IRONMAN 70.3 ITALY Pescara, You Are a Finisher Neofita
Il resoconto dell'ideatore del Progetto Neofiti Ignazio Antonacci sull'Ironman 70.3 Italy di Pescara dei suoi atleti. Tutti, rigorosamente, alle prime armi

Nothing Is Impossible

Nothing

Nothing Is Impossible, non c’è “mantra” più azzeccato per esprimere l’ennesima impresa dei nostri Neofiti (ormai ex Neofiti): domenica 18 giugno ben 38 ragazzi RunningZen hanno conquistato la loro prima Finish Line IronMan 70.3 Italy (1900 metri a nuoto, 90 chilometri in bici, 21 chilometri di corsa) dopo otto mesi di preparazione. La nostra avventura è iniziata a ottobre 2016 con il primo Stage di Triathlon a Pescara, è continuata con altre tappe a gennaio e maggio, intervallate da un calendario di gare su distanze minori in preparazione al grande sogno sulla mezza distanza.

Il weekend di gara: IronMan 70.3 Italy

WeekendGara

Questo weekend appena trascorso è stato veramente entusiasmente: vivere con i ragazzi del ProgettoNeofiti ogni attimo ed emozione di questa bellissima gara è sempre fantastico! Per lo Staff RunningZen costituito da Ignazio Antonacci, Claudia Gnudi, Pasquale Chiantera, Andrea Masciarelli (Negozio Masciarelli Bike) e Francesco Lencioni (Negozio MondoSport) è una grande soddisfazione assistere alla realizzazione di un sogno dopo aver visto i ragazzi crescere mese dopo mese. Ragazzi che, come già più volte accennato, hanno iniziato quest’avventura da “zero”: zero gare di Triathlon, zero esperienze nel mondo della triplice, zero nuotate, pedalate e per alcuni zero chilometri a piedi. Alcuni di loro non avevano mai messo piede in piscina, alcuni non avevano neanche una bicicletta e altri non avevano mai corso nemmeno 10 chilometri.

Percorso di vita e di sport

PercorsoVita

Raggiungere questo grande sogno e obiettivo IronMan 70.3 Italy è stata una fantastica esperienza, a tutto tondo, perché lo sport è vita, ci permettere di migliorare la nostra condizione fisica e di salute, superare i nostri limiti mentali e atletici, raggiungendo uno stato di benessere tale da godersi meglio ogni nuovo giorno. PuoiSeVuoi è il nostro “mantra”: i ragazzi hanno dato il massimo in questi otto lunghi mesi, si sono allenati con il freddo, con la neve, con le temperature “bollenti” delle ultime fasi di preparazione, il tutto al culmine di giornate tempestate da quegli impegni famigliari e di lavoro che nessun atleta amatorie può evitare. La gara diventa il momento finale, il coronamento di un sogno considerato IM-possible che diventa PO-ssible, ma quello che emoziona me, tutto lo staff e i ragazzi è sicuramente il “percorso umano” intrapreso a stretto contatto in questi otto mesi, le difficoltà che tutti hanno incontrato e superato, i momenti di sconforto, la voglia di abbandonare tutto perché appesantiti dalla quotidianità del lavoro, dagli impegni, dai normali problemi della vita di relazione. Nonostante questo, ci hanno creduto, ci hanno provato, si sono messi tutti in discussione (compreso lo staff) e alla fine hanno raggiunto la Finish Line!

La Gara: adrenalina, fatica, emozioni e gioia

Adrenalina

La gara IronMan 70.3 Italy è sempre una grande emozione o, meglio, un mix di emozioni, dall’entusiasmo dei giorni prima, al ritiro del pettorale e del materiale, dalle foto di gruppo, al tifo del pubblico e dei famigliari. Poi entra in gioco la tensione pregara, che deve essere gestita al meglio, fino ad arrivare al giorno fatidico, il cui momento più bello è sempre l’attesa prima dello start, con la gente che affolla la spiaggia di Pescara, il nostro amico speaker Dario DaddoNardone che dà le ultime indicazioni, i ragazzi con lo sguardo fisso all’orizzonte con il mare in “burrasca” che li attende. Proprio così, domenica c’era un mare con onde molto alte che hanno portato l’organizzazione a scegliere di modificare il percorso swim per renderlo più sicuro per gli atleti, sistemando le boe al di qua dei frangiflutti e impostandolo su una distanza prossima ai 1300 metri circa. In quei momenti, nonostante intorno al Triatleta ci sia solo il caos e un gran frastuono, dentro di lui regna il “silenzio”, ti senti ovattato, la tua mente viaggia assaporando emozioni, immagini quello che sarà e un po’ rivivi tutto il percorso, quanta strada hai fatto per arrivare fino lì, così tanta che non puoi tornare indietro: ormai devi affrontare le avversità della gara, altrimenti ti sentirai un perdente e non te lo perdonerai per il resto della vita.

