita non priva di imperfezioni. Queste ultime possono avere comunque un significato non indifferente in relazione a un sovraccarico funzionale.

  4. Come si modifica? Qualsiasi tipo di intervento esterno deve fare i conti con gli equilibri già instauratisi: l’entità dell’intervento deve essere dosata in modo tale da portare un reale beneficio. Troppo spesso correzioni posturali/biomeccaniche vengono eseguite con approssimazione e poca sensibilità da chi non conosce le reazioni alle particolari sollecitazioni tipiche della corsa: il rischio frequente è quello di arrecare danno piuttosto che beneficio.

  5. La postura del tronco Ha grande significato nel bilanciamento del corpo e, quindi, l’attivazione della muscolatura paravertebrale garantisce stabilità alla schiena e, in particolare, alle vertebre lombari. L’esercizio selettivo e sistematico della muscolatura addominale, inoltre, è di grande importanza per chi corre; questi muscoli devono garantire sempre e comunque un’ottima efficienza.

  6. Autocompensi nel giovane atleta... Nel giovane atleta risulta tutto più facile, perché le caratteristiche di plasticità ed elasticità dei tessuti consentono compensi senza significative conseguenze negative, quantomeno nel breve periodo.

  7. ... e nello sportivo adulto Nell’adulto le condizioni cambiano, perché la fisiologica perdita di elasticità dei tessuti consente dei margini di autocompenso molto limitati, nonostante l’applicazione continua in esercitazioni di ginnastica e di stretching. Ne segue l’esigenza di una ricerca della migliore biomeccanica motoria con esercitazioni specifiche, cura nella scelta delle calzature, utilizzo di ortesi plantari appositamente studiate e programmazione oculata degli allenamenti.

  8. Pericoloso cercare l'auto-correzione a tutti i costi Abbiamo accennato al fatto che la gestualità motoria è il frutto di equilibri creatisi nel tempo e attraverso l’esercizio. La possibilità di auto-imporsi un movimento teoricamente migliore e di miglior impatto visivo non sempre risulta essere una strada corretta da percorrere. Se, ad esempio, uno dei nostri piedi tende ad appoggiare in extrarotazione (cioè con la punta guarda in fuori), può risultare pericoloso imporre una correzione verso l’interno, pena frequenti risentimenti a livello dell’anca o del ginocchio. Più corretto sarebbe dedicare un po’ di tempo ad alcuni esercizi mirati al potenziamento e all’elasticità del tibiale posteriore, un muscolo che in questi casi è particolarmente sollecitato.

  9. Vantaggi dell'equilibrio posturale In sintesi, ottenere il miglior equilibrio posturale procura i seguenti vantaggi:
    • minore sovraccarico funzionale delle strutture muscolo-tendinee;
    • minore sollecitazione articolare;
    • minore possibilità di incorrere in infortuni e sindromi da stress;
    • migliore recupero dopo sedute di allenamento intenso;
    • minore dispendio energetico nelle corse prolungate.

  10. Ritmi di corsa ed equilibrio posturale Come già accennato più volte, ai ritmi di corsa più elevati si ha un migliore controllo del gesto motorio per un’attivazione più completa della muscolatura corporea: questa situazione comporta necessariamente un dispendio energetico maggiore. Questa è la ragione per cui i ritmi eccessivamente lenti possono comportare un’esaltazione dei difetti biomeccanici e posturali.

Foto: ITU.