Ignazio Antonacci rilancia il suo decennale Progetto Neofiti e, proprio per la ricorrenza, sta organizzando una grande reunion di tutti i suoi, ormai ex, neofiti

"Puoi se vuoi... immagina, puoi", Triathlete asseconda sempre la vostra voglia di mettervi in gioco: siamo media partner del Progetto Neofiti IRONMAN 70.3 Italy Cervia, percorso di avvicinamento alla gara del 19 settembre 2021

In questa rubrica, dedicata a chi si affaccia al mondo triathlon, Matteo Merati ci spiega come sfruttare il buon uso di “Una rotonda compagna di viaggio”

Purtroppo è accaduto, ti sei ritirato durante la gara. Quali possono essere stati i motivi?
Molteplici: dai problemi energetici, muscolari, tecnici, legati all’attrezzatura, psicologici a quelli motivazionali. In questo caso il mio intervento di mental coach SFERA si concentra, non tanto su quanto è accaduto durante, ma sul momento di pianificazione e partecipazione della prossima gara. Potresti essere in una fase di blocco, di smarrimento, una delusione che sta generando timore per il prossimo confronto.

La novità editoriale di questo mese

Running per soli adulti. Il sesso che allena. Questo il titolo del nuovo libro edito da Correre scritto da Laura Sonzogni e Paolo Barghini. Un manuale che balla tra sesso e sport, due mondi nient’affatto lontani. Anzi. Scopri di più sul numero di novembre-dicembre: in edicola e disponibile anche attraverso abbonamento cartaceo e digitale. Acquista il libro nel nostro store Sportivi.it.

Era il 1974 quando Timothy Gallwey scrisse il primo libro sul coaching sportivo presentando il concetto di inner game. Da qui nacquero le varie specializzazioni del coaching. L’aspetto mentale ha un notevole impatto sulle performance degli atleti; tanto più è elevato il livello prestazionale dell’atleta tanto più esso assume importanza al fine del raggiungimento di risultati di successo. Si è giunti alla consapevolezza che nello sport è necessario oltre all’allenamento fisico, tecnico e tattico, anche lo sviluppo di un ottimale atteggiamento mentale, che può comportare la differenza tra una prestazione mediocre e una eccellente. 

Dunque, riassumendo:

Performance = Capacità fisiche + Tecnica + Tattica + Atteggiamento mentale

Ciò spiega il motivo per cui ci sono giornate in cui tutti i gesti riescono facilmente e con efficacia impressionante e altre in cui, invece, non si riesce a fare nulla di tutto quello che sembrava così semplice solo qualche giorno prima; eppure le condizioni metaboliche e tecnicotattiche sono sostanzialmente le stesse. Dipende evidentemente dall’atteggiamento mentale con cui ci si è approcciati a quella gara. L’aspetto mentale della prestazione sportiva rappresenta quindi l’elemento che chiude il triangolo dei fattori che determinano il successo di un programma di training: allenamento fisico, tecnico e mentale.

Mission

Compito del coaching sportivo è, in sintesi, allenare le capacità e le potenzialità della mente al fine di esprimere a livelli di eccellenza l’intero potenziale del singolo atleta, valorizzandone ed esaltandone i punti di forza e andando a contrastare, con il giusto atteggiamento e la giusta preparazione mentale, le aree di debolezza. Tra le varie tecniche che si utilizzano, approfondiamo quelle legate al concetto di dialogo interiore (self talk) che a sua volta è connesso alla definizione di inner game (gioco interiore), ovvero il gioco interno nella mente, indipendente dal tipo di gioco esterno a cui si sta giocando, che fa sì che l’avversario che si nasconde nella mente è spesso molto più forte di quello che ci si trova di fronte. Queste due aree fanno parte della Formula della Prestazione. Il dialogo interiore è rappresentato da tutto ciò che si dice a se stessi. La qualità del self talk influisce sulla qualità della vita; si pensi che in alcuni casi il dialogo interiore negativo può arrivare al 70% del totale.

Che fare

È fondamentale sostituire ciò che si dice a se stessi: non serve, anzi danneggia.
rimproveri («Ho di nuovo sbagliato», «Sono un cretino», «Non sono capace di fare niente»); • messaggi demotivanti («Non ce la farò mai», «È troppo dura per me», «Ho sempre fallito in questo»);
scuse («Non farò in tempo», «Non ho voglia», «Lo faccio domani»).

Cosa non fare

In particolare, esistono parole tossiche che vanno accuratamente evitate prima della gara:
No-Non È la parola tossica peggiore: abbassa il valore di ciò che diciamo. Il cervello aggancia il No allo stop, al blocco motorio; non riconosce il Non (es. non pensare a una tigre, comporta il fatto che immediatamente si pensa a una tigre). Crea contrasto e muro, perciò è un errore utilizzare con l’atleta il «non preoccuparti», «non pensarci» (riferendosi a un problema) prima di una gara.
Niente Deprezza o annulla il valore di ciò che si dirà dopo (es. «No, niente, volevo dire che…»).
Provare\cercare di… Sono verbi da cancellare; utilizzandoli si innesca il senso di dubbio (es. «Prova a correre insieme a…»).
Bisogna\si deve Evitare di utilizzare la terza persona nella comunicazione (es. «Bisogna fare progressi » o «si deve fare questi tempi…»): deresponsabilizza, genera confusione e abbassa il livello di consapevolezza.

Conclusioni

Dando messaggi positivi e incoraggianti si assumeranno decisioni migliori, da cui scaturiranno comportamenti produttivi che daranno risultati di eccellenza. L’atleta utilizza il self talk per rimanere concentrato sul presente e controllare le distrazioni, acquisire abilità, facilitare l’esecuzione del movimento, per cambiare gli stati emozionali dell’umore, migliorare la fiducia nelle capacità personali.

Affrontiamo con Luca De Ponti un argomento sul quale non è scontato fare chiarezza e che risulta un po’ difficile da sviluppare date le molteplici sfumature legate alla gestualità individuale

Luca De Ponti a proposito di postura: nel tempo si è capito che non conta il bello stile di corsa, ma quello efficace

Luca De Ponti ci parla del dolore sotto il malleolo, in particolare all’esterno della caviglia

Bande elastiche flessibili e resistenti: avete mai provato le Loop Bands, quelle chiuse ad anello? Scrive al riguardo Andrea Boaretto

Certo il triatleta ha scarpe da corsa a calzata super rapida per non sprecare tempo in zona cambio. Ma un conto è in gara e un conto è in allenamento, come sottolinea Matteo Merati

I triatleti lo conoscono: dopo sforzi importanti, ecco il male ai muscoli e l’indolenzimento generale. È l’acido lattico in eccesso, da smaltire necessariamente per tornare a stare bene. In che modo? Per farlo in modo naturale, evitando gli antidolorifici, ci sono piccoli ma utili rimedi.

Se è vero che l’off road ciclistico viene molto apprezzato nella fase invernale del training per le minori velocità (e maggiori temperature) gestite rispetto al lavoro su asfalto, nella corsa, invece, proprio questo aspetto induce opposte considerazioni. La parola a Valentina Romanello

Può essere eseguita indifferentemente sia a destra sia a sinistra: a livelli evoluti, Claudio Ciapparelli sottolinea che il triatleta deve essere in grado di effettuare la respirazione nel nuoto da ambedue i lati

Per la bici ci vuole grande tecnica, e per chi, come Ilenia Lazzaro, viene dal ciclismo, tutto ciò è naturale, ma nel mondo del triathlon non è così scontato