La tensione pregara e il gruppo

Tensione

La tensione sul volto dei ragazzi si poteva “tagliare” con un coltello, per questo cercavo, per quanto possibile, di avvicinarmi a ognuno di loro, di dedicargli uno sguardo, un sorriso, un incoraggiamento, un consiglio, un abbraccio. In quel momento ti senti parte integrante delle loro emozioni e del loro stato d’animo. Osservare i Neofiti sistemati in piccoli gruppi nelle griglie di partenza, sorridenti, che si incoraggiavano uno con l’altro, è stata una grande soddisfazione. Se penso a quando, otto mesi fa, a malapena si salutavano tra di loro, ognuno con una vita diversa, con una storia differente, questo è un successo nel successo. Dopo mesi di Triathlon condiviso, ognuno di loro ha messo da parte gli “abiti” della propria vita quotidiana (da medico, ingegnere, commercialista, gestore di azienda) e si è “messo a nudo” per il gruppo, esprimendo il proprio "io", quello più profondo, nascosto dentro ognuno di noi. C’è chi ritorna bambino e gioca con gli altri, c’è chi è più ponderato, chi è goliardico e giocoso, chi è più solitario ma si integra bene nel team: ognuno di loro, nessuno escluso, ha insegnato e dato qualcosa al proprio compagno e amico di avventura e allo staff RunningZen.

Frazione Swim da 1900 metri

Swim

La partenza è stata data alle 9.15 per via dei cambiamenti al percorso di nuoto: dopo il caos, il silenzio, pronti, partenza, via allo sparo del giudice di gara che apre le “danze” di questa bellissima giornata di TriSport! Partono prima gli atleti Pro Man e poi le Pro Woman, a seguire gli AgeGroup, tra cui i nostri 38 Neofiti. Grazie all’organizzazione IronMan ho la possibilità, in qualità di “media partner”, di seguire i ragazzi molto da vicino, e mi posiziono in acqua appena dopo lo start per incoraggiarli e fotografarli tutti. Non era facile avanzare con un mare così mosso, inoltre, la bassa marea non permetteva di nuotare da subito al meglio: molti correvano, si tuffavano, poi si rialzavano e cercavano d'immergersi nuovamente per non spezzare il ritmo e non fare troppa fatica correndo in acqua. 

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Vederli entusiasti e sereni saltellare in quel mare “arrabbiato” prima di tuffarsi a nuotare, è stata una grande emozione e al tempo stesso mi ha lasciato in trepidazione fino a quando, posizionatomi all’uscita della frazione, non li ho rivisti uno a uno, tutti sorridenti e soddisfatti fuori dall’acqua! Percepire la loro felicità per aver superato il “primo scoglio” della gara è stato davvero gratificante. Ho lasciato la spiaggia solo dopo essermi assicurato che tutti fossero tornati a riva per poi correre verso la T1 (Transition Area) posizionata a circa 600 metri, lungo il corso principale di Pescara.

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Frazione Bike da 90 chilometri

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E via di corsa verso l'uscita della Transition Area per seguire i ragazzi su una moto messa a disposizione dall’organizzazione IronMan per dare opportunità a tutti i media di poter fotografare gli atleti! Il percorso IronMan 70.3 Italy di Pescara quest’anno ha subito delle variazioni: constava di due giri da 46 chilometri circa, con la prima parte sull’asse attrezzato, una strada pianeggiante che dal lungomare si allontana per salire verso le bellissime colline pescaresi. Domenica il vento e il caldo hanno accompagnato gli atleti per tutta la gara e per i Neofiti questa è stata un'ulteriore sfida nella sfida. Mentre mi accingo a percorrere in moto i primi chilometri, gli occhi mi si illuminano di gioia e soddisfazione quando, in lontananza, scorgo i body color arancio fluo dei Neofiti in contrasto al grigio dell’asfalto che scorre sotto le loro bici: le gambe girano e il sorriso li accompagna ogni qualvolta mi avvicini per fargli una foto e sincerarmi che tutto vada bene.

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Mano a mano intravedo tutti: Feliciano, Monica, Mario, Federica, Serena, Stefano, Roberto, Emanuele, Gabriele, Ivano... Il paesaggio cambia, si apprezzano le colline in tutto il loro insidioso splendore mentre rendono la pedalata sempre più pesante. Cammin facendo incontro Giuliano, Salvatore, Andrea, Lido, Edoardo, Riccardo, Luca, Valerio, Benedetto, Giorgio, Alessio, Stefano, Nicola... Impagabile vederli pedalare, sorridere, fare cenno con la testa per dire che tutto è una meraviglia come si aspettavano da questo “grande giorno”. Sono emozionato per loro, sotto i miei occhiali non lascio trapelare nulla, ma dentro di me la felicità per aver svolto un buon lavoro. Continuano i chilometri incrociando gli sguardi di Alessio, Raffaele, Giovanni, Gerry, Matteo, Cristian, Alberto, Roberto, Mario, Massimiliano, Vittorio, Gianluca. Sui loro volti grande concentrazione, entusiasmo, emozione ed energia. Mentre li seguo, dentro me sono consapevole che non esiste mai una “seconda prima volta” e cerco di ripetergli mentre pedalano: “Godetevi questo momento, non abbiate fretta di arrivare, assaporate lo spettacolo che vi circonda, lasciate perdere il cronometro, vivete questo momento come fosse l’ultimo”. 

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Dura da ammettere, ma il tempo vola inesorabile, la nostra vita vola inesorabile, per questo è giusto respirare a pieni polmoni, prendere aria e godersi appieno ogni nostra esperienza al massimo: il loro primo IronMan 70.3 Italy andava vissuto all’ennesima potenza, fino all’ultima goccia di sudore! Così è stato, chilometro dopo chilometro, collina dopo collina i ragazzi hanno percorso i due giri del percorso e sono rientrati in T2 per lasciare la bici e iniziare a correre la mezza maratona (21 chilometri) che li avrebbe portati al traguardo.

Frazione Run da 21 chilometri e Finish Line

Run

Ci siamo, se quella in sella diventa la frazione in cui ogni Triatleta è solo con se stesso, in cui si cerca di instaurare un intimo feeling con la propria bici e di ripercorrere mentalmente la strada intrapresa fino al “grande giorno”, la corsa diventa un momento da condividere con amici, parenti, moglie, figli. Quando metti i piedi per terra percepisci il calore dell’asfalto e la stanchezza inizia a farsi sentire, ma nessuno ti può più fermare, solo la tua mente: il tuo corpo ti vorrà abbandonare perché non vuole soffrire, non vuole far fatica, ma quello è il momento in cui devi chiudere gli occhi, respirare profondamente e ricordare a te stesso per quale motivo sei lì a prendere parte a quella gara, al tuo IronMan 70.3 Italy. Se vuoi la medaglia, devi conquistarla con tutte le tue forze. Mi faccio accompagnare con la moto al giro di boa della frazione in bici e corro verso il Ponte del Mare che i ragazzi avrebbero percorso per ben quattro volte: il tracciato run consta di 10 chilometri e 500 metri da ripetersi due volte, con partenza dalla zona cambio posizionata in centro a Pescara in direzione sud per Francavilla a Mare. Il sole picchia, il caldo si fa sentire, mi posiziono sul ponte in una zona da cui posso incrociare lo sguardo di tutti, nel frattempo mi assicuro, tenendomi in contatto con Fara (compagna di vita e collaboratrice del Progetto), che tutti siano rientrati dal percorso bike. Ci siamo, incrocio man mano lo sguardo dei Neofiti, mentre uno a uno iniziano a correre: passano Gianluca, Vittorio, Roberto, Massimiliano, Mario, Cristian, Alessio, Valerio, Andrea, Lido, che con il loro body puntaggiano di arancione il ponte, che bello vederli soddisfatti per quello che stanno facendo! C’è chi corre in compagnia perché, in fondo, in questo percorso lungo otto mesi i ragazzi hanno vissuto gomito a gomito, abituati a darsi sempre una mano l'uno con l’altro. Nicola e Salvatore chiacchierano e sorridono quando mi incontrano, lo stesso fanno Edoardo e Riccardo condividendo questa ultima frazione run come Cristian e Alberto, Emanuele e Giovanni. E mentre attendo che inizino a correre anche Roberto, Serena, Federica, Monica, Mario, Feliciano, osservo in lontananza la Finish Line e rifletto. Siamo nuovamente qui dopo sei (ben 6) edizioni del Progetto Neofiti IronMan 70.3 Italy: stiamo dando l’opportunità a 38 ragazzi di raggiungere il traguardo, consapevoli del fatto che l’obiettivo più bello è aver reso la vita di queste persone più entusiasmante dal punto di vista sportivo, aver dato loro la possibilità di cambiare le proprie abitudini, di pensare positivaente che tutto sia “possible”, di raggiungere uno stato di salute e benessere generale. Mi prende quella sensazione contrastante di gioia e malinconia, felicità e tristezza, ma in fondo è la vita: tutto passa, tutto scorre, ecco perché bisogna assaporare ogni esperienza come “se non ci fosse un domani”. Nel frattempo, finalmente vedo le sagome di Federica, Monica, Mario e Feliciano, che hanno iniziato la terza frazione; perfetto, mi dico, li abbiamo portati tutti a correre! Dentro di me sapevo che sarebbero arrivati al traguardo e se alcuni avessero ceduto mentalmente, sapevo che gli amici del gruppo non li avrebbero lasciati soli, sapevo anche quando e come intervenire per stimolarli a continuare, ma tutto ciò non è servito. Erano talmente concentrati sull’obiettivo, si sentivano talmente circondati dall’amore e affetto degli altri amici Neofiti, che per nessun motivo avrebbero gettato la spugna, ne ero certo.
Ci siamo, da un lato osservo i ragazzi che si accingono a percorrere il primo o secondo giro del percorso run e dall’altro i Neofiti che stanno già correndo sorridenti verso gli ultimi 1500 metri prima di raggiungere il traguardo. Li vedo, gli sorrido, gli do un “cinque” con la mano e gli grido: “goditi questi ultimi metri fino alla Finishline”. Prima Vittorio, poi Roberto e ancora Giuseppe, Gianluca, Matteo, Cristian, Alessio, Andrea, Giorgio, Benedetto: sentire in lontananza lo speaker mi faceva vivere le emozioni dei ragazzi, avrei voluto essere lì con loro, ma il quel momento altri avevano bisogno di un supporto sul ponte. Ormai al traguardo, anche questi ultimi sarebbero arrivati in fondo, una volta superate le difficoltà della salita. Li vedo transitare quasi tutti: Emanuele, Giuliano, Nicola, Edoardo, Riccardo, Luca, Raffaele, Gery, Giovanni, Pierluca, Serena, Monica, Federica, Roberto, sorridenti ed emozionati, che belli che sono! Mentre gli altri stanno festeggiando, ne mancano due all’appello, Mario e Feliciano. Come per la scuola, se c’è chi ha determinate esperienze e inizia un percorso da un “credito formativo" di sei, sette, oppure otto, c’è chi parte da zero e chi, addirittura, da meno uno. Premesso che si tratta di Neofiti, tutti alla prima esperienza IronMan70.3 Italy e al primo anno di Triathlon, Mario partiva dall’aver corso qualche maratona, mentre per Feliciano (medico chirurgo) l'unica attività giornaliera era quella di recarsi al lavoro, seppur impegnativo, di tornare a casa e mettersi sul divano, ogni tanto al massimo fare qualche seduta di wellness in palestra. Si è iscritto al Progetto per cambiare stile di vita (come molti altri Neofiti) e si è ritrovato in una calda domenica di giugno a vivere una miriade di emozioni, tutte in una volta. L’attesa è sempre piacevole ed emozionate, ti passano davanti otto mesi di lavoro; decido, dopo tante ore sotto al sole, di attenderli sotto un po’ di ombra, giù dal ponte. Poco dopo vedo due sagome che camminano: due figure dal body arancio fluo che chiacchierano. Li vedo, sono contento, scherzo e li incito a “darsi una mossa” correndo perché il gruppo Neofiti li attende... per godersi una birra fresca! Mi affianco, gli porgo delle bandierine dell'Italia scritte da ognuno di loro con frasi motivazionali e con il loro nome, corriamo verso la Finish Line. Sono trascorse sei edizioni del progetto e ho sempre corso e atteso l’ultimo arrivato, a volte accompagnando gli ultimi tratti mano nella mano, e mi ritrovo ancora qui con nuove storie da raccontare ed emozioni da condividere, non posso crederci e forse neanche loro. Spesso Feliciano (e tutti gli altri) mi chiamava e mi chiedeva: “Ma pensi che ce la possa fare veramente? In fondo, ero un sedentario fino a qualche mese fa... Ti posso assicurare, però, che sto cercando di dare il meglio, io ce la metterò tutta, poi vediamo”. Personalmente sapevo benissimo che se fossi riuscito a non farli desistere durante gli otto mesi, arrivati in gara tutti avrebbero tagliato il traguardo, perché sono consapevole del fatto che ognuno di loro abbia delle risorse interiori e che nei momenti di difficoltà e di fatica avrebbero attinto a queste energie extra con tutto l’entusiasmo che si respira durante la gara IronMan 70.3 Italy, dando il “meglio di loro” per raggiugere la Finish Line.

La Finish Line - You Are a Finisher

Gruppo Neofiti

Feliciano e Mario si parlano, si danno coraggio, trasportano quel filo che unisce le bandierine e che lega metaforicamente tutti i Neofiti: in quell’immagine era racchiusa la vera essenza del gruppo e il percorso vissuto. Dall’altra parte del traguardo, il team, capitanato da Giovanni & Co, era pronto ad accoglierli al traguardo, ancora tutti fermi sotto il sole nonostante la stanchezza, per vivere insieme queste grandi soddisfazioni. A stento trattengo le lacrime, ho il cuore in gola, i miei occhiali nascondono le emozioni, ci siamo, ancora pochi metri, registro dal vivo la felicità di Mario e Feliciano, poi curva a destra verso la spiaggia da dove, a ottobre 2016, era partita la loro avventura, poi culminata nello start di domenica mattina. Ultimo rettilineo, rallento, lascio che sia il loro momento, mi fermo, li osservo mentre superano la Finish Line e lo speaker Dario Daddo Nardone esclama: "You Are a Finisher!". Il team gioisce con loro e si stringono in un abbraccio caloroso, sono tutti Finisher IronMan 70.3 Italy! Missione compiuta. Li abbiamo visti crescere sportivamente parlando e crescere come gruppo: erano degli sconosciuti, sono diventati amici e una famiglia, erano sedentari o con piccole esperienze sportive e sono diventati IronMan, eravamo i loro Coach ma siamo diventati anche i loro “confessori” emozionali! Abbiamo vissuto otto mesi insieme, ci siamo divertiti, abbiamo gioito, allenandoci senza interruzione per tagliare la Finish Line! Quando si raggiungono grandi obiettivi e bei sogni ci sono sempre gli stessi ingredienti: passione, dedizione, forza di volontà, motivazione, determinazione, un gruppo per condividere e uno staff di professionisti empatici che capiscano anche le esigenze “umane” di ogni singolo partecipante al progetto, perché l’essere umano è fatto di un'anima e se non si toccano certe “corde emozionali” nessun soggetto potrà esprimersi al meglio.

Ringraziamenti

Ignazio e Fara Fotografi

Volevo ringraziare in primis i miei ragazzi per l’impegno profuso ma, soprattutto, per le emozioni che ci hanno regalato e resteranno sempre nei nostri cuori. Per tutta la vita. Grazie a Gianluca, Emanuele, Roberto B, Alberto, Monica, Feliciano, Serena, Edoardo, Riccardo Valerio, Roberto F., Benedetto, Ivano, Alessio, Vittorio, Nicola, Giovanni, Salvatore, Stefano, Matteo, Gabriele, Pierluca, Alessandro, Giorgio, Lido, Federica, Giuseppe, Giuliano, Massimiliano, Cristian, Mario S., Alessio, Gery, Mario V., Andrea, Luca, Riccardo, Raffaele, Gianni, Stefano G.
Ringrazio i miei amici collaboratori Claudia Gnudi, Pasquale Chiantera, Andrea Masciarelli, Francesco Lencioni e Fara Cramarossa, mia compagna di vita.
Ringrazio mio padre (scomparso pochi mesi fa) perché mi ha insegnato ad avere passione e amore per quello che si fa, a prescindere dall’aspetto economico e professionale del proprio lavoro! Dedico questo successo a lui!
Ringrazio i partner Zoot, SuperOp, EthicSport, Mondo Sport, Masciarelli Bike e la Rivista Triathlete che collabora con me nella promozione e divulgazione del nostro Progetto FinishLine!
Ringrazio tutta l'organizzazione e lo Staff italiano del IronMan 70.3 Italy, che ogni anno si mette in gioco nella realizzazione di questo grande evento e dà a RunningZen l'opportunità di essere presente come media partner durante l'evento

Progetto Neofiti IronMan 70.3 Italy 2018 - Il futuro è tuo
Se vuoi cambiare la tua vita sportiva, se vuoi metterti in gioco, se vuoi tentare anche tu l’avventura IronMan 70.3 Italy, allora questo è il tuo progetto.
Sono aperte le iscrizioni al nuovo Progetto Neofiti IronMan 70.3 Italy 2018!
Sii artefice e protagonista della tua vita, non rimandare a domani quello che puoi fare oggi, i sogni sono fatti per essere realizzati!
Se pensi di non essere fisicamente pronto, fatti coraggio e vivi le emozioni che solo i Neofiti possono condividere.
Per informazioni invia un'email a Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo..
#PuoiSeVuoi #NothingIsImpossible #RunningZen #IronMan
Per le foto del Gruppo Neofiti RunningZen IronMan 70.3 Italy vai alla pagina RunningZen.
Buon Triathlon a tutti!

A breve, tanti saranno gli esordi nella multidisciplina e su che distanza! I ragazzi del Progetto Neofiti giocano subito duro affrontando un Ironman 70.3, quello che si svolge in terra abruzzese. Un grande in bocca al lupo da tutti noi.

Scopri di più sul numero di giugno: in edicola e disponibile anche attraverso abbonamento cartaceo e digitale.

Ecco la parte dedicata a chi comincia con il triathlon, con semplici consigli ed esercizi, oltre al Progetto Neofiti, che sta preparando diversi “apprendisti” alla grande gara pescarese, l’Im 70.3 Italy. In particolare questo mese Antonacci ha raccolto il racconto di due di loro: Nico Giannoccaro e Giovanni Mazzarone, storie cariche di umanità e coraggio.

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La novità editoriale di questo mese

Running per soli adulti. Il sesso che allena. Questo il titolo del nuovo libro edito da Correre scritto da Laura Sonzogni e Paolo Barghini. Un manuale che balla tra sesso e sport, due mondi nient’affatto lontani. Anzi. Scopri di più sul numero di novembre-dicembre: in edicola e disponibile anche attraverso abbonamento cartaceo e digitale. Acquista il libro nel nostro store Sportivi.it.

Era il 1974 quando Timothy Gallwey scrisse il primo libro sul coaching sportivo presentando il concetto di inner game. Da qui nacquero le varie specializzazioni del coaching. L’aspetto mentale ha un notevole impatto sulle performance degli atleti; tanto più è elevato il livello prestazionale dell’atleta tanto più esso assume importanza al fine del raggiungimento di risultati di successo. Si è giunti alla consapevolezza che nello sport è necessario oltre all’allenamento fisico, tecnico e tattico, anche lo sviluppo di un ottimale atteggiamento mentale, che può comportare la differenza tra una prestazione mediocre e una eccellente. 

Dunque, riassumendo:

Performance = Capacità fisiche + Tecnica + Tattica + Atteggiamento mentale

Ciò spiega il motivo per cui ci sono giornate in cui tutti i gesti riescono facilmente e con efficacia impressionante e altre in cui, invece, non si riesce a fare nulla di tutto quello che sembrava così semplice solo qualche giorno prima; eppure le condizioni metaboliche e tecnicotattiche sono sostanzialmente le stesse. Dipende evidentemente dall’atteggiamento mentale con cui ci si è approcciati a quella gara. L’aspetto mentale della prestazione sportiva rappresenta quindi l’elemento che chiude il triangolo dei fattori che determinano il successo di un programma di training: allenamento fisico, tecnico e mentale.

Mission

Compito del coaching sportivo è, in sintesi, allenare le capacità e le potenzialità della mente al fine di esprimere a livelli di eccellenza l’intero potenziale del singolo atleta, valorizzandone ed esaltandone i punti di forza e andando a contrastare, con il giusto atteggiamento e la giusta preparazione mentale, le aree di debolezza. Tra le varie tecniche che si utilizzano, approfondiamo quelle legate al concetto di dialogo interiore (self talk) che a sua volta è connesso alla definizione di inner game (gioco interiore), ovvero il gioco interno nella mente, indipendente dal tipo di gioco esterno a cui si sta giocando, che fa sì che l’avversario che si nasconde nella mente è spesso molto più forte di quello che ci si trova di fronte. Queste due aree fanno parte della Formula della Prestazione. Il dialogo interiore è rappresentato da tutto ciò che si dice a se stessi. La qualità del self talk influisce sulla qualità della vita; si pensi che in alcuni casi il dialogo interiore negativo può arrivare al 70% del totale.

Che fare

È fondamentale sostituire ciò che si dice a se stessi: non serve, anzi danneggia.
rimproveri («Ho di nuovo sbagliato», «Sono un cretino», «Non sono capace di fare niente»); • messaggi demotivanti («Non ce la farò mai», «È troppo dura per me», «Ho sempre fallito in questo»);
scuse («Non farò in tempo», «Non ho voglia», «Lo faccio domani»).

Cosa non fare

In particolare, esistono parole tossiche che vanno accuratamente evitate prima della gara:
No-Non È la parola tossica peggiore: abbassa il valore di ciò che diciamo. Il cervello aggancia il No allo stop, al blocco motorio; non riconosce il Non (es. non pensare a una tigre, comporta il fatto che immediatamente si pensa a una tigre). Crea contrasto e muro, perciò è un errore utilizzare con l’atleta il «non preoccuparti», «non pensarci» (riferendosi a un problema) prima di una gara.
Niente Deprezza o annulla il valore di ciò che si dirà dopo (es. «No, niente, volevo dire che…»).
Provare\cercare di… Sono verbi da cancellare; utilizzandoli si innesca il senso di dubbio (es. «Prova a correre insieme a…»).
Bisogna\si deve Evitare di utilizzare la terza persona nella comunicazione (es. «Bisogna fare progressi » o «si deve fare questi tempi…»): deresponsabilizza, genera confusione e abbassa il livello di consapevolezza.

Conclusioni

Dando messaggi positivi e incoraggianti si assumeranno decisioni migliori, da cui scaturiranno comportamenti produttivi che daranno risultati di eccellenza. L’atleta utilizza il self talk per rimanere concentrato sul presente e controllare le distrazioni, acquisire abilità, facilitare l’esecuzione del movimento, per cambiare gli stati emozionali dell’umore, migliorare la fiducia nelle capacità personali.

Purtroppo è accaduto, ti sei ritirato durante la gara. Quali possono essere stati i motivi? Molteplici: dai problemi energetici, muscolari, tecnici, legati all’attrezzatura, psicologici a quelli motivazionali. In questo caso il mio intervento di mental coach SFERA si concentra non tanto su quanto è accaduto durante, ma sul momento di pianificazione e partecipazione della prossima gara. Potresti essere in una fase di blocco, di smarrimento, una delusione che sta generando timore per il prossimo confronto.

CONSIDERAZIONI

La prima è che il passato non rappresenta il tuo futuro! Da questa situazione mentale dobbiamo attingere alle nostre capacità per superare quell’incertezza che crea disagio. Si tratta di interpretare il momento come un momento di verifica in un contesto ludico misurando il risultato della prestazione in termini più ampi e costruttivi. Certo ti sei impegnato in allenamento e in gara dando il 110% e nonostante questo il risultato è stato decisamente diverso da quanto ti aspettavi, ma se la gara non è girata nel verso giusto bisogna aspettare prima di mettere in dubbio i propri obiettivi. “Che cosa sto imparando da questo momento? Ho usato la giusta strategia in gara?”. Bisogna acquisire abilità nel cambiare strategia, perché esiste sempre una via di uscita, ma ciò su cui ci concentriamo diventa la nostra realtà. E se fosse stato un bene per il proprio fisico ritirarsi? Il “vero” problema è con se stessi, sia per quanto è accaduto sia per la ripresa che ci aspetta. La motivazione estrinseca vacillerà, gli sfottò degli amici o dei colleghi di lavoro mineranno la propria autostima. Lasciando da parte la sfortuna, attribuirsi il peso dei propri errori costituisce la presa di coscienza del limite e rappresenta la componente più costruttiva della “sconfitta”. Come diceva Bearzot “più si è disposti a riconoscere quanto si è verificato più si sta già lavorando per superare il brutto momento. I fatti che ci bloccano devono essere vissuti come un trampolino di lancio, così nella vita di tutti i giorni e così nello sport”.

'S' DI SINCRONIA

Mai come ora la sincronia del modello SFERA va interpretata nel cercare di vivere in sincronia con il mondo e gli altri e con la propria attività. Nella paralisi questo momento crea dubbi, siamo molto bravi nel formulare quanto serve per depotenziare la volontà di reagire. Attiriamo tutte le cose negative nelle quali crediamo e così il pessimismo ci porta a rinunciare incolpandoci sulla mancanza di abilità per quanto è accaduto. Si tratta di creare un cambiamento per ri-partire, un cambiamento che è sempre preceduto da nuove prospettive, fiducia e un atteggiamento positivo. Nel triathlon abbiamo abbracciato una filosofia di vita positiva che ci stimola a credere in noi, in una salute migliore, in un aspetto più giovanile spostando sempre più in là i nostri limiti e ciò che vogliamo si avvererà! Tutte queste considerazioni portano alla consapevolezza che noi siamo il punto focale per potercela fare ed ecco che mai come in questo momento i pensieri si materializzano su quanto è nella nostra mente. Molti pensieri vanno su cosa è accaduto e cosa pensiamo accadrà. Abbiamo una sola responsabilità: concentrarci e trasformare quanto pensiamo in azioni concrete.

VISUALIZZAZIONE

Come enfatizzato da Maxwell Maltz, abbiamo un potere di visualizzare i nostri comportamenti per modificarli e prevederli, ponendoci nostri obiettivi. Utilizziamo questo potere per metterci nella giusta ripartenza in modo attivo e determinato. Il nostro cervello ha una notevole e naturale tendenza a rimanere coinvolto verso un obiettivo prefigurato. Vediamo con i nostri cinque sensi la nostra performance, tutto deve servire per incrementare il valore dell’esperienza; con l’immaginazione ricerchiamo le sensazioni che desideriamo, sostituiamo il momento nel quale ci siamo ritirati con una “fotografia” che ci vede protagonisti di una prestazione d’eccellenza. Modifichiamo gli obiettivi se è necessario ma aiutiamo il corpo e la mente a implementare questo processo di ottimizzazione. Non serve a nulla continuare a domandarsi “Perché è successo?” e sostituiamola con “Come posso?”, è la nuova domandaguida da ripeterci, la scintilla per ogni attivazione e per ritrovare voglia e serenità per la prossima gara. Deve essere per noi come il booster del nostro motore turbo (cervello) per aumentare la nostra consapevolezza e crescita personale. In questi momenti dobbiamo essere un pensatore sano dove la mente domina il corpo! Saremo così pervasi da una nuova energia e un nuovo interesse a partecipare, lasciando nel passato ogni dubbio e paura, un passato negativo che si è autoalimentato lasciando vagare la mente con pensieri sfavorevoli e monotoni. “Posso farcela!” diventa un’espressione collegata alla volontà che permette di canalizzare i risultati verso una meta desiderata svincolata dal risultato di classifica o dal cronometro. Certo è importante il desiderio di vincere e affermarsi senza però vedervi l’unico fine o l’unico risultato accettabile. Alla fine le caratteristiche di un campione sono quelle di “vedere ciò che altri non vedono”, di autoregolarsi portando il meglio di sé in gara!

Distosione di caviglia: meglio non correre troppo. La guarigione, infatti, richiede un certo tempo e bruciare le tappe significherebbe non tornare perfettamente in forma. Molto dipende anche dal grado di gravità della distorsione: indicazioni sul trattamento e su come evitare le recidive concludono l’articolo della nostra fisioterapista Bianca Lenci.

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Non può mancare la fisioterapia dalla nostra rivista di triathlon e questo mese la dottoressa Bianca Lenci tratta della Sindrome della bandelletta ileo-tibiale, in quanto la corsa e la bici predispongono a questo infortunio, dunque è bene che il triatleta conosca il problema. Si parte da cenni di anatomia, per proseguire con sintomi, cause e concludere col trattamento.

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Regole per guarire bene e tornare attivi come e più di prima per affrontare al meglio il triathlon dopo un infortunio. In che modo? Tutto da leggere l’interessante articolo del dottor Luca De Ponti e l’accento che pone sull’importanza di comprendere le cause dell’infortunio e sapere come muoversi.

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Alias: come allenarsi bene a ogni età. Eh, sì, perché con il passare del tempo, l’elasticità dei tessuti non è più la stessa, le cartilagini che rivestono le articolazioni sono usurate; bisogna quindi allenarsi non in modo discontinuo e neppure troppo pesante, tenendo presente che assumere, contro il dolore, antinfiammatori non è certo una buona soluzione.

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Siamo nel vivo della stagione agonistica, consigli e regole per ottimizzare gli ultimi dettagli con Simone Diamantini che pone l’accento sull’importanza del recupero, parte integrante di ogni allenamento intelligente; per proseguire con Giorgio Rondelli che ci parla di allenamento progressivo e con Luca Gozzi che tratta i lavori di soglia e potenza aerobica ceh rappresentano il cuore pulsante della preparazione. Concludiamo la parte tecnica con Andrea Gabba e la corsa di lunga distanza per chi prepara l’Ironman ed Elena Casiraghi che dà consigli su come modulare il carico di allenamento in una settimana compresa tra due competizioni.

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E non sempre è giusto correggere dei difetti di postura, soprattuto quando questi sono stati compensati da autoequilibri attivati dal proprio organismo. La particolarità del corpo umano in movimento, infatti, è quella di sapersi adattare con forme di autocompenso ai dismorfismi, ovvero alle alterazioni rispetto a un’ipotetica norma, presenti nel proprio corpo.

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Qualità e volume sono solo due fattori che influiscono sull’allenamento, ma tra il popolo della triplice sembrano riscuotere un grande fascino. I due elementi sono equiparabili per necessità ed efficienza, ma quale paga di più lo scopriremo leggendo le pagine che la rivista riserva ai nostri tecnici. Con Simone Diamantini si esamina la corretta posizione in bici, con Luca Gozzi i lavori di soglia e potenza, con Giorgio Rondelli gli allenamenti su distanze brevi e progressivamente più veloci comprese tra i 200 e i 400 metri, molto utili specie per chi partecipa alle gare di olimpico e di sprint. Andrea Gabba, invece, affronta l’allenamento della corsa di lunga distanza, senza però trascurare una serie di sedute che sviluppano qualità complementari al miglioramento della performance. Qualità e volume, dunque, le parole d’ordine del coach. Mondo giovani è il focus di Nadia Cortassa, che affronta l’argomento sulle distanze e sulla qualità nel nuoto giovanile, disciplina che è la chiave vincente per poter raggiungere le categorie Elite e ambire a un futuro da campioni.

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Training Mix è il nuovo libro che vi proponiamo questo mese, scritto da Nathalie Biasolo, medico fisiologo dello sport e atleta. L’autrice sperimenta su se stessa l’innovativa forma di allenamento alternativo (bici indoor ad alta intensità) secondo i principi della biomeccanica. E i risultati sono davvero sorprendenti. Da leggere.

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Le prime gare della stagione di triathlon sono già in archivio e la voglia di gareggiare è ai massimi livelli. Questo è il momento perfetto per introdurre sedute di allenamento molto tecniche e specifiche. Simone Diamantini propone l’allenamento in bici dietro motore, utile metodo da fare però con molta attenzione; l’importanza di una buona tecnica di corsa che abbassa il costo energetico viene esposta da Giorgio Rondelli mentre Luca Gozzi affronta l’argomento del defaticamento con recupero attivo nel nuoto. Per preparare una gara lunga bisogna passare da quelle corte? A questa domanda risponde Andrea Gabba, e scopriamo come i grandi campioni sono stati tutti specialisti delle gare corte. Con Nadia Cortassa parliamo di chilometri e corsa per il settore giovanile.

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